Studi Tradizionali

Risposte al questionario su: “Considerazioni sull’Iniziazione”, di René Guénon

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Risposte alle domande proposte in questo articolo.

1. Lo pseudonimo utilizzato da Guénon era Palingenius.

2. Fin dagli inizi, Guénon assunse un’attitudine decisamente ostile al neo-spiritualismo, ossia allo spiritismo, al teosofismo e alle loro derivazioni.

3. Per Guénon, la metafisica non è una speculazione filosofica, ma la conquista effettiva di stati di coscienza trascendenti; è un fatto vitale e spirituale che si svolge a livello dell’intellettualità pura, essenzialmente sovrarazionale.

4. Le opere di Guénon si dividono in un primo gruppo critico e polemico (es. Le ThéosophismeL’Erreur Spirite) e un secondo gruppo costruttivo ed espositivo.

5. Guénon sostiene e dimostra che non è giusto designare con la stessa parola la teosofia degli alessandrini e il bagaglio di teorie della Società Teosofica, che egli considera una contraffazione.

6. Guénon dimostra l’assurdità delle teorie spiritiche, i pericoli delle pratiche e il carattere equivoco del movimento neo-spiritualista, condannando l’errore spiritico in modo intransigente.

7. Lo scopo è spianare la strada agli studiosi occidentali per arrivare alla comprensione intellettuale delle dottrine hindu, superando l’erudizione degli orientalisti e le adattazioni delle società occidentali.

8. La “conoscenza” è quella vera, sintetica, trascendente, la “vidya” degli hindu, ottenuta tramite l’intellettualità pura, una facoltà iper-logica e intuitiva.

9. Sì, un indizio è la funzione dei numeri nell’espressione delle dottrine pitagoriche. Queste scuole, tuttavia, erano estremamente chiuse.

10. Guénon ritiene assai improbabile che esistano ancora in Occidente individualità, anche isolate, che abbiano conservato intatto tale deposito.

11. La civiltà occidentale è descritta come priva di aspirazioni intellettuali, ridotta a sole aspirazioni materiali e sentimentali, senza principi e stabilità, travolta dalla smania del “progresso” verso un cataclisma.

12. Propone di fare appello alla “Tradizione orientale” per cercare l’appoggio necessario a ricostruire la tradizione occidentale.

13. Il compito è inizialmente possibile soltanto ad una ristretta “élite intellectuelle”.

14. La “miopia intellettuale” prodotta dalla Kultur (erudizione e cultura profana) costituisce un ostacolo.

15. La sua funzione è custodire il deposito della “conoscenza tradizionale” e curarne la trasmissione.

16. L’opera di Guénon si distingue per la serietà e sicurezza delle vedute, una preparazione particolare, e una cura costante dei dettagli mantenendo un punto di vista di sintesi.

17. I due “neospiritualismi” sono lo spiritismo e il teosofismo (teosofia anglo-indiana e le sue derivazioni).

18. No, Guénon non contesta la realtà dei fatti, anzi ammette molto più di quanto non possa qualsiasi spiritista.

19. Egli afferma che tali fatti (medianità, ecc.) non hanno alcun valore spirituale e che l’interesse per essi è malsano e incentivo di degenerescenza.

20. Guénon si dimostra informato di tutti i retroscena privati del movimento e mostra come il teosofismo sia una divagazione di menti confuse e un travisamento delle dottrine orientali.

21. La causa risiede in un perduto contatto con la “realtà metafisica” e nell’estinguersi delle tradizioni che ne conservavano i principi.

22. È un mondo di essenze intellettuali, esistente non come ipotesi o astrazione, ma come la più reale delle realtà, al di là di tutto ciò che è spaziale, temporale e individuale.

23. L’uomo può “realizzarlo” attraverso un’esperienza diretta, elevandosi a uno stato “soprarazionale” di “intellettualità pura”.

24. Le “scienze tradizionali” erano ordinate gerarchicamente intorno a un asse sovrannaturale, mentre le scienze moderne sono induttivo-esterioristiche, particolaristiche e “profane”.

25. Avrebbe un carattere universale, basato su un’esperienza trascendente concreta, non astratta o razionale.

26. È un’espressione da intendersi in senso metafisico e spirituale, non temporale e storico, che indica l’invariante a cui tutte le varie tradizioni sono riconducibili.

27. Guénon vede una cultura “involutiva” a partire dall’Umanesimo e dalla Riforma.

28. Le facoltà razionali, l’astrazione filosofica, l’individuale, il movimento e l’antitradizione.

29. Perché l’antitradizione europea, con il suo standard of living, si estende e “modernizza” le civiltà tradizionali orientali.

30. La tradizione cattolica.

31. Evola sostiene che il termine “intellettualità pura” cela un equivoco, perché “realizzazione” comprende due aspetti: azione e contemplazione.

32. Azione e contemplazione.

33. Guénon identifica surrettiziamente il punto di vista metafisico con quello in cui la contemplazione domina sull’azione.

34. La tradizione essenzialmente guerriera (ksatrya), dove l’azione domina sulla contemplazione.

35. Perché, constatando i numerosi errori commessi non solo da profani ma anche da membri di organizzazioni iniziatiche, ha scorto la necessità di trattare più particolarmente certi punti.

36. Deve procedere sempre da un’origine “non-umana”.

37. La confusione tra il dominio esoterico e iniziatico e il dominio mistico.

38. A causa della loro incomprensione e del partito preso di ricondurre tutto a punti di vista occidentali.

39. Gli exoteristi religiosi, che rifiutano di ammettere qualsiasi cosa al di fuori del loro dominio.

40. È impossibile per qualcuno seguire contemporaneamente la via iniziatica e quella mistica.

41. L’iniziazione è “attiva”, richiedendo l’iniziativa e un lavoro metodico dell’individuo. Il misticismo è “passivo”, caratterizzato dall’assenza di metodo e dall’apertura a influenze esterne.

42. Perché è “aperto” a tutte le influenze e, in generale, non ha la preparazione dottrinale necessaria per operare una discriminazione.

43. La magia.

44. È considerata una scienza di rango inferiore, una specialità abbandonata a coloro che sono incapaci di elevarsi a un ordine superiore.

45. Perché fenomeni esteriormente simili possono trovarsi sia nelle storie dei santi che in quelle degli stregoni, dimostrando che non è il fenomeno in sé a provare qualcosa, ma la sua origine e il suo scopo.

46. Entrambi si risolvono in “fenomeni” (visioni, manifestazioni sensibili) che restano nel dominio delle possibilità individuali.

47. Le concezioni secondo cui l’iniziazione sarebbe qualcosa di ordine semplicemente “morale” e “sociale”.

48. Gli stati psichici appartengono unicamente allo stato individuale umano e non hanno nulla di “superiore” o “trascendente”. Lo spirituale si riferisce esclusivamente agli stati sopra-individuali.

49. La religione considera l’essere nello stato individuale umano e mira ad assicurargli le condizioni più favorevoli in esso. L’iniziazione ha per scopo superare le possibilità di questo stato e rendere possibile il passaggio a stati superiori.

50. No, non si tratta di comunicare con altri esseri in stati superiori, ma di raggiungere e realizzare per se stessi un tale stato sopra-individuale.

51. L’estasi mistica è un'”uscita da sé”, mentre ogni realizzazione iniziatica è essenzialmente e puramente “interiore”.

52. Una certa attitudine o disposizione naturale, la “qualificazione”.

53. Un lavoro personale “attivo”.

54. Il collegamento ad una organizzazione tradizionale regolare.

55. Initium significa “entrata” o “principio”, implicando un inizio che non può essere dato da sé stessi prima ancora di essere “nati” a quella nuova realtà.

56. La “seconda nascita”.

57. Perché siamo nel Kali-Yuga, un’epoca in cui la conoscenza spirituale è nascosta e lo sviluppo spirituale non è più spontaneo come nelle epoche primordiali.

58. La trasmissione di una influenza spirituale.

59. Il Fiat Lux che illumina il caos delle potenzialità.

    1. La “qualificazione” (potenzialità); 2) la trasmissione di un’influenza spirituale (virtualità); 3) il lavoro interiore per la realizzazione (attualità).

60. Perché la trasmissione di un’influenza spirituale richiede un contatto reale ed effettivo, secondo leggi definite.

61. Il Compagnonaggio e la Massoneria.

62. No, non possono cambiarne le forme essenziali, poiché ciò comporterebbe una rottura con la tradizione e farebbe perdere la “regolarità” all’organizzazione.

63. Perché l’origine reale dell’iniziazione è “non-umana”, situandosi in un mondo cui non si applicano le condizioni di tempo e luogo, e il suo scopo oltrepassa il dominio dell’individualità.

64. Il sincretismo è una giustapposizione esteriore di elementi di provenienza diversa. La sintesi procede “dall’interno”, da un principio di ordine superiore che unifica gli elementi in una dottrina coerente.

65. L’occultismo e il teosofismo.

66. La teoria degli “imprestiti”, secondo cui una tradizione avrebbe preso elementi da un’altra per contatto accidentale.

67. “Senza casta” è essere al di sotto di esse. “Di là dalle caste” è essere al di sopra di esse, avendo trasceso le forme.

68. Le forme tradizionali sono come vie distinte che conducono allo stesso scopo. Voler passare dall’una all’altra è il modo migliore per non avanzare o smarrirsi.

69. È una successione ininterrotta che assicura la trasmissione dell’influenza spirituale, elemento vitale per l’efficacia dei riti.

70. Sì, ma non è una condizione sufficiente. Devono essere compiuti da coloro che hanno la qualità per adempierli, cioè che sono portatori dell’influenza spirituale.

71. L’origine è “non-umana”.

72. Perché non è “vivificato” dalla presenza dell’influenza spirituale; manca la trasmissione orale e diretta che assicura la perpetuazione della “catena”.

73. La parola esprime l’idea di trasmissione.

74. La trasmissione “verticale” è dal sovrumano all’umano (intemporale). La trasmissione “orizzontale” è attraverso le epoche successive dell’umanità (cronologica).

75. Sono costituiti all’immagine del centro supremo, di cui sono come dei riflessi.

76. Assicura la continuità della trasmissione delle influenze spirituali e mantiene l’unità interiore e l’ortodossia sotto la diversità delle forme.

77. Tramite una gerarchia invisibile, i cui membri assicurano il tramite effettivo con il centro.

78. Era quella di ispirare e dirigere invisibilmente la riorganizzazione dell’esoterismo occidentale, per assicurare la conservazione delle conoscenze tradizionali del medio evo.

79. No, perché in principio non vi è che una Tradizione unica e una iniziazione unica nella sua essenza. L’opposizione esiste solo con la “contro-iniziazione”.

80. È l’inverso della vera iniziazione, che ne imita le fasi ma allontana l’essere dal dominio spirituale, portandolo verso la disintegrazione.

81. Perché l’esoterismo è una conoscenza riservata a un’élite, mentre la religione si rivolge a tutti. Inoltre, l’esoterismo per sua natura unifica, mentre la “setta” divide.

82. Dal latino secare (tagliare), la parola implica scissione o divisione.

83. Un’organizzazione iniziatica necessita solo di riti e simboli trasmessi oralmente ed è “inafferrabile” dal mondo profano. Una “società” ha statuti, registri, riunioni e un apparato esteriore.

84. Il segreto iniziatico è tale per la sua stessa natura, consistendo nell'”inesprimibile” e nell'”incomunicabile”.

85. Perché la sua conoscenza non è un’informazione che si può rivelare, ma è la conseguenza stessa dell’iniziazione, un’esperienza interiore che non può essere espressa con parole.

86. Ha un valore simbolico, rappresentando il vero segreto iniziatico, e serve come “disciplina del segreto”, un mezzo preparatorio per l’iniziato.

87. Sono anche simboli che fanno parte integrante dell’insegnamento iniziatico, il cui significato deve essere meditato.

88. Appartengono esclusivamente al dominio dell’individualità.

89. Perché gli elementi dell’individualità (corporeo e sottili) non sono separati. Lo stato del corpo può influire sulle altre modalità e fornire segni visibili dello stato interiore dell’individuo.

90. Guénon nota che gli impedimenti corporei all’iniziazione massonica coincidono quasi interamente con quelli all’ordinazione sacerdotale nella Chiesa cattolica.

91. L’ammissione di elementi non qualificati.

92. Perché la balbuzie impedisce la corretta pronuncia delle formule rituali e, più profondamente, è segno di una “deritmia” dell’essere.

93. La restaurazione dello “stato primordiale”.

94. Perché sono il veicolo indispensabile per la trasmissione dell’influenza spirituale e per il collegamento alla “catena” iniziatica.

95. I riti exoterici (es. religiosi) mirano a benefici nell’ordine individuale (es. la salvezza). I riti iniziatici mirano ad aprire possibilità di conoscenza e superare il dominio individuale.

96. La “Liberazione” o l'”Identità Suprema”.

97. Gli stati iniziatici sono acquisizioni permanenti e definitive. Gli stati mistici sono passeggeri e fuggitivi, ricevuti “dal di fuori”.

98. L’origine è “non-umana”.

99. La fissazione di un gesto rituale.

100. Simboli visuali (yantra) e simboli sonori (mantra).

101. Ogni parola non può essere altro che un simbolo dell’idea che è destinata ad esprimere.

102. Ogni rito è costituito da un insieme di simboli, che includono non solo oggetti e figure, ma anche i gesti effettuati e le parole pronunciate.

103. La filosofia, come la ragione, è analitica e discorsiva. Il simbolismo è sintetico e intuitivo, servendo da punto di appoggio all’intuizione intellettuale sopra-razionale.

104. Il rito ha un’efficacia inerente dovuta a un elemento “non-umano”. La cerimonia è una manifestazione esteriore, un prodotto umano con effetti puramente psicologici, che può accompagnare un rito ma non è il rito stesso.

105. Hanno una parte legittima nell’ordine exoterico, per impressionare la massa e renderla più ricettiva all’influenza spirituale veicolata dal rito.

106. Il pericolo è che l’accidentale (la cerimonia) faccia perdere di vista l’essenziale (il rito), e che il rispetto delle forme sopravviva alla loro comprensione.

107. No, è una magia degenerata, un formalismo vuoto i cui effetti, se ci sono, sono puramente psicologici e di autosuggestione.

108. Non hanno alcun rapporto. Lo sviluppo dei poteri psichici appartiene al dominio individuale inferiore, mentre l’iniziazione ha come unico scopo la pura conoscenza e la realizzazione spirituale.

109. Perché costituiscono una “distrazione” che disperde l’essere nella molteplicità del mondo psichico, impedendogli di “centrarsi” sulle realtà superiori.

110. Un rito di “integrazione” o “aggregazione” a una comunità tradizionale, che opera una “trasmutazione” negli elementi sottili dell’individuo.

111. Consiste nell’investitura del cordone brahmanico (upavita), che dà accesso allo studio delle Sacre Scritture.

112. No. Pur essendo una “seconda nascita”, è un samskâra e non una dîkshâ. È obbligatorio per tutti i membri delle tre caste superiori e non richiede qualificazioni particolari, restando nell’ambito exoterico.

113. Significa propriamente ed esclusivamente “domanda”.

114. La preghiera è una domanda rivolta a un’entità esteriore per ottenere benefici nell’ordine individuale. L’incantazione è un’aspirazione dell’essere verso l’Universale, un’operazione interiore per ottenere un’illuminazione.

115. Sono riti preliminari e preparatori all’iniziazione, essenzialmente riti di purificazione.

116. Il termine “prove” ha un significato “alchemico”, riferendosi alla purificazione mediante gli “elementi” per rendere l’essere atto a ricevere la luce iniziatica.

117. No, è un cambiamento di stato reale; anzi, in un certo senso è più reale della morte fisica.

118. La “seconda nascita” è la rigenerazione psichica che segna l’ingresso nell’ordine iniziatico e implica la morte al mondo profano.

119. La “seconda morte” è la “morte psichica” che segna il passaggio dall’ordine psichico (piccoli misteri) a quello spirituale (grandi misteri). La “terza nascita” è l’accesso a quest’ultimo, una “resurrezione”.

120. Perché il nuovo nome corrisponde a una nuova modalità del suo essere, quella la cui realizzazione è resa possibile dall’iniziazione.

121. Quello che corrisponde alla modalità centrale della sua individualità, cioè alla restaurazione dello “stato primordiale”.

122. L’essere passa oltre il nome e la forma, che sono le espressioni dell’individualità. Non ha più un nome proprio.

123. Esprime il carattere illusorio della manifestazione, con l’attore che rappresenta il “Sè” e le parti che interpreta i molteplici stati dell’essere.

124. L’errore è confondere “operativo” con “corporativo” (l’esercizio manuale del mestiere) e “speculativo” con una forma superiore di pensiero, quando in realtà indica una degenerescenza.

125. “Operativo” si riferisce alla “realizzazione” iniziatica effettiva. “Speculativo” si riferisce a una conoscenza puramente teorica e riflessa, che lascia l’iniziazione allo stato virtuale.

126. È una preparazione dell’individuo per acquisire la conoscenza iniziatica effettiva tramite il lavoro personale, utilizzando simboli e riti.

127. Il “mentale” (la ragione e le facoltà discorsive) è limitato al dominio individuale e non può raggiungere la conoscenza sopra-individuale. È una conoscenza “per riflesso”.

128. L’intuizione intellettuale (l’intelletto puro).

129. Dal “cervello” (sede del pensiero razionale) al “cuore” (sede dell’intuizione intellettuale e centro dell’essere).

130. Nessuno. Anzi, spesso costituisce un ostacolo, poiché crea una “mentalità speciale” e pregiudizi che impediscono la comprensione delle verità superiori.

131. È la tendenza a concepire l’universo come una scuola, dove si apprendono “lezioni”, riducendo la conoscenza iniziatica a un prolungamento dell’istruzione profana.

132. Sono un'”esteriorizzazione” di una gerarchia iniziatica, come si vede dalla divisione in tre gradi.

133. Si confonde il fine dell’iniziazione (la conoscenza) con un mezzo, e si capovolge la gerarchia, subordinando la realizzazione spirituale a un’azione esteriore di tipo umanitario e profano.

134. È la capacità di parlare a ognuno il suo linguaggio, adattando l’espressione della verità unica alle diverse forme tradizionali e mentalità, essendo andati oltre la forma per attingere al principio comune.

135. Sono iniziati che hanno raggiunto uno stato spirituale superiore, quello dei “piccoli misteri” compiuti. Non formano una “società” perché il loro legame è puramente interiore e spirituale.

136. I “piccoli misteri” concernono la realizzazione integrale dello stato umano, fino alla restaurazione dello “stato primordiale”. I “grandi misteri” concernono la realizzazione degli stati sopra-umani, fino all’Identità Suprema.

137. I piccoli misteri all’iniziazione reale (Kshatriya), i grandi misteri all’iniziazione sacerdotale (Brâhmana).

138. No, l’ermetismo è una dottrina cosmologica (scienza tradizionale), mentre l’alchimia è una sua applicazione, una “tecnica”.

139. Si riferisce al prolungamento della vita corporea, ma soprattutto alla realizzazione di possibilità extra-corporee e, nel suo senso più alto, al dominio delle condizioni temporali e spaziali raggiunto nello “stato primordiale”.

140. La “trasmutazione” è un cambiamento di stato o modalità all’interno del dominio formale/individuale. La “trasformazione” è il “passaggio al di là della forma”, cioè la realizzazione di stati sopra-individuali.

141. Deriva da “eletto” e designa coloro che posseggono le qualificazioni richieste per l’iniziazione, che sono “chiamati” a riceverla.

142. È formata da gradi di conoscenza effettiva.

143. L’individuo non è infallibile in quanto tale, ma lo è quando, identificandosi con una verità, diventa il veicolo attraverso cui essa si esprime. L’infallibilità è legata alla funzione, non all’individuo.

144. Si riferiscono all’illuminazione iniziatica. Post Tenebras Lux (“Dopo le tenebre la luce”) indica il passaggio dal caos potenziale del mondo profano alla luce. Ordo ab Chao (“L’ordine dal caos”) descrive il processo cosmogonico e iniziatico in cui il Fiat Lux ordina le potenzialità caotiche per farne un cosmo.

145. Sono tre aspetti inseparabili del principio della manifestazione. Il Verbum (la Parola, il comando divino) produce la Lux (la Luce intelligibile, l’essenza dello Spirito) che, nel nostro mondo, appare come Vita.

146. Rappresenta la “seconda nascita”, cioè l’attualizzazione del “germe” spirituale (identico a Hiranyagarbha o all’Avatâra primordiale) al centro dell’individualità umana (il cuore).

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