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La religione è al crepuscolo totale

Secondo Umberto Galimberti, la parola di Gesù di Nazareth non si colloca sul piano della verità come dottrina, ma sul piano dell’azione come trasformazione dell’esistenza. Non è una verità da credere, ma una verità da incarnare. In questa prospettiva, il Vangelo non è un sistema teologico, ma un dispositivo etico che chiede di essere vissuto.

Galimberti, in più occasioni, sottolinea che “il cristianesimo non è una teoria, è una prassi”, indicando che il senso delle parole di Gesù emerge solo nell’atto. Ne Le parole di Gesù viene messo in luce un punto radicale: la verità evangelica non coincide con l’adesione a un contenuto, ma con un modo di stare nel mondo. “Ama il prossimo tuo” non è un enunciato morale da comprendere, ma un comando che chiede realizzazione.

La verità, quindi, non precede l’azione, ma si manifesta dentro l’azione. Senza gesto, la parola resta vuota. Questo rovescia completamente la struttura del pensiero occidentale, che tende a separare sapere e agire.

In Galimberti, questa frattura viene ricomposta: non si tratta di sapere cosa è vero, ma di diventare veri attraverso ciò che si fa. La verità non è oggetto, è evento. Non appartiene all’ordine dell’essere statico, ma del divenire.

Un esempio emblematico è il perdono. Gesù non spiega il perdono, lo esige. E solo nell’atto del perdonare si comprende cosa sia. Prima di questo, resta un concetto astratto.

In questo senso, la parola evangelica funziona come l’oracolo: non chiarisce, ma mette in movimento. Qui si inserisce anche la lettura contemporanea di Paolo Crepet, che insiste sul fatto che la società attuale ha sostituito l’azione con il discorso sull’azione. Si parla di valori, ma non si agisce secondo quei valori. In questo scarto si produce una distanza tra parola e vita che svuota entrambe.

Per chi ha attraversato una lunga esperienza, questa distinzione diventa decisiva: non è ciò che si è creduto a definire una vita, ma ciò che si è fatto.

La verità non è accumulo di idee, ma coerenza di gesti. E in questo senso, “seguire Gesù” non significa aderire a una religione, ma assumere una forma di esistenza che si misura nell’atto concreto.

athanor

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