Dubbi occulti. Come si dice: “eggregore”, “eggregoro” o “egregora”? Risponde la Crusca
Simone Valesi (Milano) chiede, testualmente, se la parola dell’italianoegregorao le sue variantieggregoraoegregore/eggregore– peraltro non registrate nei dizionari correnti della nostra lingua e però presenti in lessici settoriali relativi a scienze occulte ed esoteriche e all’esoterismo (a es. nel dde, s.v.; ma assente, stranamente, nel pur ben documentato die) – siano di genere femminile o maschile; e se sia vero che la formaegregora/eggregora(intesa come femminile) abbia come pluraleegregore/eggregore, mentre la formaegregore/eggregore(intesa come maschile) abbia come pluraleegregori/eggregori. Dubbi più o meno analoghi, e con particolare riferimento al significato delle forme sopra menzionate, sono espressi anche da Giuseppe De Santis (Roma) e da Anni Rj (Napoli).
Risponde l’Accademia della Crusca(Rivista“La Crusca per voi”n. 68 (2024/I) )
1. Partiamo daegregora, chiarendone in primo luogo la natura morfologica e quindi l’origine (che non è nominale…!), essendo che le altre forme, richiamate dalle due lettrici e dal lettore, altro non sono che sue varianti, di cui si dirà più avanti, trattando anche del loro significato.
Dunque: quanto alla sua ‘intima’ natura morfologica,egregoraall’origine non è né maschile né femminile; semplicemente poiché non è un nome ma trattasi della puntuale trascrizione di una forma verbale greco-classica – ἐγρήγορα/egrḗgora– significante ‘mi sono risvegliato’ > ‘sono divenuto consapevole’: per la precisione, è la prima persona singolare del perfetto attivo del verbo transitivo ἐγείρω/egeírō‘risvegliare, destare’ > ‘rendere consapevole’; verbo che ricorre anche con valore riflessivo e che vale ‘svegliarsi’ > ‘diventare consapevole’.
Verbo per altro assai illustre questo ἐγείρω/egeírō, già ben attestato nel greco omerico:Od.XX, 100-101 φήμην τίς μοι φάσθω ἐγειρομένων ἀνθρώπων/ἔνδοθεν –phḗmēn tís moi phásthō egeiroménōn anthrṓpōn/éndothen(‘mi manifesti un presagio qualcuno degli uomini desti, là da dentro’) … e chi parla è Ulisse che, giunto in incognito alla soglia della sua reggia itacense – evocata da ἔνδοθεν/éndothen ‘là da dentro’ – invasa dai proci, si rivolge a Zeus chiedendogli un segnale che gli dia forza (gel, s.v.).
Alla base di tale verbo greco sta una (più che probabile) base indo-europea *h1g(r)e-/h1gor- che si ritrova, parallelamente, anche in forme verbali proprie di due altre lingue indo-europee d’area indo-iranica (edg, s.v.; gew, s.v.): cfr. i perfetti sanscritojāgārae avesticojaγāraentrambi significanti ‘si è risvegliato’; incerto rimane invece il rapporto tra gr. ἐγείρω/egeírōe il lat.expergiscor‘svegliarsi’, verbo ricorrente, tra l’altro, sia in Plauto (Asin.2.1.1.Hercle vero, Libane, nunc te meliust expergiscier! ‘Per Ercole, oh Libano, è meglio che ora tu ti svegli!’) che in Cicerone (Att.2.2.3.si dormis, expergiscere‘se dormi, svegliati!’).
Da ἐγρήγορα/egrḗgorasi è formato, nel greco tardo, un presente indicativo γρηγορ-έω/grēgor-éō‘sono pienamente desto > sono vigile’ (gel, s.v.): tale forma è attestata nel greco vetero-testamentario (nella traduzione in greco della Bibbia, quella deiSeptuaginta(sv, s.v., svt, s.v.) e neo-testamentario (Ev.Matt.24-43 ὁ οἰκοδεσπότης […] ἐγρήγορησεν ἂν καὶ οὐκ ἂν εἴασεν/ho oikodespótēs[…]egrḗgοrēsen an kaì ouk an eíasen[…] ‘il padrone di casa […] avrebbe vigilato e non avrebbe permesso […]’) per indicare la precisa condizione opposta al semantismo espresso da καθεύδω/katheúdō‘essere addormentato/dormire’ e, per traslato, segnalante il “contrasto”, forte e radicale, tra la vita e la morte (sfg, s.v.).
Da ἐγρήγορα/egrḗgorasi è formato l’aggettivo greco-tardo ἐγρήγορος, -ον/egrḗgoros, -on‘desto, insonne > consapevole’ attestato nel sec. II d.C. dal grammatico Polluce (Poll.3-120) e nel sec. IV da Adamanzio Fisiognomico (Adam.Phgn.2-28); di tale aggettivo si dirà tra breve e sarà dato essenziale per discutere le forme oggetto di questo contributo.
Quanto al significato di it.egregora(e delle sue variantieggregora/egregore/eggregore), i singoli termini indicano misteriose entità incorporee – misteriose, in tutto, a partire dalla loro provenienza – ritenute comunque capaci di influenzare, positivamente o negativamente, pensieri e comportamenti. Si tratta di termini propri di uno specifico lessico settoriale: quello dell’occultismo e dell’esoterismo e tipici di contesti comunicativi governati da pratiche dimeditazionecollettiva.
La voceegregora, in un dizionario specialistico dedicato all’esoterismo (dde, s.v.), è definita come «la forza ‘aurica’ di un gruppo, sia esso una collettività umana o angelica […] in sé stessa produttrice di fenomeni occulti […] esercitati nei confronti degli esseri del gruppo […] o dei loro avversari». In tal senso l’egregora è stata accostata «sia all’inconscio collettivo di C.G.Jungsia alla ‘comunione dei santi’ o alla ‘conoscenza universale spirituale’»; e anzi l’egregora, in quanto forza ‘aurica’ di un gruppo, spiegherebbe sia «i poteri spirituali delle Chiese che le infatuazioni politiche, le guerre e le rivoluzioni al di là del determinismo dei fattori economici e sociali» (ivi,p. 106). Peraltro, nella traduzione italiana del libro diRené Guénon(Initiation et réalisation spirituelle, Paris, Les Éditions traditionelles, 1952; trad. it.Iniziazionee realizzazione spirituale, Milanoet al., Luni, 1997), compare un plurale (maschile)eggregoriquale traducente di franceseégrégoresin relazione al capitolo VI del volume in questione, capitolo il cui titolo suonaInfluences spirituelles et égrégorese reso in italiano conInfluenze spirituali ed eggregori.
2. Quanto alla loro vicenda – e stante la loro pur grecissima natura morfologica –, it.egregorae le variantieggregora/egregore/eggregoresono entrate nello spazio linguistico italiano, ancorché – come si è detto – in un suo limitatissimo ambito, per il tramite del lessico settoriale dell’occultismo e dell’esoterismo professati dai nostri cugini d’Oltralpe: mi riferisco al sostantivo fr.égrégore(di genere maschile:un égrégore) «aggregazione spirituale intorno a un’idea», a sua volta prestito, ovviamente libresco/iperdotto, tratto dalla forma verbale greca o dal connesso aggettivo o sostantivo gr. [ἐ]γρήγορος/[e]grḗgoros‘sveglio, insonne’ > ‘guardiano’: fr.égrégorericorre nel poema di Victor Hugo (Le jour des rois, V, 17-22, parte deLa légende des siècles, 1859):
«Comme on sait tous les noms de ces rois, / Gilimer, Torismondo, Garci, grand-maître de la mer, / Harizetta, Wermond, Barbo, l’homme égrégore / Juan, prince de Héas, Guy, comte de Bigorre, / Blas-el-Matador, Gil, Francavel, Favilla, / Et qu’enfin, c’est un flot terrible qui vient là […]».
Sempre in ambito ermetico-esoterico si deve all’esoterista francese Alphonse Luis Constant, noto con lo pseudonimo di Éliphas Lévi (18101875), l’utilizzo diégrégore(sempre come sostantivo di genere maschile:un égrégore) nella suaHistoire de la magie(Paris, G. Ballière, 1860).
Quanto al loro significato, it.egregora(e le variantieggregora/egregore/eggregore) indicano ‘spiriti elementali’, simili alle λάμιαι/lámiaidella mitologia greca: “figure” fantasmatiche, queste, dall’aspetto in parte umano e in parte animalesco, considerate quali pericolose rapitrici di bambini; o anche intese come adescatrici di giovani uomini del cui sangue e della cui carne erano solite nutrirsi (Ar.Vespae1177 πρῶτον μὲν ὡς Λάμι’ ἀλοῦσ’ ἐπέρδετο/prôton mèn hōs Lami’ haloûsa epérdeto‘in primo luogo come una Lamia che, sentitasi presa, crepitò’).
Tali ‘spiriti elementali’ – ricorrenti per altro anche in altre, diverse tradizioni animistiche-vitalistiche proprie di culture asiatiche e africane – appaiono suddivisi in base ai quattroelementafondanti la natura del cosmo, sì che si hanno ‘spiriti elementali’ del fuoco (che si manifestano sotto forma di salamandre…), dell’aria (che appaiono quali silfidi ed elfi…), dell’acqua (che si presentano quali ninfe, nereidi, naiadi…), della terra (che si svelano quali gnomi o colboli… e anche – e con totale sprezzo del moderno, attuale sentirepolitically correct– tali ‘spiriti elementali’ si manifesterebbero anche quali pigmei e nani…). Prossimi alle λάμιαι/lámiaidella mitologia greca erano poi, nella religione romana tradizionale, ilemurēs: spiriti di persone morte in modo violento: anime vaganti, inquiete che, quali vampiri, tornavano sulla terra a tormentare pesantemente i viventi sì da condurli alla pazzia.
Dalla forma dell’agg. m. pl. gr. [ἐ]γρήγοροι/ [e]grḗgoroi‘svegli > vigilanti > custodi’ dipende la forma ebraicagrigori(sicuro grecismo entrato in ebraico in età bizantina) indicante, nella tarda letteratura giudaica alto-medievale, l’insieme di quegli angeli ‘vigilanti, guardiani’ (cfr. dddb, s.v.: ociamaraריִִע ʿiyr ,].gnis[ןיִריִִע ʿiyrin [ʕiːr(iːn)] [pl.], .rbeריִִע‘er/ ,].gnis[ ןיִריִִע‘irin[ʕiːr(iːn)][pl.]) che, fattisi superbi e ribelli e quindi precipitati dall’ira divina sulla terra e diventati demoni, si sarebbero accoppiati con donne mortali dando origine alla genìa deiNephilim(lett. ‘quelli che sono caduti’: .rbeםיליפנnephilimid .lp ,ליפנnephel– dalla ra ecidלפנnaphal‘cadere’; cfr.Genesi6, 1-4 [οἱ δὲ γίγαντες (sc.i Nephilim) ἦσαν ἐπὶ τῆς γῆς ἐν ταῖς ἡμέραις ἐκείναις […] καὶ εἰσεπορεύοντον οἱ ὑιοὶ τοῦ θεοῦ πρὸς τὰς θυγατέρας τῶν ἀνθρώπων καὶ ἐγεννῶσαν ἑαυτοῖς/hoi dè gígantes ḗsan epì tẽs gẽs en taîs hēmérais ekeínais[…]kaì eiseporeúonton[…]pròs tàs thugathéras tôn anthrṓpōn kaì egennôsan heautoîs[…]’‘in quei giorni i giganti erano sulla terra […] e si univano […] alle figlie degli uomini e generarono a loro stessi […]’]);Ezechiel32, 27 [καὶ ἐκοιμήθησαν (sc.le figlie degli uomini) μετὰ τῶν γιγάντων τῶν πεπτωκότων […] οἱ κατέβησαν εἰς ᾅδου ἐν ὅπλοις πολεμικοῖς […]/kaì ekoimḗthēsan metà tôn gigántōn tôn peptōkótōn[…]hoi katébēsan eis haídou en hóplois polemikoîs[…] ‘e (sc.le figlie degli uomini) dormirono con i giganti che erano caduti […] i quali erano scesi agli inferi in armi da guerra’]: giganti inquietanti di cui si ha attestazione anche nel cap. VI delLibro di Enoch(testo apocrifo, secc. II-I a.C.) ove è fatta esplicita menzione deigrigori, distinti in buoni e in cattivi, con attenzione particolare per quelli cattivi che, superbi e ribelli, furono precipitati sulla terra.
3. La tradizione cabalistica-esoterica alto- e basso-medievale, esprimentesi in latino, rese con il termineegregile nozioni mediate da gr. [ἐ] γρήγοροι/[e]grḗgoroie da ebraicogrigori. Per etimologia popolareegregifu erroneamente connesso con lat.grex, gregis: come se gli [ἐ]γρήγοροι/[e]grḗgoroidella tradizione cabalistica-esoterica di espressione greca e igrigoridi quella (e parallela) ebraica fossero da intendersi come ‘gregari’ (lat.gregāri), ossia quali seguaci passivi di un gruppo (ald, s.v.; old, s.v.). Conseguentemente, nella bassa latinità medievale, non stupisce il trovare riportato, nel celeberrimo lessico del Du Cange (cfr.gsmil,vol. II-III, p. 236; in Glossar. vet. ex Cod. reg. 7641), il lemmaEgregiæspiegato come «Extantiæ – Extantiæ, Egregiæ vel essentiæ»: là dove ‘Extantiæ, egregiæ vel essentiæ’ altro non sono che componenti lessicali partecipi della nutrita serie nominale e concettuale che si rifà alla formaegregorae alle sue ricordate varianti.
Con un’aggiunta, a mio vedere interessante e che ‘ricompone’ in qualche modo il quadro ricostruttivo: e cioè il fatto che il termine lat.grex, greg-is, dal punto di vista etimologico, è riconducibile a una forma con raddoppiamento (incompleto) *greg-g- < *[h1]g(r)e-g- (cfr. lew, s.v.; dell, s.v.; edlil, s.v.)rinviante a una famiglia lessicale di cui fa parte anche il verbo gr. ἀγείρω/ageírō‘radunare’ (cfr. gr. ἀγέλη/agélē‘gregge’, ἀγορά/agorá‘luogo del raduno > piazza’) e a sua volta, e assai probabilmente, corradicale con il già evocato verbo ἐγείρω/egeírō‘svegliare’ < radice i.e. *h1g(r)e-/ h1gor- (gew, s.v.; edg, s.v.): trattasi insomma di voci proprie di una cultura inizialmente ed eminentemente pastorale, rinvianti entrambe alla quotidiana successione di azioni di coloro cui è affidato un gregge: il momento del risveglio delle creature loro affidate e la susseguente operazione del radunarle, per condurle al pascolo.
4. Per soddisfare, infine, la curiosità di chi ha posto i quesiti mi sento di concludere che la forma it.egregora(originariamente una forma verbale) e la sua varianteeggregorasono – e intuitivamente – ‘percepite’ in italiano come sostantivi femminili (data anche la terminazione in-a): quindiegregora/aggregora(sing.) edegregore/eggregore(pl.); mentre la forma it.egregoree la sua varianteeggregore(sing.), mediate sicuramente da fr.égrégore(sing. m.), sono ‘percepite’ in italiano come maschili (sia perché tra i nomi terminanti in-ei maschili sono la maggioranza, sia anche, forse, per influsso del francese) sì che il loro plurale saràegregori/eggregori.
Con un’ulteriore precisazione e cioè che la formaegregora/eggregora– mera trascrizione di gr. ἐγρήγορα/egrḗgora– rientra, quanto all’uso, in qualcosa di simile alla vicenda di un’altra forma, dal destino certamente più nobile e fortunato: quella del termine it.Veda, indicante ilcorpussapienziale dei quattro testi sacri della tradizione sanscrita vedica (e poi induista) la cui denominazione deriva egualmente da una forma verbale propria del sanscrito:vedáवदे (lett. ‘vidi’ > ‘sono consapevole’; e quindi ‘[sono dotato di] saggezza’, ‘conoscenza’, ‘scienza’); forma inizialmente verbale (del tutto parallela per altro a gr. (ϝ)οἶδα/[w]oĩdae a lat.vīdī), poi ‘nominalizzata’ e con la quale iniziano i quattro libri della tradizione vedica (e poi induista): ilṚgvedaऋगव् दे (Vedadegli inni della conoscenza),Yajurvedaआयरु व् दॆ (Vedadelle formule sacrificali),Sāmavedaसामवदे (Vedadei canti/melodie) eAtharvavedaअथरव् वदे (Vedadegli Atharvan/formule magiche).
E, per chiudere, segnalo una piccola curiosità: il nome proprio it. ‘Gregorio’ (e le sue varianti in numerose lingue europee) viene – per mediazione di lat.Gregorius– dal greco tardo Γρηγόριος/Grēgórios(attestato in età imperiale, dal sec. IV); a sua volta derivato dal più volte menzionato aggettivo/sostantivo [ἐ]γρήγορος/[e]grḗgoros‘sveglio, insonne’ > ‘guardiano’.
I nomi gr. Γρηγόριος/Grēgóriose lat.Gregoriussignificavano, nella accezione propriamente cristiana, ‘colui che è stato destato dalla fede’ e poi, più in generale, ‘colui che è sveglio’ > ‘agile di mente e di pensiero > veloce di mente e di pensiero’.
E, proprio per finire, una delle prime cose che imparano coloro che studiano il neogreco – e purtroppo non sono molti – è l’avverbio γρήγορα/grḗgora[ˈɣriɣora] ‘velocemente’ > ‘alla svelta!’.
Emanuele Banfi
