Studi Tradizionali

Risposte al questionario su: “Considerazioni sulla Via Iniziatica”, di René Guénon

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Risposte alle domande presenti in questo articolo

1. L’autore del libro è René Guénon.

2. Le due prefazioni sono state scritte da Arturo Reghini e Julius Evola.

3. Lo pseudonimo di René Guénon era Palingenius.

4. Guénon assunse un’attitudine decisamente ostile al neo-spiritualismo, che include spiritismo, teosofismo e le loro derivazioni, considerandoli forme equivoche e inconsistenti di spiritualità.

5. La “metafisica” di Guénon non è una speculazione filosofica, ma la conquista effettiva di stati di coscienza trascendenti; è un fatto vitale e spirituale, non una teoria, né un abbandono mistico.

6. Le opere di Guénon si dividono in un gruppo critico (come “Le Théosophisme” e “L’Erreur Spirite”) e un gruppo costruttivo ed espositivo.

7. Guénon usa “teosofismo” per distinguere il bagaglio di teorie della “Società Teosofica” dalla vera teosofia, come quella dei teosofi alessandrini, dimostrando l’inconsistenza delle pretese della Società.

8. “L’Erreur Spirite” è una storia critica del movimento spiritista intesa a dimostrare l’assurdità delle sue teorie, i pericoli delle sue pratiche e il carattere equivoco di tali movimenti.

9. La “conoscenza” (vidya) è vera, sintetica e trascendente. L'”intellettualità pura” è la facoltà iper-logica e intuitiva che permette la comprensione immediata e metafisica, al di là del discorso razionale.

10. Guénon rintraccia tracce di un’antica conoscenza metafisica occidentale nelle dottrine pitagoriche e nella scolastica medievale, ma ritiene che fosse patrimonio di scuole estremamente chiuse e che sia difficile ricostruirla senza l’analogia con l’Oriente.

11. Guénon vede la civiltà occidentale come priva di principi e stabilità, ridotta ad aspirazioni materiali e sentimentali, e travolta da una frenesia di progresso che la porta verso un abisso oscuro. La definisce una “barbarie” perché manca di un principio di ordine superiore.

12. Guénon propone di ricostituire la tradizione metafisica occidentale facendo appello alla “Tradizione orientale”, cercando in Oriente l’appoggio necessario per ridare all’Occidente la conoscenza dei principi di ordine universale.

13. Guénon parla di una “élite intellectuelle”, un “fiore intellettuale” in possesso di requisiti di ordine intellettuale puro, da non confondere con la capacità razionale o la cultura erudita, che deve guidare la restaurazione.

14. La gerarchia iniziatica è l’ordinamento naturale e la subordinazione degli esseri in base all’altezza spirituale effettiva che hanno raggiunto.

15. Il “centro del mondo” è il centro supremo della gerarchia spirituale che custodisce il deposito della “conoscenza tradizionale” e ne cura la trasmissione, a cui tutte le tradizioni particolari dovrebbero far capo.

16. Guénon si assume un compito iniziale negativo e demolitorio, attaccando i “neospiritualismi” più in voga (spiritismo e teosofismo) per ripulire il terreno dalle loro contraffazioni della vera spiritualità.

17. Guénon non contesta la realtà dei fenomeni spiritici, ma afferma che non hanno alcun valore spirituale, che l’interesse per essi è malsano e che l’ipotesi spiritica è arbitraria e contraddittoria.

18. Guénon critica il teosofismo come una morbosa divagazione di menti confuse, mista a travisamenti di dottrine orientali e basata sui peggiori pregiudizi occidentali. Lo considera una contraffazione dannosa delle vere dottrine spirituali.

19. Per Guénon, la crisi del mondo moderno risiede nella perdita di contatto con la “realtà metafisica” e nell’estinzione delle tradizioni che ne conservavano i principi.

20. La “realtà metafisica” è un mondo di essenze intellettuali, esistente al di là dello spazio e del tempo, che l’uomo può realizzare attraverso un’esperienza diretta e certa, elevandosi a uno stato “soprarazionale” di “intellettualità pura”.

21. Le “scienze tradizionali” erano basate su un insieme di principi derivati dal contatto con la realtà metafisica, ordinate gerarchicamente intorno a un asse sovrannaturale. Le scienze moderne sono invece induttive, esteriori, particolaristiche e “profane”.

22. La “Tradizione primordiale” non va intesa in senso storico, ma metafisico e spirituale. È l'”invariante” a cui sono riconducibili le varie manifestazioni della conoscenza metafisica nelle diverse tradizioni religiose.

23. Guénon vede la cultura post-umanistica come “involutiva”, basata unicamente sull’umano, dove la ragione sostituisce l’intellettualità pura e il polo materiale si ipertrofizza, portando a un caos sociale e ideologico.

24. Guénon ritiene che la tradizione cattolica abbia avuto in Occidente il deposito della “Tradizione primordiale”. Se una élite al suo interno potesse reintegrarne il contenuto metafisico (anche con l’aiuto di dottrine orientali), il cattolicesimo potrebbe costituire un principio positivo contro la crisi moderna.

25. Evola critica Guénon per aver identificato surrettiziamente il punto di vista metafisico con la sola “contemplazione” (brahmano), trascurando quello dell’ “azione” (ksatrya), che è di uguale dignità e più consono allo spirito occidentale.

26. Evola sostiene che lo spirito dell’Occidente ha una tradizione essenzialmente “guerriera” (ksatrya). Pertanto, la via per una sua reintegrazione spirituale deve partire dai principi di una sapienza guerriera, basata sull’azione.

27. Guénon usa la parola “considerazioni” per sottolineare che il libro non è un trattato completo, ma un’analisi di certi aspetti e punti di vista importanti riguardo all’iniziazione.

28. L’intenzione di Guénon è trattare questioni concernenti l’iniziazione in generale, usando forme iniziatiche determinate solo come esempi per illustrare i principi fondamentali.

29. Guénon usa forme occidentali come “illustrazioni” perché ritiene siano più facilmente accessibili alla generalità dei suoi lettori, alcuni dei quali potrebbero già averne familiarità.

30. La confusione più frequente, che Guénon affronta per prima, è quella tra il dominio esoterico e iniziatico e il dominio mistico.

31. Sebbene etimologicamente legato ai “misteri” iniziatici, il termine “misticismo” ha acquisito da secoli un significato specifico che lo rende incompatibile con l’iniziazione e che non può più essere ignorato.

32. Il misticismo è incompatibile con l’iniziazione perché appartiene esclusivamente al dominio religioso ed exoterico, e perché la via mistica differisce dalla via iniziatica in tutti i suoi caratteri essenziali.

33. La via iniziatica è “attiva”, poiché l’individuo prende l’iniziativa di una realizzazione metodica e controllata. La via mistica è “passiva”, poiché il mistico attende un’esperienza che gli viene concessa senza alcuna iniziativa personale.

34. A causa della sua passività, il mistico è “aperto” a tutte le influenze, di qualsiasi ordine, e non possiede la preparazione dottrinale per discriminarle, correndo il rischio di illusioni e squilibri.

35. La “realizzazione” è il passaggio metodico dalla “potenza” all'”atto” delle possibilità spirituali dell’individuo, perseguito sotto un controllo rigido e incessante per superare i limiti dello stato individuale.

36. Spesso si confonde lo “psichico” (stati che fanno parte dell’individuo umano, anche se straordinari) con lo “spirituale” (stati sopra-individuali e trascendenti), prendendo erroneamente il primo per il secondo.

37. Lo scopo dell’iniziazione è superare le possibilità dello stato individuale umano e rendere possibile il passaggio agli stati superiori dell’essere, fino a condurlo oltre ogni stato condizionato. La religione, invece, opera unicamente all’interno dello stato umano.

38. L’«estasi» mistica è una “uscita da sé”, un’esperienza ricevuta passivamente. La realizzazione iniziatica è invece un processo puramente “interiore”, attivo e cosciente, che conduce alla presa di possesso di stati superiori.

39. Le tre condizioni sono: 1) la “qualificazione” (possibilità inerenti all’individuo); 2) la “trasmissione” di un’influenza spirituale tramite un’organizzazione tradizionale; 3) il “lavoro interiore” personale per rendere effettiva l’iniziazione.

40. La “qualificazione” è un’attitudine o disposizione naturale, costituita dalle possibilità che un individuo porta in sé e che rappresentano la “materia prima” su cui si effettuerà il lavoro iniziatico.

41. Un collegamento “ideale” è vano perché la trasmissione di un’influenza spirituale richiede un contatto reale ed effettivo, secondo leggi definite e rigorose, non un’aspirazione sentimentale o una conoscenza erudita.

42. La “seconda nascita” è l’iniziazione stessa, intesa come l’atto che conferisce all’individuo una nuova natura, dandogli accesso alla via iniziatica. Implica la morte al mondo profano.

43. La trasmissione iniziatica è essenzialmente la trasmissione di un’influenza spirituale che “vivifica” o “illumina” le possibilità latenti dell’individuo, trasformandole da semplice potenzialità a virtualità pronta a svilupparsi.

44. Il Fiat Lux iniziatico è l’atto di “illuminazione” prodotto dall’influenza spirituale trasmessa, che ordina il “caos” delle potenzialità spirituali dell’individuo, permettendo loro di svilupparsi.

45. La trasmissione trasforma le possibilità da “potenzialità” (materia prima informe) a “virtualità” (germe pronto a svilupparsi in atto attraverso il lavoro iniziatico).

46. Un’organizzazione iniziatica deve essere depositaria di un’influenza spirituale “non-umana” per poterla trasmettere. Non può essere creata da individui profani, ma deve derivare da una filiazione regolare.

47. Secondo Guénon, le uniche due organizzazioni occidentali con un’origine tradizionale autentica sono il Compagnonaggio e la Massoneria.

48. Incorporare elementi estranei crea disordine e disarmonia, poiché sono artificiali e inefficaci dal punto di vista iniziatico, non aggiungendo nulla di reale ma pregiudicando la coerenza della forma tradizionale.

49. La “sintesi” parte dall’interno, da un principio unitario, e considera le diverse forme come espressioni di una stessa verità. Il “sincretismo” è un assemblaggio esteriore di elementi eterogenei, senza un principio unificante.

50. La “teoria degli imprestiti” suppone che elementi simili in due tradizioni derivino da una copia o plagio, un’incorporazione accidentale. Questa visione è una conseguenza diretta del sincretismo, che non ammette un’origine comune o un principio superiore.

51. Chi ha coscienza dell’unità essenziale delle tradizioni opera “dall’interno”, partendo dall’unità principiale. Il suo approccio è quindi sintetico e non ha bisogno di ricorrere a un assemblaggio esteriore e artificiale come il sincretismo.

52. Si può essere “senza casta” (avarna), cioè al di sotto di esse in senso privativo, oppure “di là dalle caste” (ativarna), cioè al di sopra di esse, avendo realizzato l’unità fondamentale.

53. Le forme tradizionali sono come vie distinte che conducono allo stesso scopo. Voler passare da una all’altra è il modo migliore per non avanzare e rischiare di smarrirsi; solo chi è giunto al termine le domina tutte.

54. Il “viaggiatore” è colui che è “in cammino” verso il centro e ne vede solo una parte. Il “sedentario” è colui che è giunto al centro e da lì ha una visione sintetica di tutte le vie, come raggi che emanano da quel punto.

55. Il miscuglio di riti può provocare un urto di influenze psichiche non armonizzate tra loro, causando disordine e squilibrio in chi li pratica, neutralizzando gli effetti e creando deviazioni.

56. La “catena” iniziatica è la successione ininterrotta che assicura la trasmissione dell’influenza spirituale. Senza questa catena, i riti sarebbero vani e privi del loro elemento vitale.

57. No, l’efficacia di un rito è inerente al rito stesso e alla sua corretta esecuzione da parte di chi ha la qualifica per compierlo. È indipendente dal valore morale o dalla comprensione intellettuale dell’individuo che lo esegue.

58. Le organizzazioni “exoteriche” sono aperte a tutti i membri di una civiltà (es. religioni). Le organizzazioni “esoteriche” o iniziatiche sono riservate a una élite che possiede qualificazioni particolari.

59. Come la “successione apostolica” garantisce la validità delle ordinazioni e dei riti nel Cristianesimo, così la “catena” iniziatica, attraverso una trasmissione regolare, è indispensabile per la validità dell’iniziazione.

60. Lo studio libresco è una conoscenza morta. La trasmissione orale è indispensabile per “vivificare” gli insegnamenti, comunicando l’influenza spirituale legata alla “catena” tradizionale e assicurandone l’efficacia.

61. “Tradizione” significa etimologicamente “trasmissione”. Il termine si applica a ciò che è stato trasmesso dalle origini, conservando un carattere “trascendente” e “non-umano” che lo distingue dal dominio profano.

62. La trasmissione “verticale” è quella “intemporale” dai principi sovrumani all’umano. La trasmissione “orizzontale” è quella che avviene nel tempo, attraverso le tappe successive della storia umana.

63. I centri iniziatici secondari sono costituiti all’immagine del centro supremo, di cui sono riflessi. Essi derivano la loro legittimità e “ortodossia” dal loro collegamento con questo centro supremo.

64. Il collegamento al centro supremo assicura la continuità della trasmissione delle influenze spirituali dalle origini e mantiene l’unità essenziale e l’ortodossia sotto la diversità delle forme tradizionali.

65. Sì, specialmente quando i capi apparenti (gerarchia visibile) non sono coscienti del collegamento a un centro spirituale, può esistere una gerarchia invisibile i cui membri assicurano realmente questo collegamento.

66. Erano rappresentanti di un centro spirituale che, per un certo periodo (XIV-XVII secolo), ispirarono e diressero invisibilmente la Massoneria per assicurare la conservazione delle conoscenze tradizionali del medio evo.

67. La vera iniziazione è collegata alla Tradizione primordiale e mira alla realizzazione di stati superiori. La “contro-iniziazione” è una sovversione che ne imita le forme ma agisce in senso contrario, legando l’essere alle possibilità più inferiori del dominio sottile.

68. È un errore perché le organizzazioni iniziatiche appartengono al dominio esoterico (conoscenza), mentre le “sette” sono divisioni e deviazioni all’interno del dominio religioso (exoterico). Sono di ordini completamente differenti.

69. Le sette nascono da scissioni e divergenze nel dominio religioso (exoterico). Talvolta possono originarsi dalla divulgazione e incomprensione di frammenti di dottrina esoterica, ma l’esoterismo non ne è responsabile.

70. È un errore perché esistono molte società segrete che non hanno nulla di iniziatico. Inoltre, un’organizzazione iniziatica non è necessariamente una “società” con statuti e apparato esteriore; questo è un carattere accidentale e spesso un segno di degenerescenza.

71. Una “società” ha statuti, regolamenti, riunioni fisse, registri, archivî e documenti scritti. Un’organizzazione iniziatica pura ha bisogno solo di riti, simboli e trasmissione orale.

72. Gli “Illuminati di Baviera” furono un’opera artificiale di individui, senza collegamento tradizionale, un simulacro di iniziazione. Il “Carbonarismo” invece presenta caratteri di una “iniziazione di mestiere”, con un’origine tradizionale, sebbene poi degenerata in associazione politica.

73. L’idea “democratica” ed “egualitaria” è in contraddizione con la natura di un’organizzazione iniziatica, che è una élite separata dal mondo profano e strutturata al suo interno secondo una gerarchia di gradi e funzioni.

74. Il segreto esteriore è convenzionale e riguarda cose come nomi o riti che possono essere traditi. Il vero segreto iniziatico è tale per natura, consistendo nell’ “inesprimibile” e “incomunicabile”, cioè in stati interiori che non possono essere trasmessi con parole.

75. Il segreto iniziatico è l'”inesprimibile” e l'”incomunicabile”. Si riferisce a stati di realizzazione interiore che non possono essere descritti o trasmessi attraverso il linguaggio ordinario, ma solo suggeriti dal simbolo e raggiunti con un lavoro personale.

76. Oltre alla loro funzione pratica, i “mezzi di riconoscimento” sono simboli come tutti gli altri, il cui significato deve essere meditato. Inoltre, il segreto che li circonda è a sua volta un simbolo del vero segreto iniziatico.

77. Appartengono esclusivamente al dominio dell’individualità. L’individualità deve essere presa come mezzo e appoggio per la realizzazione, quindi deve possedere le attitudini (qualificazioni) richieste per questa funzione.

78. La qualificazione essenziale è una questione di “orizzonte intellettuale” più o meno esteso. Le altre qualificazioni (psichiche e corporee) sono secondarie e possono essere impedimenti o segni di limitazioni intellettuali.

79. La diversità delle forme iniziatiche (es. di mestiere, guerriere, sacerdotali) esiste per adattarsi alle diverse attitudini individuali, poiché un modo unico non potrebbe convenire a tutti coloro che sono qualificati in modo generale.

80. L’oblio delle scienze tradizionali (come quelle per riconoscere la natura di un individuo) rende impossibile applicare con esattezza le regole di qualificazione, portando all’ammissione di elementi non qualificati, causa di degenerescenza.

81. La ragione non è pratica (trasportare pesi), ma simbolica e iniziatica. Poiché il rituale massonico si basa sul mestiere del costruttore, le condizioni valide per il mestiere si traspongono nell’ordine iniziatico; chi non è qualificato per l’uno non lo è per l’altro, poiché l’iniziazione non sarebbe valida.

82. I landmarks sono i principi e le regole fondamentali e immutabili della Massoneria, considerati esistenti from time immemorial. La loro soppressione o negligenza condurrebbe a una nullità iniziatica.

83. I difetti congeniti o naturali traducono qualcosa di più strettamente inerente alla natura dell’essere e quindi più grave. Quelli accidentali, pur corrispondendo a possibilità dell’essere, sono considerati meno essenziali.

84. La balbuzie è un impedimento per due ragioni: 1) impedisce la corretta pronuncia delle formule rituali; 2) è il segno esteriore di una “deritmia” interiore, un disequilibrio che è contrario alla “scienza del ritmo” su cui si basa il metodo iniziatico.

85. No, l’efficacia di un rito, se eseguito correttamente da chi ne ha la facoltà, è indipendente dalla fede o dal valore individuale di chi lo compie. Solo la funzione e la regolarità contano, non l’individuo.

86. La conseguenza è che i riti di iniziazione non possono essere mai rinnovati per lo stesso individuo. Conferiscono un carattere permanente che non può essere né perso né ricevuto una seconda volta.

87. Rito e simbolo sono due aspetti di una stessa realtà. Ogni rito ha un senso simbolico, e ogni simbolo, meditato correttamente dopo la trasmissione, produce effetti paragonabili a quelli di un rito.

88. Lo yantra è un simbolo visuale, legato a un gesto fissato, che può restare permanente. Il mantra è un simbolo sonoro, che si manifesta solo durante l’adempimento del rito stesso.

89. Ogni parola è un simbolo dell’idea che esprime. Pertanto, ogni linguaggio, orale o scritto, è un sistema di simboli e non può essere una semplice creazione umana e artificiale.

90. Il termine greco “mito” (μῦθος), derivato da una radice che significa “silenzio”, designava originariamente un racconto simbolico che esprime verità inesprimibili. “Favola” (fabula), da fari (parlare), designa un racconto qualsiasi, senza questa connotazione.

91. I tre significati sono: 1) ciò di cui è proibito parlare (senso esteriore); 2) ciò che si deve ricevere in silenzio, senza discutere (dottrine sopra-razionali); 3) ciò che è inesprimibile e può essere contemplato solo in silenzio (senso più profondo).

92. Il vero fondamento del simbolismo è la corrispondenza che esiste tra tutti gli ordini di realtà, dal naturale al soprannaturale. Grazie a questa corrispondenza, la natura intera può agire come simbolo di verità superiori.

93. L’insegnamento profano e la filosofia usano il linguaggio discorsivo e analitico. L’insegnamento iniziatico usa il simbolismo perché è sintetico, universale e adatto a suggerire verità “non-umane” e sopra-razionali che il linguaggio ordinario non può esprimere.

94. I riti hanno un’efficacia intrinseca e “non-umana”, legata a leggi spirituali. Le cerimonie sono un apparato esteriore, umano e convenzionale, con un’efficacia puramente “psicologica”, destinata a impressionare gli assistenti.

95. Perché manca della trasmissione necessaria per “vivificare” i riti, che sono quindi simulacri inefficaci. Inoltre, i riti sono soffocati da un formalismo vuoto di cerimonie, dove l’occultista si concentra sull’aspetto esteriore e impressionante, cadendo nell’autosuggestione.

96. Guénon considera lo sviluppo dei “poteri psichici” un errore e un ostacolo alla vera spiritualità. Questi poteri appartengono al dominio psichico e individuale, non a quello spirituale e sopra-individuale, e confonderli è una grave illusione.

97. Perché costituiscono una “distrazione” che allontana dallo scopo. Essi legano l’essere al mondo della manifestazione individuale (psichico o corporeo) e possono essere ostacoli che impediscono la realizzazione spirituale.

98. La “morte iniziatica” è la morte al mondo profano, necessaria per la “seconda nascita” allo stato iniziatico. Non è “fittizia” ma un cambiamento di stato reale, più profondo della morte fisica, che apre a un nuovo ordine di realtà.

99. Il nome profano corrisponde alla modalità più esteriore e superficiale dell’essere. Il nome iniziatico, ricevuto con la “seconda nascita”, corrisponde a una modalità interiore dell’essere, resa attuale dall’influenza spirituale.

100. L’iniziazione “operativa” implica la “realizzazione” effettiva, un lavoro interiore che attualizza le possibilità. L’iniziazione “speculativa” è una degenerescenza dove ci si limita a una conoscenza puramente teorica e riflessa, senza passare alla realizzazione.

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