Simbolismo

Brevi appunti sul simbolismo

 

Traduzione dallo spagnolo a cura di Anna Polino

Walter Andrae – 11/08/2003

Bastano solo due paragrafi dell’archeologo e scrittore Walter Andrae per

immergersi in ciò che c’è di spirituale nell’arte dei suoi “ornamenti”.

Il simbolo, non ci stanchiamo di dirlo, è il Cammino Reale.

L’umanità… cerca di incorporare in una forma tangibile o in ogni caso percettibile,

possiamo dire che cerca di materializzare, ciò che è in se stesso intangibile e impercettibile. Produce simboli, caratteri scritti e immagini di culto di sostanza terrena, e vede in esse e attraverso esse la sostanza spirituale e divina che non ha somiglianza e che non potrebbe esser vista in altro modo. Solo quando si è acquisito questo modo di vedere le cose, possono comprendersi i simboli e le immagini; ma non quando siamo abituati a una visione ristretta delle cose che ci rinvia sempre a un’investigazione degli aspetti esteriori e formali di simboli e immagini e che ce li fa apprezzare di più, quanto più sono complicati o pienamente sviluppati. Il metodo formalista conduce sempre a un vuoto. Qui stiamo trattando solo la fine, non l’inizio, e ciò che incontriamo in questa fine è sempre qualcosa di difficile e oscuro, che non getta nessuna luce sulla via. Solo con un tale barlume di ciò che è spirituale si può raggiungere l’ultima meta, qualunque siano i metodi o i mezzi di investigazione a cui si ricorre. Quando sondiamo l’archetipo, allora troviamo che esso è ancorato a ciò che è più alto, non a ciò che è più basso.[1] Questo non significa che noi  moderni necessitiamo di perderci in una speculazione irrilevante, visto che ognuno di noi può sperimentare nel proprio microcosmo, nella propria vita e nel proprio corpo, che ha vagato disperso fin da ciò che è più alto, e che quanta più fame e sete del simbolo e della somiglianza impara a sentire, tanto più profondamente la sente; cioè basta solamente che si rammenti del potere di guardarsi dalla durezza e dalla pietrificazione interiore, in cui tutti siamo in pericolo di perderci.

Certamente, il metodo formalista può solo giustificarsi in proporzione a come noi ci siamo allontanati dagli archetipi fino a oggi. Le forme sensibili, nelle quali ci fu una volta un equilibrio polare di ciò che è fisico e di ciò che è metafisico si sono svuotate sempre più di contenuto nella loro discesa  fino a noi. Come noi sosteniamo, ciò è un “ornamento”; e come tale, certamente, può essere trattato e investigato alla maniera formalista. E questo è ciò che è accaduto costantemente per quel che si riferisce a ogni ornamento tradizionale, senza escludere il presunto “ornamento”che è rappresentato nel bel modello del capitello ionico… Colui al quale sembra strano questo concetto dell’origine dell’ornamento, dovrebbe studiare, anche se solo per una volta, le rappresentazioni del quarto e terzo sec. a. C. in Egitto e in Mesopotamia, paragonandole con quelli che nel nostro significato moderno vengono chiamati “ornamenti”. Si vedrà che difficilmente di esso potrà trovarsi  neanche un solo esempio. Tutto ciò che potrebbe sembrare tale, è una forma tecnica drasticamente indispensabile o è una forma espressiva, l’immagine di una verità spirituale. Perfino il presunto ornamento nella pittura e dell’incisione nella ceramica, che rinvia al periodo neolitico in Mesopotamia e in altre parti, è per la maggior parte legato alla necessità tecnica e simbolica…[2]

NOTA: Testo trascritto da Coomaraswamy da un libro di Walter Andrae che compare nel capitolo XVIII del suo libro “Figure di Linguaggio o figure di Pensiero”, tradotto da Pedro Rodea.


[1] Cf. René Guénon, « Du Prétendu “Empirisme” des anciens ». Le Voile d’Isis, CLXXV (1934).

[2] Cf. C. G. Jung, Modern Man in Search of a Soul (Londres, 1933), p. 189, « la cosiddetta ruota del sole… poichè data un’epoca in cui nessuno aveva pensato alle ruote come a un’invenzione meccanica… non può aver avuto la sua fonte in nessuna esperienza del mondo esterno. E’ più un simbolo che rappresenta un fatto psichico; nasconde un’esperienza del mondo interiore, e senza alcun dubbio è una rappresentazione molto vivace come i famosi rinoceronti con gli uccelli sulla schiena».

Gli interessati ai servizi di traduzione di Anna Polino possono contattarla all’email: anna_polino@yahoo.it

o tramite cellulare: 3478963846

René Guénon

René Guénon

« Tutto ciò che è, sotto qualsiasi modalità si trovi, avendo il suo principio nell'Intelletto divino, traduce o rappresenta questo principio secondo la sua maniera e secondo il suo ordine d'esistenza; e, così, da un ordine all'altro, tutte le cose si concatenano e si corrispondono per concorrere all'armonia universale e totale, che è come un riflesso dell'Unità divina stessa. » (René Guénon, Il Verbo e il Simbolo, gennaio 1926, ora in Simboli della Scienza sacra, Adelphi, Milano 1975, p. 22)

Lascia un commento

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi