Massoneria

Chronos, il Tempio e le Stelle

Riflessioni sul tema a cura di Mario Fineschi

Quando mi é stato posto l’invito di esporre alcune riflessioni su questo argomento, confesso che non riuscivo a capacitarmi di come si fosse potuto immaginare una sequenza così particolare e sotto certi aspetti sgangherata, non combinabile – in primo acchito – in sequenza logica e collegata.

Non potevo nemmeno, sempre in prima battuta, limitarmi ad una esposizione filosofica, poiché se l’argomento proposto fosse stato limitato ad una prolusione accademica, tanto valeva immaginare un pubblico di scontenti uditori, la cui attenzione, dopo dieci minuti, sarebbe ripiombata a terra con grande fragore!

Se infine ponevo mente, come poi ho posto, che la trattazione doveva servire, almeno per tutta la sua durata, a far staccare l’intelligenza dei miei pazienti uditori dal pessimo quotidiano ed indirizzarla a pensieri nuovi, pragmatici, ma altrettanto spirituali – attenzione: non religiosi! – allora l’opera di elaborazione mi appariva ancora più difficoltosa.

A chi é mai potuto venire in mente di farsi ascoltare su questi argomenti, ma soprattutto quanti avrebbero potuto essere coloro sensibili al loro richiamo?

Come sempre avviene nella vita, queste riflessioni erano in fondo una sfida alla banalità e, se si pensa che la matrice di queste riflessioni era ed é massonica, tutto diveniva ancora più complicato.

Ho quindi affrontato il tema partendo dalla necessità che tutti noi, ed io per primo, si debba trovare ancora e di più l’inquieta voglia, il vorace desiderio, di poter guardare il cielo ed immergervisi con abbandono, di guardare le stelle ed interpretarle come segni luminosi di una cammino di speranza: in poche parole convivere con questi ‘novissimi’ per trarre fiducia nel nostro destino, non angoscia, ritrovare nella dimensione dell’infinito il limite della nostra infinita grandezza, poiché noi massoni abbiamo la certezza di non essere piccini così di fronte alla maestà dell’Universo, ma di avere i titoli per sperare nella grandezza dello spirito umano, fatto ad immagine e somiglianza del G.·.A.·.D.·.U.·.

Questa operazione, che può sembrare temeraria, é forse il vero nodo del tema da trattare e forse é anche il motivo per cui il mondo profano – sia esso religioso, sia esso politico – tiene in uggia la Massoneria, perché indica all’uomo la sua via iniziatica, una via di riscatto e di liberazione e, soprattutto, una via di conoscenza.

Che poi ognuno scelga la sua strada, questo é un altro discorso (e come potrebbe essere altrimenti!), ma é essenziale che l’uomo dimentichi il fango da cui proviene e si indirizzi al Cielo, ambisca di farsi sacro (e non solo religioso) per il suo bene e per quello dei suoi simili. Altro che uggia verso chi propugna questi ideali; meglio sarebbe – come in passato é stato – la persecuzione, il dileggio, la calunnia!

Vi confesso che da questa considerazione mi é allora parso chiaro il senso degli argomenti che dovevo trattare. La Massoneria non é fatta per compiacere i potenti, nè é adusa a deporre la propria intelligenza e la propria libertà ai piedi di nessun trono o altare, ma chiaramente dice all’uomo, suo fratello, che il tempo non é quel vecchione che la iconografia tradizionale e romantica ci ha mostrato, con tanto di camicione lacero, con lunghi ed arruffati capelli, che a piedi scalzi corre, corre inseguendo il nulla ed attendendo l’uomo nella trappola della morte.

Che il tempio non é uno spazio dove ci si incontra per esercitare qualsiasi genere di affare o di potere, ma il luogo dove ci si avvicina all’Uno, alla Verità, all’Eternità, oltre ai dettami di qualsiasi religione, questa intesa come tramite, ma non come fine, per conquistare la conoscenza.

Che infine le stelle, corpi celesti con le loro leggi immutabili, sono i fari della nostra ardimentosa corsa verso l’infinito e che, quando soli nella notte tiepida dell’estate, portando lo sguardo verso il cielo, lo anneghiamo in quel mare oscuro ma sfavillante di luce, sentiamo manifesta la potenza dell’Eterno e cresce grande la nostra voglia di conoscere e di spargere attorno a noi i germi dell’amore fraterno. Allora l’anima nostra si sente vicina alla Verità, noi non abbiamo più paura che il buio, di qualunque buio si tratti, possa angosciare la nostra anima.

Gli argomenti adesso sembrano più palesi, e forse lo scopo di servire a me ed a voi come modesto prontuario di come vivere la quotidianità, pensando al tempo, al Tempio ed alle stelle, é ormai intuito e posseduto. Ma i problemi non sono risolti. Da dove cominciare? Noi Massoni, seguaci di una via iniziatica, cerchiamo la Parola Perduta, quella che apre lo scrigno della Conoscenza. Ho allora ripercorso il pensiero gnoseologico dei miei personali maestri che, culturalmente ed anche massonicamente, mi hanno guidato nel percorso intellettuale della mia vita: Cartesio, Spinoza e Leibniz.

Cartesio ritenne la certezza del soggetto autocoscente (cogito, ergo sum) fondamento della scienza e della filosofia; ma in Dio, causa prima del pensiero e della realtà, egli vide la garanzia ontologica dell’oggettività del conoscere.

La possibilità del conoscere é giustificata da Baruch Spinoza ricorrendo al principio metafisico dell’identità di Dio e del mondo: il pensiero, attributo necessario della sostanza divina, procede parallelamente all’estensione, che di Dio é un altro attributo necessario; la conoscenza é pertanto assoluta verità e l’errore é soltanto un grado od un momento inferiore di conoscenza.

Per Leibniz l’armonia prestabilita da Dio fra l’atto rappresentativo delle singole monadi e la realtà rappresentata, fonda e garantisce l’obiettività, l’unità e l’universalità del conoscere.

Dopo aver ritrovati questi pilastri della filosofia, la strada si faceva più chiara e sicura, ma non certo chiusa e conclusa. Sarebbe, se così fosse stato, il parto di una riflessione accademica, che si sarebbe potuta anche mandare per fax senza che qualsiasi uditorio ne potesse ricavare una sensazione del cuore, un moto dell’intelletto, un cenno di fraternità, e per questo sono andato avanti.

Il tempo: il Tempio e le stelle.

Ecco, ho posto i due punti ed ho tolto la virgola e quindi non Cronos, il Tempio e le stelle.

Non é la stessa cosa e ho preferito i due punti che accolgono e comprendono invece della virgola che é solo consequenziale. Adesso possiamo procedere con maggior sicurezza, poiché il tema non é più da indovinare ed assume compiute valenze.

Noi Massoni non possiamo indulgere, o tantomeno compiangere la crisi dei valori del mondo contemporaneo, determinata da un complesso di cose eterogeneo, fra cui l’impossibilità di fornire nuovi valori al posto di quelli vecchi ormai rifiutati.

Noi vorremmo che queste riflessioni contribuissero a far ritrovare la fiducia nel principî eterni dell’uomo facendolo ritornare, anche se per un solo momento, al desiderio di essere migliore e convincerlo di allontanarsi dalle lusinghe dell’utile e del piacevole.

E’ ambizione quindi, chiaramente manifesta, di attribuire a questo lavoro la caratteristica di una piccola pietra per costruire un edificio nel quale tutti possono riconoscersi perché liberi, uguali e tolleranti e così assicurare un nuovo ordine dell’umanità.

Se é vero che occorre saggezza per riguadagnare il nostro futuro, la Libera Muratoria ne garantisce il possesso sia per scongiurare l’Apocalisse, sia per ripristinare il rapporto armonico fra l’uomo e la natura, fra l’uomo e il tempo e il Tempio e le stelle.

Propizi mi appaiono i versi del poeta simbolista Baudelaire, laddove nelle ‘Corrispondenze’ scrive: “E’ la Natura un Tempio che a volte ribisbiglia dei vivi plinti formule d’arcana risonanza, l’Uomo in questa foresta di simboli s’avanza fra sguardi che l’osservano con aria di famiglia”.

Noi, quindi, svolgeremo l’argomento attingendo alla Tradizione Unica ed Immutabile, avendo per guida il Buono, il Bello ed il Giusto, affinché sia consentito ad ognuno di poter ampliare la propria coscienza ed a vivere la propria individualità come facente parte della vita universale.

Questa forse é la forma più alta e più completa di EDUCAZIONE alla quale dobbiamo tendere e di questo viaggio la Massoneria ricerca la strada, così come facevano gli antichi pellegrini di Santiago che seguivano la Via Lattea.

Noi per primi dobbiamo cercare di capire il Tempo, abituandoci a vivergli accanto come ad un grande Fratello, per poi essere introdotti nel Tempio, luogo unico dove ci riappropriamo della sacralità del nostro destino, così da fissare il nostro sguardo nelle stelle infinite, senza angoscia, ma con intensa speranza.

Cos’é Cronos, ove possiamo scoprirlo?

Il tempo non é l’orologio, nè il battito delle ore sulle campane delle nostre torri, nè il succedersi delle ore nella fuga irrazionale verso l’infinito o il suddividere lo spazio in goffe sezioni nelle quali rinchiudere – senza scampo – la nostra intelligenza e soprattutto la nostra libertà.

E’ indubbio che l’avvicendarsi dei soli e delle lune, determini l’ansia antica dell’uomo, nella sua corsa verso la morte, di porre in essere pallidi tentativi di misurarlo, di contarlo, e forse illudersi di fermarlo.

Il tempo!. Dai primi giorni della vita, l’uomo ha avuto subito d’istinto la sensazione che il susseguirsi del giorno e della notte avesse un senso: occorreva così una primordiale educazione a questo fenomeno non arrestabile.

Finiti gli incantesimi del Paradiso Terrestre, occorreva trasmettere ai discendenti le nozioni di questa subitanea educazione e ciò fu, senza dubbio, la prima iniziazione all’alba dell’umanità. Il tempo nasce non istintivamente oggetto da misurare, ma palesemente come una necessità di espressione numerica, al pari di altre sensazioni che caratterizzarono la vita del Primo Uomo.

La dualità colpì i depositari di questo primo segreto iniziatico e da qui i primi numeri: l’Uno ed il Due – giorno/notte, ombra/luce, cielo/terra, uomo/donna, provvidenza/fatalità, bene/male.

Mentre l’Uomo e la Donna si univano nell’amore ed il frutto dei loro abbracci era il Figlio, il giorno e la notte, dopo essersi sfuggiti ed evitati per molte ore, sembravano congiungersi nella tiepida chiarezza crepuscolare.

Fra Cielo e Terra vi era l’Aria, che pareva unirli nello scambio della loro tenerezza.

Questo accertarsi del tramite, nel succedersi del giorno e della notte (e quindi dello scorrere del tempo), convinse i primi iniziati che chi avvicinava l’Uno al Due era un ulteriore elemento: il numero Tre. E’ quindi conseguente intuire come stava nascendo l’esperienza iniziatica di tramandare, nel complesso sistema simbologico collegato al tempo e legato ai numeri, la comprensione dei medesimi fissandola nelle pietre ove per memoria venivano a confluire le conquiste della Rivelazione Universale.

Si può quindi affidare ai numeri conseguenti al Tempo, il compito di costituire il sistema della lingua universale dei simboli. Se il tempo scandiva momenti staccati, diversi l’un l’altro, come conciliarlo con il concetto Unitario della vita?

E fu appunto per non perdere di vista questo fondamentale concetto, che i primi uomini dovettero fermare tutte le successive esperienze ed i loro pensieri in un ancestrale periodo numerico che superasse la fisica temporale: la Decade.

Combinando fra loro i numeri delle differenti cifre, essi superavano il rischio di annichilire la loro intelligenza primordiale nel nulla. Essi insegnarono così che Uno significava il Cielo, Due la Terra, Tre l’Uomo, Quattro il Padre, Cinque la Madre, Sei il Figlio, Sette il Senso, Otto il Cuore, Nove l’Intelligenza che distingue dalle fiere, Dieci l’Adorazione della Vita, il legame con l’Infinito.

Questa decade aveva per punto di partenza il Cielo, grembo della vita, ed alla Vita-Una ritornava.

L’immensità del cielo, popolato dagli astri, poteva contemplare in essa l’esistenza di tre mondi: il Cielo, la Terra e l’Uomo; l’Uomo in tre membri: Padre, Madre, Figlio; il Figlio in tre parti: il senso, dominio del desiderio, il cuore, dominio dell’amore, l’intelligenza, dominio dello spirito.

Ecco quindi concluso l’itinerario iniziatico agli albori dell’umanità in cui partenza ed arrivo erano palesi. Ma il tempo é anche un problema di dinamica reale, cioè inteso in senso ontologico, é in fondo il divenire così come se inteso gnoseologicamente, può assumere i caratteri dei valori della sua durata.

Non vogliamo però esasperare l’esperienza della filosofia sulla nozione del tempo, ma é importante qui riferire l’intuizione di Cartesio a questo riguardo.

Cartesio, pur riprendendo la tradizionale definizione del Tempo come misura del movimento, afferma che la misura o ordine é un NOSTRO modo di pensarne la durata, ma non un SUO modo di essere: per misurare la durata delle cose noi lo confrontiamo con la durata dei moti regolari degli anni e dei giorni.

Per Spinoza, se l’eternità é l’attributo “sub quo infinitam Dei existentiam concepimus” e la durata é l’attributo “sub quo rerum creatarum existentiam prout in sua actualitate perseverant, concepimus”, il Tempo é un modo che nasce dal confronto della durata delle cose con quelle di movimenti certi e determinati.

La DURATA, dunque é reale, e il TEMPO é una finzione dell’immaginazione!

La Massoneria, esperienza umana “sub specie initiationis”, vede nel tempo una serie infinita di esperienze, una infinita corrente di esperienze vissute ed ogni singola esperienza vissuta, come può cominciare, può anche finire e chiudere la propria durata, ma la corrente infinita delle esperienze, e solo questa, non può nè cominciare, nè finire, perché le esperienze vissute non hanno soltanto simulacro umano, ma costituiscono percorsi di vita iniziatica tutti tesi per raggiungere la VERITA’.

Da possesso del tempo, come base esoterica della speculazione massonica, possiamo trasferirci a come la rotazione apparente della volta celeste intorno all’asse del mondo abbia ugualmente affascinato il pensiero e l’intelligenza dell’uomo.

La durata di tale rotazione, che si ammette costante, é il GIORNO SIDERALE. Esso é contato, per ogni singolo luogo, dall’istante nel quale culmina o passa al meridiano locale, il punto equinoziale della primavera, istante questo assunto come origine del giorno siderale.

Per conseguenza se l’angolo orario del punto equinoziale, ammonta a 15°, 30°, 45° ecc., espresso in tempo siderale é 1’h, 2’h, 3’h; e ancora, una stella avente ascensione retta di un’ora = 15°, oppure due ore = 30° ecc., rappresenterà il riferimento per il passaggio nel meridiano locale.

Questa semplicistica indicazione vuole rappresentare la processione dello Zodiaco e la nascita dell’Astrologia.

Quindi l’avvicendarsi del giorno e della notte é assunto dall’HOMO FABER come unico regolatore della vita, determinatosi dal corso apparente del sole, ma é lasciato all’HOMO SAPIENS lo studio del tempo, compagno inseparabile della sua esistenza.

Il passaggio sopra richiamato sul “giorno siderale”, del resto ampiamente trattato nell’altra relazione con più giustificata dovizia di nozioni, era del resto necessario perché, nel seguire il percorso di questa relazione, rappresentava l’interpretazione (ricordate?) dei due punti del tema.

La rivelazione dell’Astrologia, conseguente ai calcoli riferiti al moto delle costellazioni, introduceva finalmente una nuova dimensione nella computazione e nell’interpretazione del dio Cronos: la sacralità; la forma più umana possibile di avvicinamento alla spiritualità, alla vicinanza con un dio.

Occorreva quindi un recinto sacro, ove la realtà terrena entra o tende ad entrare in contatto con la realtà divina. Perfino un edificio dedicato espressamente allo studio comune di regole o indirizzi di vita legati alla rivelazione divina, pur non in presenza di un’epifania terrena delle divinità (come le Sinagoga, ad esempio) ha assunto carattere di luogo sacro, e quindi di tempio.

Ma, oltre le varie notizie che ognuno può ritrovare in qualsiasi libro di storia delle religioni comparate, piace qui sottolineare che il tempio può simboleggiare, secondo precisi schemi, la realtà sacra (quindi la sola realtà vera) del macrocosmo e del microcosmo individuale. Inoltre garantisce un rapporto diretto, ma non solo, perché infatti conferma l’esistenza di una sutura fra lo spazio dell’uomo e lo spazio divino. Se poi consideriamo che nelle antiche religioni misteriche il tempio, quale luogo sacro, é accessibile ai soli iniziati che si sono sottoposti a precedenti prove di maturità e di esperienza, si comprenderà agevolmente la cura degli uomini per provvederne alla costruzione ed alla conservazione.

Ma ora é tempo di esprimere alcune considerazioni in ordine a questo luogo, fulcro dell’anima religiosa dell’uomo nelle diverse espressioni di credenza, ma anche spazio atemporale del Massone, ove egli siede e lavora, fuori dal tempo e dallo spazio in comunione di spirito con tutti i Fratelli sparsi sulla Terra.

Un autore di derivazione massonica, Jules Boucher, ha tentato in una sua pubblicazione, ‘Simbologia Massonica, ed. Divry 1948, uno studio interessante su questo fondamentale edificio sacro che coinvolge da millenni l’umanità intera. Lo cito perché fin dai dati mitici della sua area (quadrata?, quadrilunga?) si aprono voragini di speculazione esoterica che meritano di essere palesati.

Boucher parla del quadrilungo con i lati in rapporto 1:2, dunque un doppio quadrato. Bisogna considerare che l’antesignano del Tempio salomonico potrebbe essere stata l’arca dell’Alleanza le cui dimensioni sono però rettangolari e dunque in contrasto con il Tempio salomonico; infatti in Es. 25,10 si legge ” la sua lunghezza sarà di due cubiti e mezzo, la sua larghezza di un cubito e mezzo e la sua altezza di un cubito e mezzo”. Mentre l’altare degli olocausti (Es. 27,1) é “di legno di acacia, lungo cinque cubiti e largo cinque cubiti; l’altare sarà quadrato e avrà tre cubiti di altezza”. Continuando, il cortile del tabernacolo (Es. 27,9-11) é di cento cubiti sui lati nord e sud e di cinquanta sia ad occidente che ad oriente e alto cinque cubiti, dunque rettangolare in pianta. Il cortile, area sacra, é rettangolare nelle proporzioni del Boucher!!

Altro problema: dov’é situato il Tempio?

Il salmo 48 (vers.2) dice ” Bello si erge, gioia di tutta la terra, / il monte di Sion, dalle parti di settentrione”. Stante che il monte di Sion é la parafrasi della Montagna Sacra, del Tempio rappresentato innumerevoli volte in oriente dalle stupas e in occidente dalle cupole ecc., si direbbe che la posizione esoterica di ogni luogo sacro sia sotto la Stella Polare e tutte le costellazioni vi ruotino attorno. In talune traduzioni si legge:”il monte di Sion sotto l’Aquilone”, il che darebbe l’idea che il Tempio si trovi proprio al Polo, ma allora le orientazioni nord e sud non avrebbero più senso. Dove risiede il problema? Se l’ipotesi non é valida, allora non quadra il fatto che tutti i templi (e ciò é dato certo) sono emuli della Montagna Sacra.

Altro dato da aggiungere al panorama. la citazione che segue riguarda ciò che l’Eterno dice a Giacobbe nel sogno: (Gn.28,14) ” E tu ti estenderai ad occidente e ad oriente, a settentrione ed a mezzodì”, (28,17-19) ” Questa non é altro che la casa di Dio, e questa é la porta del cielo! E Giacobbe si levò la mattina di buon’ora, prese la pietra che aveva posto come suo capezzale, la eresse in monumento, e versò l’olio sulla sommità di essa. E pose nome a quel luogo Beth-el; ma prima il nome della città era Luz”. Dunque il luogo é consacrato, la scala che Giacobbe ha sognato può essere assimilata all’Asse del Mondo che congiunge i tre mondi: infero, mediano e celeste, e che punta alla Polare.

Ancora sulla orientazione. Dice San Cipriano (III sec.): “Adamo fu formato con la terra presa alle quattro estremità del globo. Così, nel nome di Adamo, Dio sembrò perpetuare quest’origine; pose una stella ad ognuno dei punti cardinali; ad Oriente quella che é chiamata Anatolè; ad Occidente Dusis; al Nord Arctos; a Sud Mézenobris. Riunendo le prime lettere di queste quattro stelle si trova il nome di ADAM”.

Ora ho tirato in ballo Adamo perché sulla Montagna Sacra, ai piedi dell’Asse del Mondo sul quale fu crocifisso il Cristo, l’iconografia spesso pone il cranio del nostro progenitore per essere bagnato dal sangue sgorgante dalla ferita al costato.

Villard de Honnencourt (XIII sec.) riporta fra i suoi disegni la pianta di una chiesa cistercense del XII secolo. Essa é inscrivibile in un rettangolo, lungo tre quadrati uguali e larga due quadrati. La pianta della chiesa é di 12 misure in lunghezza e di 8 in larghezza. Notevole la corrispondenza stretta fra la geometria della chiesa e quella del suo portale: in pianta essa é un rettangolo terminato da un semicerchio che é l’abside, nel portale il motivo si ripete identico col vano rettangolare della porta sormontato dal timpano semicircolare, ovvero dalla Terra (quadrato) al Cielo (rotondo), indicando il percorso interiore dell’iniziato; la porta del Cielo é alta e stretta, dunque rettangolare.

Ma il messaggio che deriva da questo breve saggio é che per tutti noi il Tempio deve rappresentare il Cosmo (un microcosmo) che non può essere ridotto alle sole mura, alle colonne, alla volta stellata!

L’universo é un continuo divenire e noi, con i nostri strumenti, ne facciamo parte dinamica. Tanto ne siamo forza dinamica che quando, completi dei nostri paramenti operiamo nel Tempio massonico, la cui volta DEVE essere rigorosamente stellata, pur se per quel poco tempo, siamo compresi nel cosmo che ci integra come parte di esso. Noi pensiamo che vedere sopra di noi le stelle dei nostri Templi ci serva di guida nelle nostre riflessioni. Tutta la volta stellata é rappresentata, con apparente confusione, proprio perché vogliamo che, oltre le costellazioni, nessuna stella, nessun astro ne sia escluso.

Nell’ebraismo e successivamente nel pensiero cristiano, il Tempio (e conseguentemente la cattedrale) sono sinonimo di valenze esoteriche, basti pensare alla cattedrale di Chartres.

Ne é prova il Talmud dove si legge: ‘ A nome di Rabbi Aqibà fu insegnato che il versetto “Tua, o Signore, é la grandezza” si deve riferire al dividersi del Mar Rosso; “e la forza” si deve riferire alla piaga dei primogeniti dell’Egitto;”e la bellezza” si riferisce alla proclamazione della Legge; “e la vittoria” é Gerusalemme, “e lo splendore” é il Tempio’. Ecco una splendida speculazione interpretativa che conferma la sacralità di uno spazio dedicato al contatto con il Signore.

Il cammino dell’uomo é lungo, nel succedersi dei soli e delle lune, ma basta che guardi al cielo e segua le stelle, per non perdersi per via. Il loro movimento e la loro aggregazione hanno da sempre stimolato l’uomo a dare a tutto questo un significato anche estraneo all’astrofisica, proprio per ricomporre in noi uno stato di grazia che desideriamo ritrovare, oltre la scienza.

Le stelle non solo sono astri, corpi celesti, ma sono anche la nostra guida silenziosa nei momenti di smarrimento. Ognuno ha bisogno di una Stella Polare, da ritrovare nei momenti di sconforto, di solitudine, di perdimento. Ecco che il Tempio é coperto di stelle, ecco che il Tempo si completa con il Tempio, sacralità ritrovata, speranza nelle luci celesti.

Del resto, l’immagine che la scienza ci dà del mondo attorno a noi é molto limitata. Essa ci fornisce una quantità di informazioni fattuali e mette tutta la nostra esperienza in un ordine magnificamente coerente, ma é spaventosamente silenziosa riguardo a tutto ciò che é davvero vicino al nostro cuore, a tutto ciò che conta veramente per noi. (E. Schreodinger, Premio Nobel per la fisica, 1933)

Il fallimento del mondo non é causato affatto dal fallimento della scienza; al contrario essa costituisce il suo successo!, ma non sappiamo più se la scienza é sufficiente. Per noi Massoni esiste un campo ove essa é del tutto insufficiente.

Fino al XVII secolo, cioè fino a Cartesio e Spinoza, sussisteva la doppia dimensione della filosofia: da un lato la dimensione scientifica e dall’altro la conquista della saggezza, la scoperta di un senso connaturato alla vita dell’uomo ed eventualmente al protarsi di una vita oltre la vita umana. Oggi ci limitiamo alla sola funzione scientifica e quando ciò avviene, a discapito della conquista della saggezza, manca la ricerca della giustizia e della felicità. Quindi le stelle, se le si considerano astri, perdono la loro naturale fenomenologia di costituire approccio alla spiritualità. Resta la natura analitica della scienza, ma senza comprendere la spiritualità, e senza di essa perdiamo la vera conoscenza, la giustizia e la felicità.

Noi Massoni vorremmo, e ci adoperiamo per realizzarlo, che il desiderio di conoscenza determini un possibile sacrificio alla nostra esistenza in modo che questa nuova saggezza conquistata riesca a migliorare tutti gli uomini, e gli scienziati per primi. Otterremmo così che bontà, tolleranza e pace con noi stessi, diverrebbero patrimonio universale con il conseguente declino della spinta all’edonismo e alla pigrizia intellettuale che rappresentano i modelli di comportamento del mondo attuale.

In questa epoca dell’umanità la Massoneria, vivendo il Tempo nel Tempio infinito della tradizione e sotto la volta del cielo stellato, riempie questo desolante vuoto che ormai nè le religioni, nè le utopie politiche riescono a colmare.

Ma i Templi sono stati distrutti!

Vediamone le ragioni.

Il primo Tempio fu eretto da Salomone nel momento del massimo splendore della spiritualità ebraica che conobbe la rivelazione divina più intensa (Zohar 1 – 150a). Il mondo però non era ancora preparato a ciò ed il risultato fu l’idolatria e la falsa profezia, culminate nella distruzione del Tempio stesso.

Il secondo Tempio non fu costruito durante un periodo storico di splendore, bensì durante la dominazione straniera. L’iniziativa stessa non era partita da un ebreo, ma da un pagano: Ciro di Persia. Di conseguenza la rivelazione divina fu meno intensa rispetto al tempo del primo Tempio e perciò in esso mancavano ben cinque cose: non c’era l’Arca Santa contenente le Tavole della Legge, non c’erano gli Urim ed i Tummin, cioé le pietre mediante le quali il Coen ha-Gadol comunicava con l’Eterno, il fuoco sull’altare che veniva dal cielo, e mancavano sia la presenza rivelata dell’Eterno che la profezia (Talmud Yomà 21/b).

Ma il mondo inferiore era stato purificato ed il popolo si era pentito. Per questo motivo il secondo Tempio é durato più a lungo del primo, ma ugualmente é stato poi distrutto, poiché l’iniziativa dal BASSO non può durare senza una corrispondente RIVELAZIONE dall’alto.

Noi dobbiamo operare per la costruzione del TERZO TEMPIO, la cui grandezza risiederà proprio nella singolare combinazione di rivelazione dall’alto e purificazione ed elevazione dal basso.

Questo terzo Tempio durerà in eterno e così si avvereranno le parole di Isaia (2,3): “Andiamo al monte del Signore, alla casa del Signore di Giacobbe”. Il terzo Tempio non avrà nessuna mancanza, rappresenterà quindi la Verità assoluta e coinvolgerà non Israele soltanto, ma tutta l’Umanità.

Non avrà soffitto perché saranno le stelle a proteggerlo, quelle stelle del cielo infinito che adesso possiamo rimirare con più fiducia e che non sembrano, in ultima analisi, così lontane come avevamo temuto.

athanor

Curatore del sito.

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