Io in Massoneria
Che cosa si cela dietro l’apparenza?
Qual è il lato sconosciuto delle cose?
Come si raggiunge la conoscenza?
Qual è il percorso per ritrovare se stessi, per superare le proprie incertezze?
Come è possibile entrare in contatto con il proprio io più profondo e ritrovare la propria essenza?
Sono questi gli interrogativi che dentro di me si sono resi negli anni sempre più incalzanti, che mi hanno reso consapevole che la mia vita ed i percorsi seguiti per anni non mi avevano mai soddisfatto; che qualcosa di fondamentale mi mancava, un qualcosa che mi concedesse di andare oltre le esperienze, seppure soddisfacenti, che la vita mi aveva concesso, oltre le mete, certamente gratificanti, che avevo raggiunto.
La sensazione di insoddisfazione, la voglia di ricerca della conoscenza vera ed autentica, sono divenute sempre più forti e sempre più forte è divenuta la spinta a ricercare una nuova dimensione del vivere.
Nessuno strumento sperimentato nel corso degli anni mi ha mai consentito di appagare la sete di conoscenza, che negli anni è divenuta sempre più implacabile.
L’impossibilità di saziare la voglia incontenibile di vivere in sintonia con l’universo, la consapevolezza di desiderare irrefrenabilmente di raggiungere l’armonia pura, mi hanno costretta a vivere male, ad accusare un malessere interiore frutto del tentativo, vano, di soffocare una forza che invece il mio vero io mi imponeva di soddisfare.
Stanca di vagare nell’ombra, ricercavo la luce; volevo la luce, la desideravo.
Anelavo ad una forma di vita vera ed appagante; mi sentivo costretta da troppi limiti: un richiamo ancestrale mi diceva di ricercare la Meta, la rivelazione che porta alla conoscenza più profonda.
Sebbene non abbia mai posto limiti alla mia ricerca, seppure non ritengo di essere mai stata distratta nel percepire e valutare gli accadimenti, anche quelli apparentemente poco significativi, per quarant’anni non mi sono mai ritrovata nelle condizioni di imboccare il percorso, certamente impervio, che conduce verso la luce.
D’un tratto è accaduto che mi è stata donata, inaspettatamente, la chiave per aprire una porta che pensavo, anzi temevo, fosse per me inaccessibile; di una porta oltre la quale sentivo vi fosse la possibilità di intraprendere un percorso volto al conseguimento della perfezione della conoscenza nel rispetto della libertà, scevro da pregiudizi di ogni sorta.
Tanti e tanti anni fa, durante le mie letture di giovane studentessa liceale desiderosa di cambiare il mondo ed assetata di apprendere e di allargare sempre di più i propri orizzonti culturali, convinta che la conoscenza è il fondamento della libertà e che non vi può essere libertà senza la conoscenza, che la formazione culturale per essere tale va depurata dall’ideologia e dai dogmi (di cui erano infarciti i libri scolastici e le lezioni di quasi tutti i docenti) che ostacolano lo sviluppo della ragione, scoprii l’esistenza di un’associazione composta da uomini che credono nella libertà, nell’uguaglianza e nella fratellanza, che mirano a progettare e realizzare un più alto concetto di umanità attraverso l’elevazione dell’essere, di un’associazione che crede nel valore assoluto della persona umana, nella missione spirituale dell’uomo e nella sua perfettibilità infinita, che opera al di fuori di ogni convinzione religiosa e politica.
Mi incuriosì non poco un’associazione di tal fatta e fantasticai di farne parte; mi ripromisi che ne sarei entrata a far parte. Cercai di saperne di più, non vi riuscii. Quella curiosità mi accompagnò per anni; il desiderio di esserne accolita non mi abbandonava. Rimasi profondamente delusa quando qualcuno mi disse che quell’associazione era riservata solo agli uomini. La mia delusione non era dovuta solo al fatto che io ne ero praticamente tagliata fuori, ma era più cocente perchè ritenevo di essere stata raggirata da chi aveva affermato che quell’associazione propugna l’uguaglianza ed è scevra da pregiudizi e crede nel valore assoluto della persona umana.
Dopo anni ed anni la chiave per aprire quella porta che avevo ritenuto non mi fosse concesso varcare mi è stata mostrata piano piano; appena l’ho scorta mi ha subito attratto perchè risplendente di luce brillante ma non abbagliante; poi ne ho compreso il valore.
Mi è stato porto prima un vaso colmo di saggezza e di dolcezza insieme; ed io ne ho osservato la forma, poi l’ho accostato al volto per percepirne la fragranza ed il suo profumo mi ha turbato; le mie labbra ne hanno voluto scoprire il gusto ed il suo sapore mi ha sconvolto. Non mi sono saziata al primo sorso, ho continuato a nutrirmi di quel nettare a piccoli sorsi. Ho voluto che ogni goccia di quella preziosa sostanza entrasse in me e vi restasse per diventare parte del mio essere.
E così ho chiesto di conoscere la sorgente capace di far sgorgare linfa tanto strepitosa, ove avrei potuto immergermi completamente per poi venirne fuori totalmente rinnovata ed ove avrei potuto bere per placare quella sete che mi assillava da anni e che mi aveva reso arida.
Mi viene rivelato d’improvviso il nome di quella sorgente: si, è la Massoneria.
* * *
Quel nome, che mi è noto, ha conservato intatto il suono magico ed affascinante di tanti e tanti anni fa; ma la maturità di oggi mi consente di percepire ogni vibrazione di quella melodia accattivante.
I miei occhi brillano tradendo un desiderio soffocato per tanto tempo, troppo. La sensibilità del mio interlocutore mi risparmia le parole. Inconsapevolmente sono stata messa alla prova: voglio quella chiave che balugina. Firmo la domanda di ammissione. La inoltro, è accolta.
Giunge così la fatidica data in cui verrò sottoposta al rituale dell’Iniziazione: . il giorno in cui dovrò essere in grado di morire al mondo che fino a quel momento ho conosciuto per poi rinascere a nuova vita, la vera vita. E’ il grande giorno in cui dovrò dimostrare di meritare di essere costituita Massone. Non so che cosa mi attende. Ho percepito solo che dovrò superare prove fisiche e morali. Sono pronta a sottomettermi alle prove, consapevole che dovrò essere disposta ad affrontarle senza nessuna speranza di successo.
OMISSIS
Accarezzo il Grembiule che indosso, sento che ha in sè qualcosa di grandioso e di profondo, ma non sono ancora in grado di apprezzarne in pieno il significato; il suo contatto mi induce a comprendere che dovrò lavorare incessantemente, dentro e fuori la Loggia, “per scavare oscure prigioni al vizio ed elevare templi alla virtù”; che dovrò “sgrossare e levigare la pietra grezza” per contribuire alla realizzazione del Tempio.
OMISSIS
Mi vengono porti un paio di guanti candidi che tali dovranno rimanere; li dovrò indossare durante i lavori di Loggia a monito che le mani di un Libero muratore dovranno essere sempre pure.
Ho la consapevolezza di avere ricevuto due doni preziosi, so che devo impegnarmi per mostrare in ogni momento di esserne meritevole.
Sono Apprendista Libero Muratore, sono parte della Loggia!
OMISSIS
Sento che si è innescato in me un processo di trasformazione interiore, sento di non essere più la stessa persona che poche ore prima era stata introdotta nel Gabinetto di riflessione. Comprendo che il rito dell’Iniziazione ha impresso in me un segno incancellabile, che mi ha consentito di vivere un’esperienza di cui è impossibile comunicare appieno il significato, perchè le parole, anche le più belle ed altisonanti, mai potrebbero risultare idonee allo scopo perchè strumento inadeguato.
A chiusura il Maestro Venerabile impone di mantenere il più assoluto silenzio sui lavori.
Non colgo l’essenza concettuale del dovere di tacere e, segnatamente, del silenzio, così come peraltro non sono riuscita a cogliere il significato di altre fasi del rituale e dei simboli che ho notato e che mi sono stati indicati.
Il non essere in grado di comprenderne il significato non mi scoraggia, nè mi induce ad assumere una posizione di rifiuto o di critica.
Il non avere compreso fa nascere in me la consapevolezza che dovrò lavorare senza requie e la voglia di pormi in condizioni tali da rendere proficuo ogni mio sforzo.
* * *
Sono trascorsi circa sei mesi dal giorno in cui sono rinata a nuova vita.
Ho partecipato con assiduità ai lavori di Loggia sotto la guida, la tutela e la vigilanza del
OMISSIS
comincio a sapermi muovere nel Tempio.
Mi è stato consegnato il brevetto che comprova la mia appartenenza alla Libera Muratoria ed il mio grado. Lo custodisco gelosamente, mi segue fedelmente: ne ho grande rispetto perchè è la prova tangibile che io sono parte della Massoneria; che ne sono parte e sono stata iniziata perchè ho scelto di praticare l’Arte del Perfezionamento individuale. Toccare il passaporto mi trasmette una forza atavica, che mi infonde sicurezza.
Vi è impresso sopra il sigillo della Gran Loggia d’Italia, osservarlo mi affascina: sento che è carico di contenuti iniziatici che la mia giovane età massonica non mi consente di cogliere pienamente. Mi permette però di essere consapevole che la Conoscenza è per me una meta ancora lontana e mi sprona a lavorare, a sgrossare la pietra utilizzando maglietto (la volontà, l’intelligenza) e scalpello (la ragione, la potenza esecutrice della volontà, la parola guidata dalla volontà).
Ho imparato a rimanere immobile in silenzio e ad apprezzare l’immobilità ed il silenzio. Devo ammettere che per me non è stato semplice all’inizio rimanere per ore in tali condizioni. Piano piano però ho compreso che l’immobilità ed il silenzio non sono indice di passività.
Lo stato infantile tipico della mia condizione di apprendista mi porterebbe a pronunciare discorsi inutili, inidonei ad aggiungere alcunchè di rilevante agli insegnamenti elargiti dai Maestri, discorsi che potrebbero rivelarsi addirittura dannosi perchè in grado di produrre effetti fuorvianti e deleteri sui fratelli, i quali potrebbero, a causa del mio intervento, percepire in maniera distorta i contenuti degli insegnamenti.
Il mio ingresso nella Libera muratoria è recente, per cui non mi sono ancora depurata dai limiti e dai condizionamenti culturali che nel corso degli anni ho, involontariamente, subito; dalle abitudini estranee alla mia natura, ma che ancora non percepisco come tali; dalle inibizioni dei modelli collettivi cui durante la vita profana mi sono acriticamente conformata nella ricerca dell’approvazione di una società che non conosce la verità oggettiva.
Il silenzio e l’immobilità sono pertanto gli unici veri strumenti che mi consentono di nutrirmi dei messaggi esoterici contenuti all’interno delle parole pronunciate dai Maestri e trasmessi dai simboli che ornano il Tempio; quei i simboli che per me hanno un fascino arcano, capace di donarmi, durante la loro contemplazione, l’effetto miracoloso di vivere in una dimensione che non conosce i limiti del tempo e dello spazio.
I simboli risalgono alla notte dei tempi e parlano una lingua universale, comune a tutti i Massoni; sono quindi capaci di rendere tangibile il concetto di Fratellanza.
Il silenzio e l’immobilità mi consentono di immergermi nei riti e di percepire quelle forze misteriose che si sprigionano durante le tornate all’interno del Tempio; di avvertire armonia.
Nel Tempio regna un’atmosfera magica, capace di regalarmi la serenità concedendomi un dolce oblio in grado di cancellare le tristezze e gli affanni della vita quotidiana; di rigenerarmi caricandomi della forza e dell’energia necessarie ad affrontare il fragore della profanità
Il chiarore delle candele accese e la soavità della musica contribuiscono a creare l’incanto, favorendo in me lo stato di concentrazione e di meditazione.
Ho imparato infatti che il silenzio e l’immobilità devono connotare anche il mio atteggiamento interiore. Ho sperimentato che, per trarre il massimo beneficio dai lavori di Loggia, devo essere in grado di far tacere le passioni e bloccare l’immaginazione ed i pensieri, spogliarmi dei pregiudizi ed avere la capacità di ascoltare con la mente e con il cuore assolutamente liberi.
Ho sperimentato che lo stato di silenzio e di immobilità non è una condizione di annullamento o di sonno, ma è piuttosto il mezzo per entrare in contatto con il mio Io interiore.
Solo dopo avere conseguito il silenzio e l’immobilità sia all’interno che all’esterno del mio essere mi pongo nelle condizioni di recepire la Luce.
Ritengo di poter affermare in tutta serenità che il silenzio è per l’Apprendista un diritto sacrosanto ed inviolabile, che, come tale, va tutelato e garantito innanzitutto dai Maestri.
OMISSIS
So che dovrò percorrere fino in fondo un sentiero impervio se veramente desidero raggiungere la Conoscenza; che per far ciò dovrò purificarmi dalle contingenze materiali e terrene e raggiungere l’Armonia interiore e l’Armonia con il mondo circostante; che dovrò essere sempre pronta a morire e risorgere a nuova vita fino a quando avrò raggiunto uno stato di equilibrio, consapevole del fatto che sono un essere perfettibile.
Solo così potrò divenire una piccola pietra nella costruzione del Tempio ideale eretto al Grande Architetto dell’Universo.
Maria Luisa (OMISSIS)