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“Il Re del Mondo”, di René Guénon
Risposte alle domande presenti in questo articolo
1. René Guénon prende spunto dal libro di Ferdinand Ossendowski, “Bestie, uomini e dèi”, per illustrare come dietro narrazioni confuse si celino dottrine immemoriali. Il libro esplora la dottrina del “Re del Mondo”, capo di un centro iniziatico supremo (l’Agarttha) e la trasmissione della Tradizione primordiale.
2. Ferdinand Ossendowski era un viaggiatore che, nel suo libro, raccontava un avventuroso viaggio in Asia centrale. Affermava di essere entrato in contatto con un misterioso centro iniziatico situato in un mondo sotterraneo, il cui capo supremo era il Re del Mondo.
3. L'”Agarttha” è la “terra inviolabile”, un centro iniziatico misterioso e nascosto, concepito come un mondo sotterraneo le cui ramificazioni si estendono ovunque. La sua caratteristica principale è quella di essere il custode della Tradizione primordiale durante l’età oscura del Kali-Yuga.
4. Guénon collega la figura di Melchisedec (Melki-Tsedeq), re di Salem e sacerdote del Dio Altissimo, alla funzione del “Re del Mondo”. Melchisedec rappresenta l’unione dell’autorità spirituale e del potere temporale, una caratteristica del centro iniziatico supremo.
5. Il “Kali-Yuga” è l’attuale “età nera” o “età del ferro”, l’ultimo dei quattro periodi di un ciclo di manifestazione (Manvantara). È caratterizzato da un progressivo allontanamento dal Principio, da una materializzazione crescente, e dall’occultamento del centro iniziatico supremo.
6. Nella Cabbala, Metatron è il paredro (compagno) della “Shekinah” (la Presenza Divina). Possiede nomi e caratteri identici a quest’ultima e ne rappresenta il riflesso o il polo complementare, spesso associato al “Polo celeste”.
7. Un’ipotesi fa derivare “Metatron” dal caldaico “Mitra”, che significa “pioggia”. La pioggia è un simbolo quasi universale della discesa degli “influssi spirituali” dal Cielo sulla Terra, collegando così Metatron alla luce e alla trasmissione spirituale.
8. La “rugiada di luce”, che emana dall'”Albero della Vita”, è il mezzo attraverso cui deve operarsi la resurrezione dei morti. Simboleggia anche l’influsso celeste che si comunica a tutti i mondi, un concetto simile al simbolismo alchemico e rosacrociano.
9. Il termine “Metatron” include i significati di guardiano, Signore, inviato e mediatore. È l’autore delle teofanie nel mondo sensibile e viene designato come l'”Angelo della Faccia” e, in modo significativo per il tema, il “Principe del Mondo” (“Sar ha-“lam”).
10. Il capo della gerarchia iniziatica è il “Polo terrestre”, mentre Metatron è il “Polo celeste”. L’uno è il riflesso dell’altro, e sono in relazione diretta attraverso l'”Asse del Mondo”, che connette il Cielo e la Terra.
11. Secondo la dottrina citata, il Grande Pontefice sulla terra simboleggia “Mikael”, l’arcangelo principe della Clemenza, che è il Grande Sacerdote celeste. Tutte le apparizioni di Mikael nella Scrittura sono interpretate come la gloria della “Shekinah”.
12. I tre Re Magi, rappresentanti della tradizione primordiale dell’Agarttha, offrono a Cristo oro (omaggio al Re), incenso (omaggio al Sacerdote) e mirra (balsamo d’incorruttibilità, omaggio al Profeta). Questi doni riconoscono la sua triplice funzione nei tre mondi.
13. L’omaggio dei Re Magi, rappresentanti autentici della Tradizione primordiale, al Cristo nascente è il pegno della perfetta ortodossia del Cristianesimo. Esso sancisce la conformità della nuova tradizione con la fonte primordiale da cui tutte le altre derivano.
14. Il ternario supremo dell’Agarttha (Brahatma, Mahatma, Mahanga) ha una rigorosa analogia con quello del Lamaismo (Dalai-Lama, Tashi-Lama, Bogdo-Khan). Entrambi rappresentano una ripartizione di funzioni secondo i “tre mondi”: spiritualità pura, scienza/sacerdozio e forza materiale/regalità.
15. È errato perché inverte il rapporto tra prototipo e immagine. Il centro del Lamaismo (Lhassa) non può essere che un’immagine del vero “Centro del Mondo” (Agarttha), quindi è l’immagine che ricorda il prototipo, non il contrario.
16. La “geografia sacra” è una scienza tradizionale che studia la relazione tra la topografia dei centri spirituali e le leggi secondo cui agiscono gli “influssi spirituali”. Essa spiega perché certi luoghi presentino particolarità comuni con un profondo valore simbolico.
17. Secondo Saint-Yves, il cerchio più alto e più vicino al centro misterioso dell’Agarttha è composto da dodici membri. Questi rappresentano l’iniziazione suprema e corrispondono, tra le altre cose, alla zona zodiacale.
18. La leggenda narra che il Graal sia stato formato da uno smeraldo caduto dalla fronte di Lucifero al momento della sua caduta. Questo smeraldo fu poi affidato ad Adamo nel Paradiso terrestre.
19. Lo smeraldo del Graal ricorda l'”urna”, la perla frontale che nel simbolismo indù e buddista occupa il posto del terzo occhio di Shiva. Essa rappresenta il “senso dell’eternità”, la capacità di contemplare le cose nel loro aspetto non-temporale.
20. Adamo perse il Graal perché, cacciato dall’Eden, fu rinchiuso nella sfera temporale. Non poté più raggiungere il centro originario da cui tutte le cose sono contemplate nella loro eternità, perdendo così il “senso dell’eternità” rappresentato dal Graal.
21. Il possesso del “senso dell’eternità” è legato allo “stato primordiale”. La restaurazione di questo stato costituisce il primo stadio della vera iniziazione, condizione preliminare per la conquista degli stati “sovrumani”.
22. I quattro “Yuga” sono: Krita-Yuga (o Satya-Yuga), Trêta-Yuga, Dwapara-Yuga e Kali-Yuga. Corrispondono rispettivamente all’età dell’oro, dell’argento, del bronzo e del ferro dell’antichità greco-latina.
23. La successione degli “Yuga” è caratterizzata da una “materializzazione progressiva”. Questo processo risulta dall’allontanamento dal Principio che accompagna inevitabilmente lo sviluppo di una manifestazione ciclica.
24. Nel simbolismo biblico, l’inizio del “Kali-Yuga” è rappresentato dall’episodio della Torre di Babele. Questo evento simboleggia la “confusione delle lingue” e la dispersione della tradizione unica in molteplici forme particolari.
25. “Tula” è un nome antichissimo, probabilmente più di “Paradesha”, per designare la “contrada suprema” o centro spirituale. I Greci ne derivarono “Thule”, e il nome fu dato a diverse regioni che furono sedi di un potere spirituale emanato dal centro primordiale.
26. La “Tula” iperborea rappresenta il centro primo e supremo per l’intero ciclo umano attuale (Manvantara), con un’ubicazione originariamente polare. La “Tula” atlantidea, invece, fu il centro di un ciclo storico secondario, subordinato al Manvantara.
27. La conquista della “Grande Pace” è spesso simboleggiata da una navigazione, come l’attraversamento del “mare delle passioni” (le modificazioni contingenti). La barca, nel simbolismo cattolico, rappresenta la Chiesa che guida attraverso queste acque.
28. Il “camminare sulle acque” simboleggia il dominio sul mondo delle forme e del mutamento (le “acque inferiori”). Esempi sono Vishnu, detto “Narayana” (“Colui che cammina sulle acque”), e Cristo nel Vangelo.
29. Anfione che costruisce le mura di Tebe al suono della sua lira simboleggia la creazione armoniosa attraverso il potere del suono e del ritmo. La lira, importante nell’Orfismo e nel Pitagorismo, rappresenta un potere spirituale che ordina la manifestazione.
30. “Bab-Ilu” significa “porta del Cielo”, una qualifica attribuita da Giacobbe a Luz, che è un centro spirituale. Quando la tradizione viene perduta, il simbolo si inverte, e il nome diventa “Babel”, sinonimo di confusione, dove la “Janua Inferni” sostituisce la “Janua Coeli”.
31. L’Arca, che contiene gli elementi per la restaurazione del mondo dopo il diluvio, è assimilabile all'”Uovo del Mondo”, che contiene in germe tutte le possibilità all’inizio di un ciclo. Entrambi rappresentano uno stato potenziale che precede uno sviluppo futuro.
32. Il vino, nel sacrificio di Melchisedec, simboleggia la conoscenza iniziatica e la bevanda d’immortalità (“Soma” vedico). Noè, che per primo piantò la vigna, è ricollegato a questo simbolismo, indicando la restaurazione di un mezzo di comunicazione con gli stati superiori.
33. L’arcobaleno simboleggia l’alleanza tra il Cielo e la Terra, un ponte tra le “acque superiori” e le “acque inferiori”. Le sue due metà, una visibile e una invisibile, corrispondono alle due metà dell'”Uovo del Mondo”, rappresentando l’unione dei due mondi.
34. La funzione del “Pontificato” (dal latino pontifex, “costruttore di ponti”) è quella di garantire il passaggio o la trasmissione tradizionale da un ciclo all’altro. Come un’arca, un ponte simbolico permette di “passare le acque” della dissoluzione ciclica.
35. La realizzazione dell'”Uomo Universale” è simboleggiata dalla croce. I suoi due sensi, “ampiezza” (orizzontale) ed “esaltazione” (verticale), rappresentano la comunione perfetta della totalità degli stati dell’essere.
36. L’espansione orizzontale rappresenta l'”ampiezza”, ovvero lo sviluppo integrale di tutte le possibilità di un determinato stato d’essere (come quello umano). La sovrapposizione verticale rappresenta l'”esaltazione”, ovvero la gerarchia indefinita di tutti gli stati multipli dell’essere totale.
37. L’interpretazione solo astronomica della croce (es. come simbolo degli equinozi) è una critica perché inverte i rapporti: i fenomeni astronomici sono essi stessi simboli di realtà trascendenti, non la realtà simboleggiata. Prendere il simbolo per la cosa simboleggiata è un errore.
38. Il vero simbolismo non è un prodotto artificiale dell’uomo, ma si trova nella natura stessa. Anzi, la natura intera non è altro che un simbolo delle realtà trascendenti, e le forme simboliche come la croce si ritrovano in essa.
39. Nella Qabbalah, la sestupla permutazione delle lettere di “Jehovah” indica l’immanenza di Dio nel mondo. Rappresenta la manifestazione del Logos al centro di tutte le cose, nel punto primordiale da cui le estensioni si sviluppano.
40. Nella cronologia simbolica ebraica, i sei millenni sono analoghi ai sei “giorni” della creazione. Il settimo millennio, come il settimo “giorno”, è il Sabbath, la fase di ritorno al Principio, che corrisponde al centro, la settima regione dello spazio.
41. Brahma “non qualificato” (nirguna) è il Supremo, al di là di ogni attributo. Brahma “qualificato” (saguna) è il Principio manifestato, Ishwara, che possiede gli attributi divini. Il primo è l’Assoluto, il secondo è l’Essere.
42. Il sistema è costituito da tre assi perpendicolari: uno verticale (polare, zenit-nadir), e due orizzontali, uno solstiziale (nord-sud) e uno equinoziale (est-ovest). Questi assi si orientano verso i sei punti cardinali.
43. I tre “guna” sono le qualità essenziali della manifestazione: “sattwa” è la conformità all’essenza dell’Essere, tendenza ascendente (luce, conoscenza); “rajas” è l’impulso espansivo in un dato stato, tendenza orizzontale; “tamas” è l’oscurità, l’ignoranza, tendenza discendente.
44. Nello stato umano, “sattwa” è la tendenza ascendente verso gli stati superiori. “Tamas” è la tendenza discendente verso gli stati inferiori. “Rajas” corrisponde all’espansione nel “mondo dell’uomo” (mânava-loka), una tendenza orizzontale.
45. “Purusha” è il principio essenziale, maschile, attivo ma “non-agente”. “Prakriti” è il principio sostanziale, femminile, passivo. Sono i due poli complementari da cui procede ogni manifestazione.
46. L’asse verticale della croce è il luogo dell'”attività del cielo”, analoga a Purusha. Il piano orizzontale è come la “superficie delle acque”, simbolo di Prakriti o della passività universale, su cui si riflette l’attività celeste.
47. Secondo il pensiero taoista, l’uomo “semplice” risiede nel centro, il punto unico da cui le sei direzioni (i contrari) procedono e a cui ritornano neutralizzandosi. Poiché egli è nell’unità immutabile, al di là di ogni opposizione, nulla può opporsi a lui.
48. L'”albero della vita”, situato al centro del Paradiso terrestre, rappresenta l’asse del mondo e conferisce l’immortalità. L'”albero della scienza del bene e del male” rappresenta invece la dualità e la conoscenza distintiva, che porta alla mortalità.
49. Il serpente può avere due significati opposti. Associato all'”albero della scienza”, ha un aspetto malefico (Satana), ma può anche essere simbolo di redenzione e vita (il serpente di bronzo di Mosè), assimilabile all’albero della vita e a Cristo.
50. La “fontana d’insegnamento” simboleggia la conservazione della Tradizione primordiale nel centro spirituale del mondo. Questo collega lo “stato primordiale” (obiettivo dell’iniziazione) con la “Tradizione primordiale” (il mezzo per raggiungerlo).
51. Gli Aditya sono, nella tradizione indù, dodici figure solari. La loro rappresentazione come dodici soli sull’Albero del Mondo li collega ai dodici segni dello zodiaco o ai mesi dell’anno, simboleggiando le diverse fasi di un ciclo.
52. Lo swastika è un simbolo universale del Principio in azione, che muove il mondo attorno a un centro fisso. Guénon critica l’uso fattone dai “razzisti” tedeschi come artificiale, antitradizionale e basato sulla falsa premessa che fosse peculiare della “razza ariana”.
53. L’ordito (fili verticali) rappresenta gli elementi essenziali e immutabili, gli stati gerarchici dell’essere. La trama (fili orizzontali) rappresenta gli elementi sostanziali e contingenti, le possibilità sviluppate in un determinato stato.
54. L’immagine del ragno che tesse la sua tela dalla propria sostanza è particolarmente esatta. I fili radiali rappresentano l’ordito (principi immutabili) e i fili concentrici la trama (stati di manifestazione successivi).
55. Il “pregiudizio classico” è la tendenza, tipica degli Occidentali, ad attribuire l’origine di ogni civiltà ai Greci e ai Romani. Questo pregiudizio deriva dal fatto che la civiltà occidentale stessa deriva da quella greco-romana e fatica a concepire origini diverse e più antiche.
56. L’idea di un’unica “civiltà” con una evoluzione lineare è un’astrazione moderna. In realtà, sono sempre esistite “delle civiltà” multiple, ognuna con le sue caratteristiche, e quella occidentale è solo una tra le altre, con origini relativamente recenti.
57. Gli orientalisti commettono l’errore di studiare le dottrine “dal di fuori”, come semplici eruditi, senza cercare di identificarsi mentalmente con la tradizione che studiano. Trascurano così gli interpreti autorizzati ancora viventi e proiettano schemi occidentali su mentalità diverse.
58. Guénon divide l’Oriente in: Vicino-Oriente (mondo musulmano), Medio-Oriente (principalmente l’India) e Estremo-Oriente (Cina e Indocina). Queste divisioni corrispondono a tre grandi civiltà distinte, ognuna con un proprio principio d’unità.
59. L’unità della civiltà indù è di carattere puramente ed esclusivamente tradizionale, basata sul riconoscimento del Veda. Non si fonda sulla razza (il termine “arya” indicava una funzione castale, non etnica) né su un’organizzazione esteriore centralizzata.
60. La metafisica è universale e illimitata, avendo per oggetto i principi primi. La teologia è un punto di vista speciale e limitato, subordinato a dogmi religiosi specifici, e non può raggiungere l’universalità della metafisica pura.
61. Qualsiasi “sistema” è una concezione chiusa, limitata e individuale, basata su premesse speciali e ipotetiche. La metafisica, essendo universale e avendo carattere di certezza assoluta, è intrinsecamente incompatibile con la forma sistematica.
62. La metafisica pura non è toccata dalla disputa tra spiritualismo e materialismo, che si basa sul dualismo “spirito-materia” introdotto da Cartesio. Questo dualismo è superficiale e nega la metafisica quando pretende di essere assoluto e irriducibile.
63. L’exoterismo era l’aspetto più esteriore, elementare e pubblicamente insegnato di una dottrina, spesso in forma scritta e simbolica. L’esoterismo era l’aspetto più interiore e profondo, trasmesso oralmente solo ai discepoli preparati per comprenderlo.
64. I riti di carattere metafisico sono mezzi ausiliari che possono facilitare grandemente la realizzazione. Non sono indispensabili come la preparazione teorica, ma servono come supporto per trasformare la conoscenza virtuale (teoria) in conoscenza effettiva.
65. L’origine del Veda è “apaurusheya” ovvero “non umana”. Questo significa che la dottrina tradizionale contenuta nel Veda è di ordine sopra-individuale, immutabile e intemporale, e non è opera di un autore umano.
66. Il Buddismo non è una religione perché manca di elementi essenziali come dogmi e un Dio personale, né una filosofia perché non si basa sulla pura ragione. È piuttosto una via eterodossa che ha sostituito la metafisica con qualcosa che assomiglia a speculazioni filosofiche e sentimentali.
67. “Dharma” deriva dalla radice “dhri” (sostenere) e designa il “modo d’essere” o la natura essenziale di un essere o di un insieme di esseri. È il principio di ordine, armonia ed equilibrio che risulta dalla conformità alla propria natura.
68. “Adharma” non è il “peccato” o il “male” morale, concetti estranei allo spirito indù. È la “non-conformità” con la natura essenziale degli esseri, quindi lo squilibrio, la distruzione dell’armonia e il rovesciamento dei rapporti gerarchici.
69. La “Trimurti” è la triplice manifestazione di Ishwara: Brahmâ è il principio produttore, Vishnu è il principio conservatore, e Shiva è il principio trasformatore. Queste sono “funzioni universali”, non entità separate.
70. “Darshana” significa letteralmente “vista” o “punto di vista”. Non sono “sistemi filosofici” in competizione, ma punti di vista ortodossi e complementari sulla dottrina unica, ognuno dei quali ne esplora un aspetto particolare.
71. I sei “Vedanga” (“membra del Veda”) sono scienze ausiliarie della tradizione vedica. Essi sono: Shiksa (fonetica), Chandas (prosodia), Vyakarana (grammatica), Nirukta (etimologia), Jyotisha (astronomia/astrologia) e Kalpa (rituale).
72. L’atomismo presuppone elementi semplici e indivisibili (“atomi”) nella sfera corporea, che è estesa e quindi necessariamente composta e divisibile. Shankaracharya dimostra che una somma di elementi senza estensione (atomi) non può mai generare un’estensione (un corpo).
73. L'”apurva” è un effetto non-percepibile e potenziale che l’azione produce nel momento stesso in cui si compie. Questo effetto permane e produrrà in seguito il risultato percepibile, permettendo all’azione di avere conseguenze future senza violare il principio di causalità simultanea.
74. Il Principio supremo, Brahma, essendo al di là dell’Essere e di ogni determinazione, non può essere definito da alcun attributo positivo, inclusa l’unità. Perciò, si dice “senza-dualità” (adwaita) per indicare la sua trascendenza assoluta.
75. Il “panteismo” identifica Dio con il mondo e, essendo inseparabile dal “naturalismo”, è anti-metafisico. Il Vedanta, al contrario, afferma che il mondo è irreale rispetto all’infinità di Brahma e che Brahma è assolutamente distinto dal mondo, una relazione irreciproca che condanna il panteismo.
76. Il “jivan-mukta” è colui che ha realizzato la “Liberazione” durante la vita corporea, pur mantenendo un’apparenza individuale. Il “videha-mukta” è colui per il quale la realizzazione diventa effettiva solo dopo la morte e la dissoluzione del composto umano.
77. La mentalità moderna tende a ridurre ogni cosa al suo aspetto puramente quantitativo. Questa tendenza è evidente nelle scienze, nell’organizzazione sociale e in ogni altro campo, definendo l’epoca attuale come il “regno della quantità”.
78. La prima dualità cosmica è quella di “Purusha” (essenza) e “Prakriti” (sostanza). Nel nostro mondo, quello dell’essere umano individuale, questi due princìpi appaiono rispettivamente sotto l’aspetto della qualità (lato essenziale) e della quantità (lato sostanziale).
79. Qualsiasi spiegazione valida deve procedere dall’alto verso il basso, cioè dal lato essenziale (qualitativo) a quello sostanziale (quantitativo). La scienza moderna, procedendo in senso inverso e riducendo tutto alla quantità, è incapace di fornire vere spiegazioni.
80. L’elemento qualitativo inerente allo spazio è la “direzione”, che lo differenzia e lo qualifica. L’elemento quantitativo è la “grandezza”. Lo spazio reale e “qualificato” non è omogeneo, a differenza della pura virtualità dello spazio profano.
81. Lo “swadharma” è lo svolgimento di un’attività conforme alla propria essenza e natura. Questa concezione qualitativa si oppone alla visione moderna del lavoro, che riduce l’individuo a una “unità” intercambiabile in un’attività meccanica e quantitativa.
82. A causa della predominanza della quantità, l’uomo moderno è ridotto al suo aspetto sostanziale. La sua attività diventa “infraumana”, tendendo verso una modalità puramente quantitativa, come nel lavoro industriale meccanizzato.
83. Il razionalismo si basa sulla supremazia della ragione, una facoltà puramente individuale e umana. Esso nega o ignora tutto ciò che è di ordine sopra-razionale, come l’intuizione intellettuale pura, che è il vero strumento della conoscenza metafisica.
84. Non esiste un dominio profano per natura, ma solo un “punto di vista profano”, che è quello dell’ignoranza e della negazione di ogni principio superiore. Questo punto di vista si è esteso fino a inglobare l’intera esistenza umana, definendo la “vita ordinaria”.
85. La “solidificazione” è il processo di materializzazione progressiva del mondo, che diventa sempre più “chiuso” agli influssi sottili e spirituali. Non può essere completa perché il suo limite estremo, la quantità pura, è incompatibile con qualsiasi esistenza manifestata.
86. Le “fenditure della Grande Muraglia” sono brecce che si aprono nella “scorza” solidificata del mondo sensibile. Esse si producono dal basso e permettono l’interferenza di influenze psichiche inferiori, distruttive e disgreganti.
87. Lo “sciamanismo” è un insieme di pratiche tradizionali che implicano la manipolazione di influenze del “mondo intermedio”. Il contatto costante con le forze psichiche inferiori è pericoloso perché può portare a squilibri e deviazioni, costituendo una vera e propria stregoneria.
88. “Satana è la scimmia di Dio” significa che la contro-tradizione imita e contraffà i simboli e le forme della vera tradizione. Essa altera e falsifica la verità per far servire i suoi fini, presentando il disordine sotto le apparenze di un falso ordine.
89. Il “teosofismo” è criticato come una “pseudo-religione” perché è un sincretismo artificiale di dottrine mal comprese, raggruppate attorno a idee moderne e occidentali. Manca di una base tradizionale autentica e regolare.
90. Il “Sé” (Atma) è il principio trascendente, permanente e sopra-individuale (la Personalità). L’«io» è la modificazione contingente e transitoria di questo principio che costituisce l’individualità umana.
91. Lo stato di veglia (Vaishwanara) corrisponde al corpo grossolano; lo stato di sogno (Taijasa) corrisponde allo stato sottile; lo stato di sonno profondo (Prajna) corrisponde allo stato informale o causale (karana-sharira).
92. “Turiya”, il quarto stato, non è uno stato tra gli altri ma è lo stato incondizionato e non-manifestato, il Principio supremo (Brahma) stesso. È al di là di ogni distinzione e descrizione, essendo l’Identità Suprema.
93. L’iniziazione è “attiva” perché richiede uno sforzo personale e un lavoro interiore cosciente da parte dell’individuo. Il misticismo è “passivo” perché l’individuo si limita a ricevere influenze che gli si presentano senza che egli stesso c’entri per nulla.
94. L’iniziazione è una “seconda nascita” perché segna il passaggio dallo stato profano ad un nuovo stato spirituale. Richiede una trasmissione regolare di un'”influenza spirituale” da parte di un’organizzazione tradizionale qualificata, senza la quale non può essere effettiva.
95. La “sintesi” parte dai principi interiori e si muove dal centro verso la circonferenza, comprendendo l’unità essenziale di tutte le forme. Il “sincretismo” è un procedimento profano ed esteriore che assembla elementi disparati presi dalla circonferenza, senza comprenderne il principio.
96. Il “dono delle lingue” è la capacità di comprendere il fondo unico e la verità universale che si nasconde sotto la molteplicità delle diverse forme tradizionali. Chi lo possiede può “parlare tutte le lingue” perché ha raggiunto il principio da cui esse derivano.
97. I “piccoli misteri” concernono la realizzazione della perfezione dello stato umano integrale, ovvero la restaurazione dello “stato primordiale”. I “grandi misteri” concernono la realizzazione degli stati sopra-umani, conducendo alla “Liberazione finale”.
98. L’iniziazione sacerdotale (brâhmanica) è legata all’autorità spirituale e alla conoscenza, corrispondendo ai “grandi misteri”. L’iniziazione reale (kshatriya) è legata al potere temporale e all’azione, corrispondendo ai “piccoli misteri”.
99. La vera alchimia è spirituale perché le sue operazioni (trasmutazione) non si riferiscono ai metalli volgari, ma agli elementi sottili dell’essere umano. Essa è un’ “Arte Regia” che mira alla reintegrazione dell’essere nello stato primordiale.
100. Il passaggio “dalle tenebre alla luce” nel rito iniziatico simboleggia il passaggio dallo stato caotico e indifferenziato del mondo profano allo stato ordinato e illuminato dalla conoscenza iniziatica. Riproduce il Fiat Lux cosmogonico.