Kasha ruba l’immortalità agli asura
Sorse tra gli dei e gli antidei una lotta per la sovranità sul trimondo, mobile e immobile. Desiderando la vittoria, gli dei scelsero il saggio Brhaspati, figlio di Angiras, come sacerdote di famiglia per i sacrifici, mentre l’altra fazione scelse Sukra, Kavya Usanas, e questi due brahmani si trovarono in costante competizione l’uno con l’altro. Gli asura uccisi dagli dei in battaglia venivano restituiti alla vita da Kavya grazie ai suoi poteri magici, e di nuovo si levavano in piedi per combattere contro gli dei. Ma gli dei uccisi dagli asura nelle avanguardie non venivano restituiti alla vita da Brhaspati, il quale, pur possedendo una nobile mente, non conosceva il rito magico di resurrezione messo in opera da Kavya.
Allora gli dei cominciarono a scoraggiarsi e, allarmati dal timore di Kavya Usanas, si accostarono a Kaca, il figlio maggiore di Brhaspati, dicendogli: «Sii benevolo con noi, che con affetto ti onoriamo. Concedici la tua ineguagliabile assistenza. Sottrai rapidamente la magia del brahmano Sukra dall’energia incommensurabile e prenditi una parte del sacrificio insieme a noi. Alla presenza del re degli asura Vraparvan, potrai vedere il brahmano che alla sua corte protegge gli asura e non protegge coloro che asura non sono. Tu, essendo giovane, potrai propiziarti il nobile veggente come pure la sua amatissima figlia, Devayanì, grazie al tuo carattere, alla tua destrezza, alla dolcezza e alla virtù del tuo comportamento, e al tuo autocontrollo: nessun altro può farcela.
E una volta che tu abbia soddisfatto Devayanì, certamente otterrai la Conoscenza di quella magia». Kaca, figlio di Brhaspati, acconsentì alle loro richieste e, ricevuti gli onori degli dei che lo sollecitarono ad avviarsi, si recò alla corte di Vrparvan. Colà, nella città del re degli asura, Kaca vide Sukra e gli disse: «Io sono il nipote del saggio Angiras, il figlio di Brhaspati. Il mio nome è Kaca. Accoglimi come tuo discepolo. Io praticherò il Voto supremo proprio di un allievo casto con te come maestro per mille anni: concedimelo, o brahmano». Sukra rispose: «O Kaca, tu sei il benvenuto. Io do il mio assenso alla tua richiesta. Renderò onore a te che sei degno di onore, e sia pure così onorato Brhaspati». Kaca, gioiosamente, accettò i voti impartitigli da Sukra Usanas, il figlio del veggente. Accettò il periodo di Voto suddetto, e si rese propizio il suo maestro e la figlia di lui Devayanì. Il giovinetto, nel fiore della sua gioventù, si sforzava costantemente di conquistarla, eseguendo canti, danze e musiche dinnanzi a lei, e incontrandosi frequentemente con lei allietava il cuore di Devayanì. In tal modo Devayanì, anch’ella giovinetta nel fiore della sua gioventù, veniva allietata da lui, che non si stancava di offrirle fiori, frutta e doni d’ogni genere. E la licenziosa Devayanì cantava insieme a lui e in segreto i due amoreggiavano, mentre quel brahmano era sottoposto a un voto di castità. Cinquecento anni trascorsero mentre Kaca portava a termine in tal modo il suo voto, e gli antidei riconosciutolo alfine colsero in fallo Kaca. Lo videro mentre badava alle vacche in una foresta, tutto solo in un luogo appartato, e con astio lo uccisero, perché odiavano Brhaspati, suo padre, e desideravano proteggere il segreto della loro scienza magica.
Quando l’ebbero ucciso, lo tagliarono in pezzettini della dimensione di un seme di sesamo e lo diedero in pasto agli sciacalli. Allora le vacche tornarono alla stalla senza il loro mandriano, e quando Devayani le vide tornare dalla foresta senza Kaca, disse, scegliendo il momento opportuno: «O padre, non hai ancora offerto l’oblazione nel fuoco, ma il sole è già tramontato.
O Signore, le vacche hanno fatto ritorno senza il mandriano, e Kaca non si vede da nessuna parte. Certamente è stato ucciso, oppure è morto, e io non posso vivere senza di lui, te lo dico sinceramente, o padre».
«Lo resusciterò, il morto, con le parole ‘Vieni qui’», disse Sukra.
Quindi, avvalendosi della magia della resurrezione, chiamò a se Kaca, che, sentitosi chiamare, comparve illeso, in forza di quella magia. Alle domande della figlia del brahmano rispose: «Ero stato ucciso e descrisse tutto l’accaduto». Alla prima occasione gli asura ridussero in polvere Kaca e lo mischiarono all’acqua dell’oceano ma, quando molto tempo era ormai trascorso, la figlia riferì l’accaduto al padre, e Kaca, figlio del guru Brhhaspati, fu chiamato di nuovo dal brahmano Sukra mediante la formula magica, e di nuovo tornò e riferì con precisione quanto gli era capitato. Un’altra volta, mentre stava raccogliendo fiori, come Devayani gli aveva chiesto, nella foresta gli asura, dopo averlo individuato, lo uccisero ancora e bruciarono il suo corpo riducendolo in cenere, che fu data da bere al brahmano Sukra mescolata al vino. Il discendente di Brhgu benché brahmana fu attratto dal vino e bevve le ceneri di Kaca insieme al vino, ma quando le vacche al tramonto tornarono senza il mandriano, Devayani di nuovo disse al genitore: «O padre, ho mandato Kaca a raccogliere fiori, ma ancora non si vede tornare». Sukra rispose: «Figlia mia, Kaca, figlio di Brhaspati, è divenuto uno spettro. Anche quando lo resuscitai con la mia magia egli fu nuovamente ucciso. Che posso farci? Non lamentarti, Devayani, non piangere: una donna come te non dovrebbe piangere per un mortale. Tutti gli dei e l’intero universo si inchinano di fronte all’inevitabile trasformazione quando essa sopraggiunge».
Devayani disse: «Suo nonno era l’antico Angiras, e suo padre Brhaspati, ricco di poteri ascetici. Come potrei non affliggermi e piangere per la perdita di un figlio e nipote di saggi di tale rango? È un allievo casto, ricco di poteri ascetici, sempre integro e abile nei riti. Seguirò le orme di Kaca, o padre, e mi asterrò dal cibo, perchè il bel Kaca è caro al mio cuore». Sukra replicò: «Sicuramente gli asura mi odiano, perché stanno distruggendo il mio discepolo che non fa nulla di male. Con codeste loro imprese i fieri asura desiderano farmi decadere dalla mia condizione di brahmano.
Ma quando mai avrà fine questa sciagura? Il Brahmanicidio ridurrà in cenere tutti gli esseri, Indra compreso». Dando ascolto alle pressanti richieste di Devayani, il grande saggio Kavya di nuovo chiamò a se Kaca figlio di Brhaspati con grandi sforzi. Quando Kaca si sentì invocare dalla formula magica, rispose con circospezione al suo guru dall’interno dello stomaco di Sukra, perché aveva paura di lui. Allora Sukra rispose a Kaca: «Per quale via sei mai entrato nel mio stomaco? Dimmelo, o brahmano». Kaca rispose: «Per tua grazia la memoria non mi ha abbandonato, e posso rammentarmi di tutto l’accaduto. Riesco a sopportare la tremenda angoscia che mi attanaglia pensando: ‘Che il mio potere ascetico non vada distrutto così’.
Gli asura mi uccisero e, dopo avermi bruciato, mi ridussero in polvere e mi diedero da bere a te nel vino, o Kavya. Come può il magico potere di illusione degli antidei superare quello dei brahmani finche tu rimani attivo?» Sukra disse: «Devayani, figlia mia, che devo fare ora per compiacerti? Kaca può vivere solo se io muoio, perché solamente squarciando il mio ventre, e in nessun altro modo, potrà tornare alla luce del sole». «Entrambe le sventure mi bruciano come fuoco», disse Devayani, la distruzione di Kaca e la tua morte. Se Kaca verrà distrutto non ci sarà pace per me, e se tu verrai ucciso non potrò più vivere.» «Figlio di Brhaspati», disse Sukra a Kaca, «il tuo fascino ha colpito nel segno, giacche ella è a tal punto devota a te. Ricevi oggi da me questa magia della resurrezione, se tu non sei Indra sotto forma di Kaca, perché nessuno tranne un brahmano può riemergere vivo dal mio stomaco. Pertanto accogli questa formula magica. Dal momento che sei divenuto mio figlio, portato alla vita da me, così dovrai portare me alla vita, figlio mio, una volta uscito dal mio corpo. Mantieni questa promessa sancita dal dharma quando avrai ottenuto la formula magica da me, il tuo guru». Quando Kaca, il fascinoso sacerdote, ebbe ottenuto la formula magica dal suo guru, squarciò il lato destro del ventre del brahmano e uscì fuori come la luna in una notte di plenilunio al termine della metà chiara del mese. E quando Kaca vide quella massa di conoscenza dei veda che era il vecchio precettore morto, lo fece sorgere di nuovo alla vita. Allora Kaca, avendo ottenuto la formula magica nella sua pienezza, si inchinò al suo guru e disse:
«Il guru è dispensatore di una verità che non ammette rivali, il tesoro delle quadruplici ricchezze che dà la conoscenza, meritevole di rispetto. Coloro che non lo rispettano sono condannati agli inferni senza fondo». Quando Kavya Usanasa dalla grande maestà vide il bel Kaca che aveva ingoiato quando era obnubilato dal vino, comprese di essere stato ingannato per aver bevuto il vino che gli aveva causato una terribile perdita di coscienza. Allora fu turbato per l’ingestione di vino e desiderò fare qualcosa per il benessere dei sacerdoti. Si levò in preda all’ira e dichiarò: «Da questo giorno in avanti, qualunque brahmano che per stupidità e per sconcerto beva del vino sarà privato del dharma, colpevole di brahmanicidio, disprezzato in questo mondo e nell’altro. Che tutti i sacerdoti dabbene prestino ascolto ai loro guru, e gli dei e gli uomini comuni si attengano a questa legge morale che io ho stabilito per tutto il mondo allo scopo di conferire una norma al dharma dei sacerdoti». Quando l’incomparabile, maestoso Tesoro dei Tesori dell’ascesi ebbe detto ciò, convocò tutti gli antidei che la sorte aveva reso stupidi e disse loro: «o asura, io vi dico che siete dei bambini, perché Kaca, che ha adempiuto i propri doveri, vivrà con me. Ora che ha ottenuto l’inestimabile magico segreto della resurrezione è pari in potenza a Brahma; è divenuto tutt’uno con il principio divino».
Kaca trascorse mille anni a vivere insieme al suo guru, e poi ricevette il permesso di prendere congedo, perché desiderava recarsi nella dimora dei trentatre dei. Ma quando ebbe adempiuto il suo voto e fu congedato dal suo guru e si stava preparando a recarsi nella dimora dei trentatre dei, Devayani gli disse: «O nipote del saggio Angiras! Tu risplendi della virtù del tuo comportamento, della tua nobile nascita, della tua conoscenza, della tua ascesi e del tuo autocontrollo. Come il famoso saggio Angiras deve essere onorato da mio padre, ancor più Brhaspati deve essere onorato e riverito da me. Sapendo tutto questo, tu che sei ricco di potere ascetico, dovresti intendere ciò che dico. Essendomi io dedicata a te quand’eri intento al tuo voto e quando eri soggetto a restrizioni, tu dovresti ora dedicarti a me, adesso che hai ottenuto il segreto della magia. Prendi la mia mano nel rito nuziale allietato dagli inni del matrimonio».
Kaca rispose: «Proprio perché io devo riverire e onorare il tuo beato padre, devo ancor più riverire te con il tuo corpo immacolato. Tu sei più cara della vita a Sukra, il nobile discendente di Bhrgu. Essendo figlia del mio maestro, tu devi essere sempre riverita da me secondo il dharma, o ottima fra le donne. Dal momento che tuo padre Sukra deve essere costantemente onorato da me perché è il mio guru – tu pure, o Devayani, sei per me oggetto di devozione, e non dovresti parlarmi in questo modo». Devayani rispose: «Tu sei figlio del guru Brhaspati, non sei figlio di mio padre.
E dunque tu pure devi essere onorato e riverito da me, o migliore tra i due volte nati. Dal tempo in cui fosti ripetutamente ucciso dagli antidei, fosti compiaciuto di me; dovresti ricordarlo, Kaca, e sapere che la mia devozione non ha eguali per amicizia e passione. Tu che conosci il dharma non dovresti abbandonare una donna che ti è devota e non ti ha recato alcuna offesa».
Kaca replicò: «Sebbene tu abbia portato a termine un voto virtuoso mi stai domandando di impegnarmi in un’unione che non è opportuna. Perdonami, o leggiadra femmina dalle amabili ciglia: io porto rispetto a te ancor più che al mio guru. Orgogliosa signora dai larghi occhi e dal volto di luna, io ho vissuto dove anche tu fosti, nel ventre di Kaca. Pertanto secondo il dharma tu sei mia sorella, o leggiadra, e non dovresti rivolgerti a me in questo modo. Non vi è malizia in me, o buona donna dai denti di perla: ho vissuto qui in letizia e ora me ne vado.
Ti prego di augurarmi un felice viaggio e di ricordarmi e di parlare di me, senza alcun ostacolo al dharma nel tuo cuore. Costantemente e con coscienza ottieni il favore del mio guru». «Dal momento che mi rifiuti», disse Devayani, «quando ti solleciteranno un tema che ha per oggetto il desiderio, il profitto o il dharma, (dharma, artha, kama), gli obbiettivi della vita (i purusha artha) la tua conoscenza magica non avrà successo.»
Kaca disse: «Ti ho rifiutata non per una qualche tua colpa, ma piuttosto perché sei la figlia del mio maestro. Il mio guru mi ha concesso di partire; maledicimi finche vuoi, ma io parlo il dharma dei saggi, o Devayani. Oggi tu mi hai maledetto spinta dal desiderio, non dal dharma, perché io non merito la tua maledizione. Pertanto possa il tuo desiderio non venire mai esaudito; nessun figlio di un saggio prenda mai la tua mano nel rito nuziale. Dal momento che mi hai detto “la tua conoscenza magica non recherà frutto” sia pure così, ma essa porterà frutto a colui al quale l’avrò insegnata». Quando Kaca, il migliore dei due volte nati, ebbe detto queste parole a Devayani, se ne andò in fretta alla dimora del Signore dei trentatre dei. Gli dei capeggiati da Indra si rallegrarono quando lo videro arrivare; resero onore a Brhaspati e dissero a Kaca: «Avendo portato a termine un’azione mirabile per la nostra prosperità, la tua fama sarà immortale, e avrai diritto a una parte del sacrificio insieme a noi».
[dal Mahabharata]
- Storia di Naciketa – Katha Upanishad - 06/07/2010
- SIBI (USINARA) e la colomba - 06/07/2010
- Indra e la sfilata delle formiche - 06/07/2010

