Capire l’Islam
L’Islam nasce in Arabia, ed anche se solo una minoranza di musulmani è araba, é tuttavia strettamente connesso a quella cultura.
Uno dei motivi di tale legame é che il testo sacro dei musulmani, il Corano, scritto in lingua araba.
L’Islam é diffuso in vaste regioni d’Asia e d’Africa e ne fa parte circa un settimo della popolazione mondiale. E’ dunque la seconda religione del mondo, dopo il Cristianesimo, e in Europa, a causa delle grandi ondate migratorie, é la più diffusa delle religioni minori.
La parola araba islam significa sottomissione o abbandono. L’uomo deve rimettersi completamente nelle mani di Dio e sottomettersi al suo volere in ogni settore o attività della vita. Solo così si può essere musulmani, parola araba con la stessa radice di islam.
L’Islam non riguarda solamente la fede e la sfera religiosa, ma domina tutti i settori della vita privata e sociale. La questione della fede ha minore importanza che nel Cristianesimo; mentre, nella storia dell’Islam, l’interpretazione della legge ha sempre occupato un ruolo preponderante. Nella maggioranza dei paesi Islamici, sono i giuristi a detenere la leadership religiosa, e non vi é una struttura clericale organizzata. Quello che era il regime talebano, fino a poche settimane fa, ne é l’eccezione che conferma la regola.
Per cercare di capire l’Islam, dobbiamo prendere in considerazione tre aspetti: la dottrina della fede (monoteismo e rivelazione); i doveri religiosi (i cinque pilastri); i rapporti tra gli uomini (etica e politica).
Ma prima di tutto cerchiamo di inquadrare storicamente la figura di Maometto. Egli nacque alla Mecca intorno al 570 d.C. Apparteneva ad una famiglia tra le più in vista della città e, dopo essere rimasto orfano di entrambi i genitori, venne indirizzato da uno zio, Abu Talib, ad assumere l’incarico di capocarovana presso la ricca vedova di un commerciante, Kadigia, più anziana di lui di quindici anni, e che in seguito divenne sua moglie. Quando Maometto ebbe le prime rivelazioni, Kadigia divenne la sua prima discepola e contribuì allo sviluppo del percorso religioso del marito. Maometto non ebbe altre mogli.
La Mecca non era solamente un importante centro commerciale, ma anche religioso. La Pietra Nera era una reliquia sacra anche per le tribù nomadi che vivevano fuori dalle sue mura e anche in tempi antecedenti la città era stata meta di pellegrinaggi.
La coesione delle tribù dipendeva soprattutto da legami di sangue. Se uno dei suoi membri veniva ucciso, la discendenza subiva una perdita che doveva essere ricompensata. E così di vendetta in vendetta si aprivano feroci faide tra i beduini.
Quando il nomadismo andò attenuandosi, crebbe l’influenza delle due grandi religioni (ebraismo e cristianesimo). Maometto, con il monoteismo, abbracciò la concezione della fine del mondo e di un giudizio universale.
Maometto rimase probabilmente influenzato da eremiti e monaci cristiani che vivevano in solitudine nel vasto deserto arabo. Il Corano ha parole di lode per questi cristiani, che attribuivano maggiore importanza alla preghiera che al commercio. Così Maometto si ritirava ogni anno in una grotta fuori città per meditare, abitudine comune anche ai monaci ed agli eremiti cristiani. Mentre meditava, all’età di quarant’anni, Maometto ebbe una visione: gli apparve l’arcangelo Gabriele con un rotolo di pergamena e lo invitò a leggere. Maometto rispose di non sapere leggere e l’arcangelo gli disse:
Leggi nel nome del tuo Signore!Colui che creò gli uomini da un gruppo di sangue.
Leggi! Il tuo Signore é il misericordioso. Che insegnò all’uomo con l’aiuto della penna, ciò che egli non Sapeva.
La parola leggi! In arabo ha la stessa radice di corano che significa lettura o declamazione.
Il Corano é la raccolta delle rivelazioni ricevute da Maometto. Così anche i musulmani hanno un testo sacro di ispirazione divina. Il Corano ebbe la sua prima trascrizione dopo la morte di Maometto.
Le 114 sure (capitoli) che costituiscono il Corano, non sono state disposte in ordine cronologico, ma in ordine di lunghezza: dalle più lunghe alle più corte. Fa eccezione solo la sura che apre il Corano.
Dopo la rivelazione, Maometto cominciò a predicare alla Mecca. Il suo definirsi Profeta o inviato di Dio, venne interpretato dalle famiglie più influenti come un tentativo di impadronirsi del potere politico della città. Inoltre, le autorità reagirono con sdegno alla concezione di Allah, come unico e vero Dio, situazione che di fatto suonava come un’accusa di paganesimo per gli antenati.
Così l’opposizione a Maometto cresceva. Dopo la morte dello zio e della moglie, la situazione per il Profeta ed i suoi discepoli diveniva sempre più difficile; i numerosi adepti di Medina si dichiararono pronti ad accoglierlo presso di loro. Così nel 622 il Profeta abbandonò la Mecca in tutta segretezza e si stabilì a Medina, dove si erano già radunati la maggior parte dei suoi discepoli.
L’ “emigrazione” di Maometto fu chiamata higira, che in arabo significa infrazione alla legge o partenza. In tal modo Maometto aveva tagliato i ponti con la comunità di origine.
A Medina egli divenne ben presto anche un leader politico, oltre che religioso. Si creò una solida posizione economica, in modo non proprio ortodosso, assalendo le carovane dirette alla Mecca. Così lottava per la conquista del potere, e per la possibilità di accedere al santuario della Ka’ba. Era una battaglia per tentare di diffondere la nuova religione che venne chiamata jihad, termine che successivamente avrebbe assunto il significato di guerra santa. La guerra in nome di Allah era più importante di qualsiasi altro principio morale o religioso.
Nei successivi dieci anni, Maometto conquistò la Mecca e vaste regioni dell’Arabia sia con azioni diplomatiche che militari. Alla sua morte, nel 632, aveva unificato il paese in un solo regno, sulla base di vincoli religiosi, divenuti più importanti degli antichi legami di discendenza o di tribù.
Dopo la sua morte, i musulmani furono governati da califfi, o reggenti. Tutti facevano parte del gruppo dei suoi discepoli più vicini. Il quarto califfo fu Alì, che era figlio dello zio Abu Talib e quindi cugino diretto di Maometto, nonché suo genero, avendo sposato sua figlia Fatima. I suoi fautori avevano sostenuto, sin dalla morte di Maometto, che Alì, il suo parente più prossimo, ne era il naturale successore.. Ma con lui iniziò la divisione del mondo islamico. Inviso a molti, venne assassinato dagli oppositori.
Il partito di Alì, Shi’at Alì, fu responsabile di quella ramificazione dell’Islam, che oggi é chiamata Shi’a, ed é tra l’altro la religione di stato in Iran. La spaccatura all’interno dell’Islam, dunque, non era dovuta tanto a controversie religiose, quanto alla diatriba su chi avesse dovuto detenere il potere. Il ramo Shi’a (sciita) sosteneva che il leader dovesse essere un diretto discendente del profeta, mentre i Sunniti che rappresentavano la corrente principale, pensavano che il potere spettasse a chi lo deteneva di fatto.
Dopo la morte di Alì, la sede del califfo restò a Damasco e poi venne trasferita a Bagdad, dove rimase per i successivi cinquecento anni. Infine, quando il successore fu un sultano turco, la sede fu spostata ad Istambul. Dopo la deposizione dell’ultimo sultano nel 1924, nessun califfo é stato più messo a capo del mondo arabo.
Nonostante la spaccatura, l’Islam si diffuse molto rapidamente. I conquistatori arabi approfittarono della decadenza del Regno Persiano e dell’Impero Bizantino. La loro avanzata si spinse dal nord-Africa all’Europa, attraverso lo stretto di Gibilterra, fino in Francia . Per secoli gli arabi dominarono la parte meridionale della penisola Iberica, l’Andalusia, dove ancora oggi permangono tracce evidenti della loro cultura.
L’Islam é la religione che, nonostante il colonialismo europeo, e si é diffusa dall’Africa occidentale a quella orientale, sino a raggiungere molti paesi dell’estremo oriente, come l’Asia, l’India e l’Indonesia. Quando l’ex colonia britannica conquistò l’indipendenza, per evitare contrasti tra indù e musulmani, vennero creati due stati separati: l’India prevalentemente induista, ed il Pakistan, prevalentemente musulmano. Successivamente il Pakistan orientale é divenuto indipendente con il nome di Bangladesh. Ma, ancora oggi persiste una forte tensione intorno agli interessi egemonici sulla vasta regione del Kashmir.
Il mondo islamico é oggi diviso in stati che lottano per favorire una maggiore unità tra i paesi islamici, di tendenza anti-occidentale, e paesi che lottano per assicurarsi un ruolo di preminenza politica nel panorama mondiale. Tra paesi che possiamo definire moderatici sono quelli che accettano un dialogo con Israele e sono interessati a proseguire i loro ricchi rapporti commerciali con l’occidente.
In antitesi, spesso solo apparente, con i movimenti del fondamentalismo religioso, ti propugna la guerra santa, come la nota Al-Qaeda che loro stessi talvolta finanziano.
Ma per continuare, dovremmo interrogarci sui moventi politici e militari, sugli interessi economici, sui giochi di potere e compromissioni con i servizi segreti di tutto il mondo….
Tornando all’aspetto dottrinale dell’Islam, questa religione si riassume in una sintetica professione di fede: “Non c’é altro Dio al di fuori di Allah e Maometto é il suo Profeta“.
Monoteismo e rivelazione del profeta Maometto, dunque, sono l’essenza della fede islamica.
Se si crede che Allah è Dio, bisogna ricordare che Allah non é un nome proprio, ma il nome arabo per -Dio-. Infatti, La parola araba Allah é, da un punto di vista semantico, imparentata al termine ebraico El, usato nella Bibbia per definire Dio.
Maometto predicò la fede in un solo Dio, creatore e giudice: egli ha creato il mondo e tutto ciò che esiste, e nell’ultimo giorno, risveglierà tutti i morti e li giudicherà.
Non vi é nell’Islam alcun divieto di godere le gioie della vita terrena, ma non si deve dimenticare che la fase terrena é una preparazione alla vita che comincerà dopo il giudizio di Dio.
Questa vita, all’inferno o in paradiso, é descritta nel Corano, ma é tuttora acceso il dibattito, se la si debba interpretare in senso letterale o figurato.
Credere in un giudizio dopo la morte, sviluppa nell’uomo il senso di responsabilità delle proprie azioni. Ma Dio non é soltanto un giudice onnipotente; é anche amorevole e misericordioso.
Le sure del Corano vengono introdotte con le parole: “In nome di Dio il Clemente, il Misericordioso”. Anche se Dio esige sottomissione, egli é anche colui che perdona e aiuta gli uomini. Una frase viene sempre ripetuta al momento dell’esortazione alla preghiera: “Allah akbar“, Dio é grande.
L’uomo non può vantare meriti di fronte a Dio, non può invocare giustizia. Salvezza e fede sono una grazia di Dio in cui si può solo sperare.
Dio é più grande, significa anche che nessuna concezione umana é in grado di spiegarlo o definirlo, e questa argomentazione viene spesso usata dai musulmani per chiarire alcune contraddizioni nel Corano.
Dio ha comunicato la sua parola agli uomini attraverso il suo profeta Maometto. Egli é stato l’ultimo di una lunga serie di profeti che Dio ha inviato sulla terra: Adamo, Abramo, Mosé, Davide, Gesù.
Maometto, inizialmente si considerava appartenente alle tradizioni giudaico-cristiana; da cui solo in seguito prese le distanze. Perché, secondo gli ebrei, la sua interpretazione dei racconti dell’antico Testamento era errata, e Maometto non poteva accettare una simile accusa.
Le sue rivelazioni erano la parola stessa di Dio ed erano quindi gli ebrei ad aver frainteso il contenuto delle Sacre Scritture.
Per dare un fondamento storico alla sua nuova religione, Maometto si rifece ad Abramo ed a suo figlio Ismaele, progenitore degli arabi, e insegnò che Abramo ed Ismaele avevano ricostruito il santuario di Ka’ba, eretto in origine da Adamo, ma distrutto dal diluvio universale.
Ebrei, cristiani e politeisti avevano, secondo Maometto, distorto l’originario monoteismo di Abramo
Quando giunse a Medina, dove si trovava una grossa comunità ebraica, Maometto introdusse la pratica di rivolgersi verso Gerusalemme per pregare.
Dopo la rottura con gli ebrei, decise che i suoi seguaci dovevano pregare rivolti verso la Mecca, e stabilì che il giorno festivo della settimana doveva essere il venerdì, anziché lo shabbat ebraico.
L’attacco più duro al cristianesimo riguarda il concetto di Trinità, che Maometto ha considerato una forma di politeismo.
Per l’Islam, il Corano é la parola di Dio: in senso assolutamente letterale.
Per illustrare questo concetto, si può fare un paragone con il cristianesimo, in cui è detto che: “il Verbo si fece carne e prese dimora in mezzo a noi”. La rivelazione cristiana, dunque, avviene con Gesù, anzi, é Gesù stesso. Nell’Islam, invece, Maometto é solo un tramite, perché, la rivelazione sono le parole del Corano.
Allora, nel cristianesimo la parola di Dio é un uomo, nell’Islam é un libro; perciò non é corretto paragonare Gesù a Maometto e la Bibbia al Corano. E’ più giusto dire che Gesù é equivalente al Corano.
I DOVERI RELIGIOSI – I CINQUE PILASTRI
I doveri religiosi dei musulmani si riassumono nei cinque pilastri:
– professione di fede
– preghiera
– digiuno
– carità
– pellegrinaggio alla Mecca
Professione di fede: “Non c’é alcun dio all’infuori di Dio, e Maometto é il Suo Profeta.”
Questa professione di fede viene recitata dal credente più volte al giorno, é gridata dai minareti all’ora della preghiera, è scritta sui muri di ogni Moschea. Sono le prime parole che si sussurrano ad un bimbo appena nato e le ultime che si mormorano a un moribondo.
Con questa professione di fede si entra a far parte della comunità islamica.
Preghiera: l’Islam prescrive che si preghi cinque volte al giorno.
Prima di ognuno dei cinque momenti previsti, dai minareti giunge la voce del –Muezzin– che invita alla preghiera:
Dio é grande.
Io proclamo che non vi é alcun dio all’infuori di Dio.
Io proclamo che Maometto é il profeta di Dio:Vieni alla preghiera. Vieni alla salvezza.
Dio é il più grande. Non vi é alcun dio all’infuori di Dio.
Prima di iniziare a pregare, il credente deve iniziare un rito purificatorio.
I musulmani ritengono che qualsiasi atto biologico, ivi compreso il sesso, renda l’uomo impuro, e che dunque egli si debba sottoporre a purificazione, cioè ad un lavaggio completo del corpo in acqua corrente. Nella pratica, é sufficiente lavarsi le mani ed il viso. Tali regole comportano dunque una condizione di accurata e scrupolosa igiene.
La preghiera nell’Islam é innanzitutto una preghiera rituale, con formule e gesti rigorosamente prescritti e che prima di tutto é un inno di lode a Dio. Ciò che non varia mai nelle cinque preghiere quotidiane, é la recita della sura numero uno:
In nome di Allah, il Clemente, il Misericordioso.
La lode appartiene ad Allah, Signore dei mondi, il Clemente, il Misericordioso,Re del Giorno del Giudizio.
Te noi adoriamo e a Te chiediamo aiuto. Guidaci sulla retta via, la via di coloro che hai colmato di grazia, non di
coloro che sono incorsi nella Tua ira, né degli sviati.
Le preghiere possono essere recitate in qualsiasi luogo. Normalmente i fedeli dispongono di un tappetino su cui ci si inginocchia e ci si inchina in direzione della Mecca. La gestualità ha la stessa importanza delle parole e ribadisce la sottomissione dell’uomo, ed esprimono l’uguale importanza di corpo ed anima.
I fedeli, almeno una volta alla settimana, possibilmente il venerdì mattina, dovrebbero pregare insieme nella moschea. Il venerdì é il giorno in cui c’e la funzione religiosa ed il sermone. Anche il celebrante é rivolto verso la Mecca. I fedeli devono essere vestiti dignitosamente, devono togliersi le scarpe prima di entrare e seguire il celebrante con ordine e disciplina.
“O voi che credete! Allorché il giorno dell’Adunanza udite l’invito alla preghiera, accorrete alla menzione del nome di Dio e lasciate ogni occupazione. Questo é meglio per voi, se lo sapeste!” ( C. sura 62,9)
Abitualmente solo gli uomini pregano nella sala principale, mentre le donne si riuniscono in un locale separato. Qualunque musulmano di buona cultura teologica può essere il celebrante o predicatore, cioè, fungere da –Imam-.
Carità
E’ fatto obbligo di versare allo stato una -decima- delle proprie disponibilità.
Queste somme vengono destinate ad opere pubbliche che favoriscano una maggiore armonia sociale, e riducano il divario tra ricchi e poveri.
Quest’obbligo ha svolto un ruolo significativo nella formazione di un socialismo islamico.
Secondo Maometto, queste somme devono essere prese ai ricchi e date ai poveri: “Le donazioni di elemosina sono per i poveri e i bisognosi, per coloro che lavorano con essi, per coloro il cui cuore deve essere placato, per comprare la libertà di schiavi e debitori, per promuovere la causa di Dio e per il viaggiatore.”
Il termine “carità” non esprime compiutamente il senso del termine arabo, poiché si tratta di un vero e proprio atto rituale e di uno specifico dovere imposto dal Corano.
Digiuno
Il Corano vieta l’uso della carne di maiale, perché considerato impuro. E’ anche proibito bere alcool. Poi c’é il Ramadan, una forma di digiuno che cade nel nono mese dell’anno lunare.
Durante il Ramadan, tra il sorgere del sole ed il suo tramonto, non si può mangiare, bere, fumare e neppure avere rapporti sessuali. Ma con ciò, l’Islam non tende ad alcuna forma di ascetismo; anzi, il Corano dice che : “Dio non desidera rendere la vita difficile agli uomini, ma renderla più facile.”
Al tramonto, dunque, all’inizio di un’intensa vita notturna, può capitare che si passi dall’astinenza più completa all’eccesso opposto. Mentre altri preferiscono radunarsi nella moschea a leggere il Corano.
Il ramadan é il mese durante il quale Maometto ricevette la prima rivelazione, e la pratica del digiuno rituale, dovrebbe favorire in ogni musulmano l’esperienza del sacrificio compiuto da Maometto in quell’occasione. Ovviamente esistono delle dispense per donne in gravidanza o nel periodo dell’allattamento, bambini e malati, che dovranno osservare il digiuno in un periodo successivo.
Pellegrinaggio alla Mecca
Per ogni musulmano adulto é un preciso dovere il recarsi alla Mecca almeno una volta nella vita. Per il pellegrinaggio verso il santuario islamico di Ka’ha: una costruzione rettangolare, rivestita di stoffa nera.
In un angolo, vi é murata una pietra nera dal grande significato simbolico, perché, i mussulmani, la considerano il centro del mondo. Allora, in quella direzione, non solo pregano, ma seppelliscono i defunti e costruiscono le moschee.
La moschea principale della Mecca é stata tanto ampliata, da essere in grado di contenere seicentomila fedeli. Ogni anno vi affluiscono quasi due milioni di pellegrini. Ma solo un musulmano può accedere alla città sacra.
I pellegrini si avvicinano alla Mecca indossando un tradizionale abito bianco, con cui seguono i riti.
Questi riti sottolineano il rapporto di continuità con Abramo e Isacco, che diedero prova di obbedienza a Dio. Il primo rito consiste nel compiere sette giri attorno alla Ka’ba e baciare il punto in cui é murata la Pietra nera. Altro momento significativo é il raduno, da mezzogiorno al tramonto, ai piedi del monte Arafat, luogo in cui Adamo ed Eva uscirono dal paradiso.
A capo scoperto, i pellegrini rafforzano la loro fede in un solo ed unico Dio ed il Patto che hanno stretto con Lui.
Il momento culminante é la festa sacrificale: dove viene macellato un animale (bue, pecora capra o cammello). Il sacrificio ricorda l’obbedienza di Abramo a Dio, così assoluta, da accettare di sacrificare il proprio primogenito. Ma Dio misericordioso, ha consentito ad Abramo di sacrificare un animale al suo posto. E ciò riassume il significato religioso del pellegrinaggio: adempire al comando di Dio.
Religione etica e politica
Tradizionalmente, l’Islam non fa distinzione tra religione e politica, tra fede e morale.
I doveri religiosi, morali e sociali sono un tutt’uno e sono stabiliti dalla legge, sacra dei musulmani: la Shari’a, che significa “la via dell’abbeveratoio”.
La legge sacra é contenuta nel Corano, e detta la giusta condotta di vita che Dio ha indicato agli uomini. Il Corano é il codice che regola la società, l’economia, la famiglia, il matrimonio, ed i rapporti tra i due sessi. Nei casi in cui il Corano non dia indicazioni specifiche, i musulmani si rifanno alla tradizione: sunna, cioè , pratica o usanza, che si rifà agli esempi forniti da Maometto o dai primi Califfi.
I racconti della vita e dell’opera del profeta sono stati raccolti, in tempi successivi alla sua morte, in scritti detti hadith (conversazione o comunicazione).
Il Corano e le hadith fanno riferimento ad una forma sociale arcaica, difficilmente adattabile alle necessità della vita attuale. Per cui, le antiche regole, devono essere via via adattate alle nuove esigenze. Questo può avvenire: per analogia o somiglianza, oppure in base al principio del comune accordo.
Cos’è il: Principio di somiglianza e analogia.
Per risolvere i problemi della vita moderna, si ricercano nel Corano o nella consuetudine legislativa che ne deriva, casi che possano in qualche modo somigliare a quello da esaminare, rivedere le decisioni assunte allora e in base alle conclusioni che ne furono tratte, si formula un nuovo giudizio nel rispetto degli antichi canoni.
Cos’è il :Principio del comune accordo.
Maometto asseriva che i credenti non possono essere unanimemente d’accordo su qualcosa di sbagliato. Perciò una decisione presa in comune, dai fedeli, in presenza dei rappresentanti religiosi interpreti della legge, può ritenersi valida a tutti gli effetti e costituire un precedente.
Per esempio, quando i capi religiosi dichiararono il caffè bevanda proibita, il malcontento popolare fu così imponente, che i teocrati, in fine, riuscirono a trovare la formula che ne permettesse il consumo.
Nel qual caso si adotta il principio della rivelazione e la sua interpretazione.
Rivelazione
Mentre i Sunniti ritengono che la rivelazione sia avvenuta una volta sola ed in forma definitiva, gli Sciiti, invece, credono la rivelazione si perpetui attraverso nuove interpretazioni della legge, in base alla “comprensione personale”degli Imam .
Tradizione e riforma
Maometto e i califfi suoi successori, furono leader politico-religiosi che adottarono il Corano come strumento normativo per tutti i settori della vita sociale. Ma in tempi recenti, il contatto dell’Islam con altre culture ma, soprattutto, con l’economia occidentale, ha causato dei cambiamenti.
La Turchia, ad esempio, nel XIX secolo ha introdotto un sistema di “doppia” prassi giuridica. Ponendo da una parte il diritto sacro, che regolava la vita privata dei musulmani, dall’altra il diritto secolare che regolava quella pubblica e consentiva una maggiore sicurezza legale ai non-musulmani.
Questa distinzione si accentuò tra gli stati islamici più influenzati dai canoni di diritto legislativo dell’occidentale. Accanto ad un diritto pubblico, fondato sul diritto internazionale, in molti paesi esiste anche un diritto privato affidato a tribunali islamici, che soprintendono al diritto familiare ed ereditario. Gli stessi tribunali che mostrano un sempre maggiore interesse, a che i principi islamici si estendano al diritto pubblico e penale. In questa direzione si è mossa la Libia, dove dal 1972, é entrata in vigore la Shari’a, una legge penale che, tra l’altro, prevede l’amputazione della mano o del piede per i colpevoli di furto.
In Iran, con la cacciata della monarchia, la classe teocratica ha preso il posto dello Scià nella condizione della società islamica.
Ma non tutte le nazioni islamiche seguono la Shari’a alla lettera, anzi. Soprattutto quelle nazioni che vivono di commercio con l’occidente (petrolio), che intendono sviluppare ulteriormente i contatti con la politica internazionale da cui, in qualche modo, si sentono proteggere la propria sovranità.
Economia
Il Corano giudica favorevolmente ogni attività economica, in particolar modo il commercio che, al tempo di Maometto, era la principale fonte di prosperità.
Anche se nel tempo sono stati introdotti limiti al capitale, il Corano non ha pregiudizi sulla proprietà privata. La tradizione islamica vieta di esigere interessi, anche se questa prassi non trova poi riscontro nei rapporti internazionali. L’obbligo religioso della carità, in pratica si é trasformato in una imposta sulla proprietà. Il Corano del resto, ammonisce più volte come la ricchezza sia fonte di tentazione ed allontani l’uomo da Dio. La morale “istituzionale” é quella che i ricchi debbano dare ai poveri. Politici riformisti hanno utilizzato questo principio come base per un’economia d’ispirazione socialista. Tuttavia, nella maggior parte degli stati islamici, è radicato il modello occidentale d’economia liberale.
Le donne nell’Islam
Vi sono nel Corano due passi contraddittori riguardanti la donna:
“Gli uomini sono preposti alle donne, a causa della preferenza che Allah concede agli uni rispetto alle altre”
(sura 4,34);
“Le donne devono avere nei confronti degli uomini gli stessi diritti che gli uomini nei confronti delle donne” (sura 2,228).
La differenza nel trattamento di uomini e donne si manifesta in diversi momenti della vita sociale, ma emerge con chiarezza nella norma che garantisce la donna nell’ambito del matrimonio.
Nel momento della stipula del contratto matrimoniale, l’uomo versa una dote che rimane di proprietà della donna e che non può essere toccata senza il suo consenso.
Alle donne é imposta la monogamia, mentre l’uomo può avere fino a quattro mogli.
Maometto introdusse la regola che l’uomo non poteva avere più mogli di quante ne potesse mantenere.
Il divieto di poligamia é in vigore in Turchia e Tunisia. Altrimenti, il divorzio é consentito, ma solo su iniziativa dell’uomo, che ha la responsabilità economica della famiglia.
Esistono norme che limitano il ricorso indiscriminato al divorzio, che secondo Maometto è: “ciò che tra le cose permesse piace meno a Dio.”
L’uomo ha il diritto di punire la donna disobbediente:
“Ammonite quelle di cui temete l’insubordinazione, lasciatele sole nei loro letti, battetele.” ( sura 4)
Anche se l’abitudine di nascondere le sembianze femminili in Asia e in Africa è assai diffusa, il Corano non fa menzione dell’uso del velo per coprire il corpo ed il volto delle donne. Originariamente si trattava di una moda limitata alla classe superiore, e non riguardava le comunità agricole dove le donne prendevano parte attiva al lavoro dei campi. Ma nel processo di globalizzazione della politica mondiale, l’etica e la morale sociale di molti paesi arabi si è, per così dire: occidentalizzata. E la battaglia del velo ha assunto più un valore simbolico che sostanziale.
la filosofia
L’Islam si é diffuso in Africa ed in Asia e attraverso i Mori, anche in Europa. L’Islam s’installò nella parte meridionale della Spagna, dove rimase dal 700 al 1400, instaurando un califfato a Cordova.
Questa città, divenne un centro culturale, con eruditi che vi giungevano da tutto il mondo musulmano, caratterizzato da una notevole tolleranza nei confronti dei cristiani e degli ebrei.
La cultura araba esercitò una grande influenza in Europa, aprendo un orizzonte scientifico, fino allora assai limitato dalle superstizioni religiose. L’Islam portò in Europa la scienza: l’astronomia, la matematica e la medicina. Ampliò il concetto architettonico, la letteratura e la filosofia.
Furono gli Arabi a riportare in Europa il pensiero di Aristotele. La cui filosofia razionalista, fu il pilastro del grande sovvertimento che avvenne nel pensiero cattolico medievale, e che oscurò per sempre la metafisicità del platonismo fondata sul pensiero di s. Agostino.
Averroé
La storia ricorda il filosofo arabo Ibn Rushd, o Averroé (1126-1198), soprattutto traduttore ed interprete dei testi aristotelici che, così, giunsero ad innescarsi nel pensiero filosofico occidentale.
Inoltre, Averroé difese a rischio della vita, l’autonomia del pensiero filosofico e scientifico, in un periodo in cui forze interne all’Islam, premevano per soffocare ogni libertà di pensiero.
Il filosofo, musulmano e credente, riconosceva l’autorità di Maometto né metteva in dubbio il Corano. Ma sosteneva il testo del Libro sacro potesse avere più interpretazioni. Infatti, affermava Averroé, il Corano é stato scritto per tutti gli uomini, dai più colti ai più ignoranti. Per questo ricorre all’uso d’immagini: per questo Dio é raffigurato come un essere umano ed il paradiso come un luogo di piacere materiale.
Ma gli uomini illuminati, devono saper cogliere il senso spirituale velato nelle immagini e nelle metafore. Egli intendeva, così, favorire l’armonica convivenza tra il pensiero religioso, quello filosofico e scientifico. Nei secoli successivi gli eruditi musulmani si concentrarono sullo studio del testo e della tradizione. In quest’ultimo secolo sono invece fiorite nuove idee di riforma e liberalizzazione e i musulmani si sono sforzati di adattare la religione alle loro condizioni di vita attuali ed alla scienza moderna.
Il sufismo – La mistica dell’Islam
I primi secoli dell’Islam, furono caratterizzati dal diffondersi della nuova religione, in tutti i territori conquistati in battaglia. Poi si sviluppò una corrente spirituale, che considerava prioritarie il ritiro, lo studio e la meditazione sulla guerra di fede. Tale corrente é stata chiamata sufismo, forse per il mantello di lana indossato dagli adepti (in arabo, il nome della lana è: suf).
Anche se l’ascetismo non ha mai rappresentato un ideale per l’Islam, i fedeli sono sempre stati esortati ad una condotta semplice e responsabile. Perciò, ad un certo punto, molti musulmani si opposero alla vita lussuosa della corte del Califfo di Bagdad, e scelsero un modello di vita più austera, dove eccelleva il digiuno, la preghiera e la meditazione. Così cambiò anche la concezione del divino.
I Sufi sostenevano che Dio fosse prima di tutto un Dio amorevole, che gli uomini potevano raggiungere attraverso l’unione mistica.
Queste idee contrastavano fortemente con l’immagine tradizionale di Dio: giudice supremo e inavvicinabile, a cui tutti gli uomini devono sottomettersi. Ecco come i primi mistici, entrarono in conflitto con il primo aspetto dell’Islam.
Molti mistici furono accusati di blasfemia. Uno dei capi più famosi, di nome Hallaj, fu messo a morte, perché, diceva di sentire come Dio avesse preso dimora in lui, instaurando un rapporto di totale unità ed armonia. Per Hallaj, Gesù era un profeta come Maometto. Tanto che, molti passi dell’insegnamento Sufi, ricordano le parole trasmesse dai Vangeli: ” Io sono la verità, sono la via”; ” Se tu vedi me, vedi Lui”; “Perdonali, o Dio, abbi pietà di loro”.
Non v’é dubbio che Gesù abbia rappresentato un importante ideale ascetico per i primi Sufi.
Centocinquant’anni dopo Hallaj, Ghazali tentò di mediare tra il sufismo e la teologia ufficiale.
Ghazali, uno tra i più eminenti pensatori della storia dell’Islam; deluso dalla teologia e dal diritto, intraprese la via della misticismo. Convinto che tutti i desideri e le preoccupazioni devono essere messi da parte, per concentrarsi sul pensiero di Dio. Secondo quel pensatore, la verità ultima può essere raggiunta solo attraverso l’estasi e l’unione mistica con Dio.
L’essenza del misticismo Sufi, ha molti punti in comune con la mistica di altre religioni.
Il sufismo prevede anche speciali esercizi, come la ripetizione prolungata di una preghiera (mantram) o di una sola parola, a cui si possono associare precise gestualità ed esercizi di respirazione. E l’uso di una sorta di rosario a 99 grani che ricordano i “novantanove nomi più belli” per definire Dio.
Il Sufismo non é un movimento organizzato; tanto che si trovano sufi sia tra i musulmani sciiti che tra i musulmani sunniti.
Le diverse interpretazioni dell’Islam
Alla morte del Profeta, che avvenne nel 632, si pose il problema sulla successione nella giuda della comunità. Iniziò un periodo di lotte per il potere, nel quale si succedettero tre califfi. Finché, l’assassinio di uno di loro generò uno scisma.
I sunniti presero a verità di fede i canoni fedeli al senso pragmatico ed all’interpretazione letterale della tradizione. Gli sciiti duodecimani, invece, oltre all’interpretazione letterale della tradizione fedele, successero anche una raccolta di concetti che dipartivano dalla visone magica ed esoterica della tradizione.
In entrambi i casi, la rivelazione é inscindibile dalla lingua araba. Ma pur partendo dalla stessa convinzione, gli ortodossi si fermarono alla lettura letterale del testo, mentre i duodecimani associarono la rivelazione sia all’interpretazione letterale del testo che alla ricerca del significato nascosto (Corbin-Face de Dieu-p.71-73)
L’Imam é una guida spirituale di purezza esemplare. Ali ibn Abu Talib, fu il primo Imam di una serie di 12 discendenti di Maometto e di Fatima.
Il 12° Imam, per gli sciiti duodecimani, assume un grande significato. Di nome: Muhammad, come il Profeta, egli scomparve nell’anno 873. Ma un giorno tornerà sulla terra per rivelare il mistero nascosto della religione islamica e, allora, sarà il trionfo dello Spirito, che annuncerà la risurrezione dei morti e il giudizio finale. L’Imam Muhammad é l’erede di Ali ed é compito degli Sciiti Duodecimani prepararne il ritorno, affinché la giustizia divina trionfi concretizzando in terra, quel paradiso tramandato nella tradizione coranica. Che, però, non concepisce la visione diretta di Dio, e si conforma alle parole del dotto al-Mufid (morto nel 1023): “E’ impossibile vedere Dio con gli occhi, la vista di Dio é contraria alla ragione, al Corano e a tutte le nostre tradizioni”
Gli ismailiti si distaccano dai duodecimani in nome del 7° Imam.
I Drusi attendono il ritorno di al-Hakim (morto nel 1021), che asseriva di essere Dio, o meglio, la sua decima incarnazione in terra, sotto forma umana.
Quella dei Drusi é una setta chiusa: dove lo si nasce, non lo si diventa. Per questo, la conversioni non sono ammesse.
Gli iniziati che hanno raggiunto un gradi di sufficiente purezza, non si reincarnano più dopo la morte, ma sono accolti nell’aldilà fra le braccia amorose dell’Imam Hamza. Quanti non hanno raggiunto una sufficiente purezza, si reincarnano ancora sulla terra, ma solo come uomini.
Secondo la dottrina di Hamza, egli e i suoi puri, appariranno in Egitto, e uccideranno tutti i non Drusi. In seguito al-Hakim resusciterà gli infedeli affinché siano puniti, mentre i drusi riceveranno il giusto premio per la loro fede.
Per gli Alawiti (anticamente Nusairi), Ali ibn Abu Talib, genero e cugino del Profeta, é molto di più di un primo Imam; egli é Dio stesso.
La dottrina musulmana più rigida é quella della setta dei Wahabi, che respinge qualunque tentativo dei cosiddetti musulmani liberali, inteso a dedurre dal Corano concetti simili a quelli ebrei e cristiani tanto da ridurre l’abisso tra le religioni, differenti, anche se nate dallo stesso ceppo (Abramo).
Di norma, l’islamismo produce un tipo umano dignitoso e chiuso di carattere, non molto diverso dai calvinisti scozzesi. Talvolta si sente parlare di “fanatismo musulmano”. Questo deriva dal fatto che per qualsiasi musulmano, anche di vedute più moderne e cosmopolite, trovi inaccettabile l’ipotesi, anche lontana, di comparare la propria religione ad una qualsiasi altra dottrina.