Biologia ed Etica
|
Gli organismi senzienti in generale ed il genere umano in particolare hanno fatto e continuano a fare sforzi per procurarsi felicità e benessere con metodi differenti in armonia con le proprie diverse capacità(Tenzin Gyatso XIV Dalai Lama). |
I successi della ricerca scientifica, in tutti i campi dello scibile umano, sono talmente numerosi ed importanti che sarebbe troppo lungo enumerarli tutti. La ricaduta pratica delle conquiste scientifiche dell’ultimo secolo ed in particolare degli ultimi decenni è stata così importante da rivoluzionare la vita di tutta l’umanità, in particolar modo quella del mondo cosiddetto industrializzato. Ma a che prezzo? e sono tutte così buone e giuste, come i mass media tendono a farci credere, le conquiste della nostra civiltà? e le distorsioni, che purtroppo con sempre maggiore frequenza si verificano sono imputabili solo ad un ristretto numero di devianti morali? o non è forse il nostro modo di essere, la nostra etica che ha subito delle distorsioni forse irreversibili?.
I rapporti fra etica e medicina o perlomeno fra etica e talune tecnologie mediche che, a prima vista possono sembrare conquiste di eccezionale valore, devono essere attentamente valutati. Troppo spesso l’informazione che, attraverso i mass media, arriva al grande pubblico è spesso carente e si limita ad enfatizzare solo gli aspetti positivi delle varie conquiste delle moderne teconlogie biologiche. L’analisi dei motivi che non consentono una serena e corretta informazione è troppo lunga ed esula dallo scopo di questo scritto. Comunque è ben noto che accune delle cause principali di questa non corretta informazione o, più spesso, voluta disinformazione possono essere individuate negli interessi della grandi multinazionali e nel disinteresse che la maggior parte dei ricercatori seguita ad avere nei confronti delle applicazioni che le loro scoperte avranno quando usciranno dall’asettico mondo dei laboratori. La ricerca e la morale sono valori indipendenti! Questo è il tranquillizzante credo etico della maggior parte dei ricercatori. L’ampliamento della conoscenza non ha implicazioni morali! Verissimo fino a che si resta in campo teorico, molto meno quando dalla teoria si passa alla pratica. Gli esempi storici anche recenti dei danni che determinate speculazioni teoriche possono arrecare all’umanità tutta quando se ne tenta l’applicazione pratica sono infiniti: basti pensare alle mostruosità che sono discese da una teoria filosofica di per sé innocua (marxismo) o dagli studi sull’atomo (bomba atomica) per convincersene immediatamente. I campi in cui si possono verificare le maggiori distorsioni etiche in biologia umana sono molti (sperimentazione su embrioni umani, utilizzazione di embrioni umani per ottenere alcune sostanze medicamentose o cellule da impiantare in esseri umani affetti da alcune malattie particolari (parkinson), donazione di ovuli fecondati, madri in affitto, eccetera, eccetera). A mio avviso, sono, però due i settori potenzialmente più pericolosi: l’ingegneria genetica ed i trapianti d’organo, entrambi considerati dalla maggior parte della comunità scientifica come estremamente promettenti per il loro sviluppo futuro ed entrambi recepiti dal grande pubblico come grandi conquiste scevre da pericoli teorici e pratici. Cercherò brevemente di chiarire i termini di questi settori della ricerca biologica.
INGEGNERIA GENETICA
Il materiale ereditario è contenuto nel nucleo delle cellule ed in particolare in quelle strutture a filamento chiamate cromosomi, le cui unità elementari sono i “geni”. Le attuali ricerche di biologia genetica hanno permesso di individuare un gran numero di “geni” che regolano le varie funzioni degli esseri viventi.
L’ingegneria genetica è quella branca della biologia che, attraverso lo studio dell’architettura genetica degli organismi, si ripromette di modificarli in modo da ottenere organismi diversi o da correggere difetti, genetici appunto, che si estrinsecano in malattie ereditarie sovente incurabili. I frutti dell’ingegneria genetica sono già oggi largamente disponibili sia in biologia animale, sia in biologia vegetale: un certo numero di farmaci (insulina ad esempio), comunemente impiegati in medicina, viene prodotto da microorganismi che hanno subito opportune manipolazioni genetiche, mentre in botanica sono sempre più numerose le specie vegetali, comunemente utilizzate in agricoltura, che derivano da ceppi che hanno subito mutazioni genetiche artificiali. Anche in biologia umana le ricerche genetiche sono assai avanzate e già da anni, in tutto il mondo, si conducono studi, che facenti capo ad un unico progetto, che si propongono di “mappare” l’intero genoma umano. Limitati interventi di ingegneria genetica sono comunque già possibili anche nell’uomo. Recentissima è la notizia di un intervento del genere eseguito in Italia, per la seconda volta nel mondo, a Milano (Istituto San Raffaele), in un bambino affetto da una rara forma di immunodeficienza geneticamente determinata.
TRAPIANTI D’ORGANO
I trapianti d’organo si possono dividere in due grandi categorie:
- trapianti eseguiti con organi prelevati da cadaveri
-
trapianti eseguiti con organi prelevati da soggetti in stato di “morte dissociata”.
I trapianti eseguiti con parti prelevate da cadaveri non suscitano problemi di alcun genere: si tratta semplicemente di utilizzare del materiale organico, che altrimenti verrebbe gettato, per alleviare le sofferenze di un essere umano, che non potrebbe essere curato in altro modo.
Il concetto di “morte dissociata” necessita, invece, di qualche precisazione: esso è infatti molto differente dalla comune idea di morte che tutti noi conosciamo fin da bambini. Tutti noi siamo infatti abituati a considerare morto un individuo in cui la respirazione e l’attività cardiaca siano venute a cessare per un tempo sufficientemente lungo e la legge prescrive, per evitare il seppellimento di persone in morte apparente, un periodo di osservazione di 24 o 48 ore a seconda dei casi.
La “morte dissociata” è invece qualcosa di radicalmente diverso e che è in contrasto sia con le nostre conoscenze “istintive” sia con le nostre conoscenze “culturali” quali ci sono state trasmesse da innumerevoli generazioni e che non è esente da critiche nemmeno sul piano scientifico. Per “morte dissociata” s’intende infatti una condizione del tutto particolare in cui le funzioni vitali fondamentali (respirazione, attività cardiaca), sia pure assistite, sono conservate, mentre l’attività cerebrale è, allo stato attuale delle conoscenze, irriversibilmente cessata. Si tratterebbe, in altre parole, di un corpo che, per un tempo più o meno breve, è ancora vivo mentre il cervello (organo essenziale per l’estrinsecazione di tutte le nostre attività psichiche ed in cui hanno inoltre sede i centri che governano le funzioni vitali) sarebbe già morto. Il soggetto (essere umano) che si trova in queste condizioni viene quindi assimilato, da un’apposita commissione, ad un cadavere e diviene quindi, se lo stato degli altri suoi organi è buono, un donatore di organi, può, cioè, essere smontato: il suo cuore, i suoi polmoni, i suoi reni, il suo fegato, in una parola tutti gli organi utilizzabili, ancora vivi, possono essergli tolti per essere impiantati in un altro essere umano che, grazie alla sua morte a questo punto sì reale, potrà, per un tempo più o meno lungo e sottoponendosi a cure continue, continuare a vivere.
In estrema sintesi sono questi i dati tecnici relativi ai due settori in cui la ricerca biologica sta raccogliendo i maggiori “successi” e che vengono, con sempre maggiore enfasi, presentati all’opinione pubblica come “vittorie” della scienza sulla morte e come unica strada da percorrere, al punto che non molto tempo fa il più seguito telegiornale italiano deprecava la mancanza di una coscienza di “donatore” negli italiani ed auspicava una legge ancor più permissiva dell’attuale in materia di trapianti, meglio sarebbe stato, però, dire di prelievi di organi da soggetti dichiarati morti da una commissione composta da tecnici: esseri umani soggetti ad errore e che utilizzano per questa terribile diagnosi le conoscenze attuali. Questi sono i problemi che maggiormente devono far riflettere sul problema se quanto si sta facendo sia eticamente corretto o se non si tratti solo dell’inizio di una terribile decadenza della coscienza etica dell’umanità tutta.
Esaminiamo separatamente i due settori. Come ho detto è già oggi possibile manipolare geneticamente organismi viventi, anche assai complessi, in modo da ottenere esseri viventi totalmente diversi e, secondo il nostro modo di vedere antropocentrico, più utili o semplicemente più divertenti: dei ricercatori statunitensi si sono dilettati, ad esempio, ad introdurre in alcune piante di tabacco il gruppo di geni che determina il fenomeno della fluorescenza nelle lucciole ottenendo degli ibridi vegetali-animali le cui foglie hanno la graziosa caratteristica di emettere una simpatica luce bianca, non so se continua od intermittente, nell’oscurità. Altri si sono però dedicati a cose più serie ed hanno prodotto esseri viventi più utili: microrganismi in grado di sintetizzare sostanze medicamentose, piante resistenti a determinate malattie, o capaci di produrre un raccolto più abbondante, e così via. La ricerca, sostenuta dai grandi gruppi industriali (farmaceutici, chimici, agroalimentari, minerari: sono stati costruiti, infatti, batteri in grado di ossidare determinati minerali permettendo quindi di economicizzare al massimo alcune procedure estrattive) e la concorrenza sono così spinte che una recente sentenza della Suprema Corte degli Stati Uniti ha sancito la brevettabilità degli organismi viventi (qualunque sia il loro grado di complessità) ottenuti in laboratorio con le tecniche dell’ingegneria genetica. Come abbiamo visto sono inoltre grandissimi anche i progressi dell’ingegneria genetica umana e non è così lontano il giorno in cui sarà disponibile la mappa completa di tutto il genoma umano. Sarà allora possibile guarire praticamente tutte le malattie da danno genetico, ma sarà altresì possibile costruire esseri che non so se potremmo chiamare “umani” con caratteristiche particolari adatte a specifici impieghi (guerrieri, manovali, subacquei, ecc): il folle delirio di Hitler può divenire una tragica realtà!
Considerazioni completamente diverse, ma non meno inquietanti si devono fare per quanto riguarda i trapianti d’organo da donatori in “morte dissociata”. Innanzi tutto occorre tener presente che non sarà mai possibile disporre del numero di donatori sufficiente per sopperire alle richieste di mercato e questo è già ora tragicamente evidente: è ben noto infatti che esiste un fiorente commercio di reni prelevati da viventi consenzienti (poveri indù – con un rene solo si può infatti sopravvivere abbastanza bene – a cui vengono dati pochi dollari) e che vengono venduti, a caro prezzo, in paesi indrustializzati dove la richiesta è alta e l’offerta bassa; bambini rapiti nelle favelas di Città del Messico o di Rio de Janeiro e letteralmente “smontati” per venderne i “pezzi” pregiati nel ricco Nord America o nella Civile Europa. In futuro è possibile ipotizzare, e non si tratta di fantascienza, la costruzione, mediante tecniche di ingegneria genetica di produttori di organi umani di ricambio. Come chiameremo queste povere cretaure? o preferiremo ignorare la provenienza dei “ricambi“? Per il momento appare evidente che, almeno per le tecniche sufficientemete sicure, l’acquisto dei ricambi è possibile solo ai ricchi ed ai potenti, mentre il ruolo di “produttori e di collaudatori delle tecniche più innovative” viene riservato ai poveri: forse si tratta di un caso ma il primo trapianto di cuore è stato eseguito da un medico bianco, in Sud Africa, da donatore negro a ricettore ebreo.
Il concetto di morte dissociata induce, però, a fare anche un’altra considerazione dalle implicazioni, a mio avviso, ancor più gravi: per la prima volta nella storia dell’umanità, è stata introdotta, nella ricerca, l’idea del limite invalicabile. Per la prima volta, da quando il primo ominide assunse definitivamente la posizione eretta, l’uomo, l’animale che ha mangiato i frutti dell’Albero della Conoscenza, che ha rubato il fuoco degli dei, che non aveva mai posto limiti al suo investigare, ha rinunciato ad indagare ulteriormente, si è dichiarato sconfitto: quando certe funzioni cerebrali vengono a mancare per un certo tempo, artificiosamente stabilito, non c’è più nulla da fare, niente da capire, da studiare, da ricercare. Se Jenner o Pasteur, ad esempio, avessero ragionato così il vaiolo e la rabbia sarebbero ancora quei terribili flagelli che erano stati per tanti secoli! Se, quando ero studente o giovane neolaureato si fosse deciso che non era possibile correggere con ingegnose macchinette (pace-maker cardiaci, defribillatori) certi difetti della conduzione degli stimoli che governano le ritmiche contrazioni del muscolo cardiaco moltissimi cardiopatici, che invece conducono una vita del tutto normale, continuerebbero a morire oppure diventerebbero utili donatori di organi. Ed allora perchè si è deciso che non si può combattere la morte cerebrale? in base a quali certezze si è stabilito che la cessazione di gran parte delle funzioni cerebrali (non tutte infatti sono scomparse) costituisce un limite invalicabile oltre il quale non è possibile né ipotizzabile indagare ulteriormente? o non piuttosto fra qualche hanno, fra qualche secolo coloro che verranno dopo di noi guarderanno con orrore a queste nostre conquiste?
Ed allora cosa fare? Personalmente credo che debbano essere posti dei limiti ETICI non già alla ricerca, ed è proprio per questo motivo che rifiuto nella maniera più categorica il concetto di “morte dissociata“, ma ad alcune delle sue applicazioni pratiche.
Luigi Rossi – R ∴ L∴ La Fenice
Or∴ di Pieve a Nievole