Recensioni editoriali

Sepher Yetzirah, il libro della Formazione

Titolo: Sepher Yetzirah

Autore: Georges Lahy

Casa editrice: Venexia

Acquista questo libro

Sepher Yetzirah

La Quabbalah è conoscenza tanto antica quanto complessa e stratificata. È essenza di certa parte del pensiero ebraico, ma alcuni studiosi ne contestualizzano la nascita addirittura in Grecia. La parola, che è stata poi italianizzata in Cabala, deriva comunque dall’ebraico QBL, che significa “ricevere”. In passato, la Quabbalah era un sapere esclusivamente riservato a pochi eletti: essa è in fatto in grado di avvicinare l’uomo al Divino, l’immanente al trascendente, e di alzare il velo su quella Verità che tanti saggi e filosofi, nel corso dei secoli, hanno cercato in testi antichi, sacri e nascosti. Punto focale dello studio dei cabalisti è l’interpretazione della Bibbia e dei suoi suoni, delle sue lettere, degli archetipi ivi nascosti, al fine di rivelare l’esistenza di un “mondo superiore” ed esplorare le origini della vita.

I principali testi sacri della Quabbalah sono lo Zohar, probabilmente risalente al XIII secolo, e il Sepher Yetzirah, il libro della formazione, ad esso precedente. Per coloro che si accostano per la prima volta al mondo della Quabbalah, la lettura di questi testi può risultare ostica, soprattutto se si è carenti di una conoscenza del simbolismo esoterico.

L’edizione del Sepher Yetzirah, curata da un cabalista di fama mondiale – Georges Lahy – e pubblicata dalla casa editrice Venexia, risulta invece utile sia al neofita, sia al conoscitore “esperto” di Quabbalah. Al di là dell’immenso valore intrinseco degli insegnamenti raccolti nel testo originario, il libro presenta una struttura gerarchica e ben organizzata, probabilmente finalizzata a guidare il lettore attraverso i meandri del libro d’origine. Le quattro traduzioni principali, che vengono prese in considerazione da Georges Lahy, sono inoltre seguite da un commento e da una vera e propria analisi dei versi. Abbiamo così: la versione “Gra-Ari” del Sepher Yetzirah, la “Rabad”, quella “lunga” (a cui fece riferimento Shabbatai Donnolo per redigere il suo “Sepher Hakmoni”) e la traduzione di Saadiah Gaon, risalente agli anni 891-941. Poiché una conoscenza quanto meno rudimentale delle lettere dell’alfabeto ebraico è necessaria per colui che si accosta allo studio della Quabbalah, le prime due versioni acquistano particolare rilievo poiché riportano il testo a fronte in ebraico.

Il successivo commento di Georges Lahy sviscera e smembra i testi presi in analisi dosando sapientemente, verso dopo verso, la decifrazione del simbolismo insito nelle parole ebraiche e l’utilizzo di materiale grafico (come tabelle, disegni, schizzi, tavole delle corrispondenze, etc.). Il lavoro di Georges Lahy, però, non si ferma qui perché riesce a presentare i concetti di base della Quabbalah, senza dimenticare di fornire al lettore gli strumenti ermeneutici che torneranno utili anche nella lettura di altri testi cabalistici. Vengono, così, descritti: le trentadue vie della saggezza – per ognuna delle quali Lahy fornisce una descrizione dettagliata con continui rimandi di confronto all’Antico testamento –, i nomi divini, il concetto di Ein Sof, il simbolismo delle Sephiroth, la triplice unità dell’essere, la rappresentazione della Natura e dei suoi meccanismi in termini alchemici (“Nel mondo delle forme, l’opera della natura è composta da una serie ininterrotta di dissoluzioni e coagulazioni, di distruzioni e formazioni”), le principali virtù umane e le loro corrispondenze con le lettere ebraiche, il concetto di spazio e tempo considerati secondo la prospettiva cabalistica, etc.

Interessantissime sono, poi, le Appendici del libro: la prima contiene un commento di Rabbi Moshe ben Nahman (1194-1270) al Sepher Yetzirah, con parole che riecheggiano una saggezza antica e millenaria ma sorprendentemente attuale quando l’autore afferma: “Comprendere significa dedurre una cosa partendo da un’altra. Si dice ‘attraverso la saggezza’ perché non si può accedere che attraverso la comprensione ottenuta partendo da un’altra entità, che è l’Intelligenza, perché come hai visto è attraverso essa che raggiungi la Saggezza”; la seconda Appendice, invece, contiene un commento dello straordinario poeta, legatissimo alla terra d’Israele, Rabbi Judah Valevi, che si sofferma sul nucleo centrale del testo, desumendone incredibili e illuminanti suggestioni sulle origini dell’esistenza e sull’essenza divina e fondendo in un legame indissolubile scienza e mistero.

Recensione a cura di Paola M.

athanor

Curatore del sito.

Lascia un commento

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi