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Studi sulle opere di Rudolf Steiner
Bologna, Marzo 2012
“LA MISSIONE DI SINGOLE ANIME DI POPOLO”
Rielaborazione delle undici conferenze tenute
da R. Steiner nel giugno 1910 a Oslo

A cura di Tiziano Bellucci
Prefazione: psicologia dell’evoluzione dei popoli
Considerazioni antropologiche non possono fornire indicazioni reali circa l’origine, le migrazioni e il carattere dei vari popoli. Come per conoscere l’uomo occorre considerare corpo, anima e spirito, lo stesso vale per un popolo. Si tratta di intendere ciò che infonde il carattere fisionomico e interiore di un dato popolo non come un quid di astratto, ma come una vera e propria individualità spirituale che sovrintende un dato particolare spazio fisico nel quale vengono infuse determinate qualità che si vanno poi a mostrare come caratteristiche tipologiche di un popolo. Questo fatto implementa la necessità di dover metter in relazione l’evoluzione dei popoli terrestri con le forze dei corpi celesti, planetari.
1° conferenza
L’uomo “senza patria”
Un individuo “senza patria” è un uomo che si evolve sulla base di una conoscenza che non lo rende influenzabile da tutto ciò che come essere appartenente ad una data nazione, ordinariamente potrebbe legarlo a schemi, mentalità e abitudini nazionali. Egli accoglie in sé un concetto complessivo di missione dell’umanità, senza frammischiare sfumature di sentimento tipiche del luogo geografico in cui è nato.
Lo spirito o arcangelo di popolo
Il concetto di anima o spirito di popolo si esprime come un’idea in cui si riconosce che su un delimitato spazio territoriale vengono ad espressione una somma di qualità comuni a milioni di persone. Tale idea di realizza tramite l’azione di una determinata entità spirituale, che non ha nessuna sembianza fisica, non apparendo con un corpo suo proprio infonde qualità fisiche e animiche ad un popolo intero: così come le dieci dita di un uomo appartengono al suo io, i milioni di uomini sparsi sul territorio italiano, sono –sotto un determinato punto di vista- , parti di se stessa, del suo corpo, sono le sue estremità fisiche.
Come ogni essere nell’universo, gli Arcangeli sono esseri in evoluzione: essi hanno già elaborato completamente il loro corpo astrale in Sé spirituale sull’antica luna. Devono qua sulla Terra, evolversi ulteriormente, ossia lavorare sul proprio corpo eterico per mutarlo in Spirito Vitale.
Tramite questo “lavoro” in comune con gli uomini istillano entro il corpo eterico umano la “missione” di un popolo, gli scopi e intenti spirituali superiori e ovviamente anche le caratteristiche che si esprimono poi come il “tipico” temperamento italiano, tedesco, cinese, ecc: tale attività “accresce” loro stessi nel loro corpo eterico tramutandolo in Spirito Vitale. Il lavoro dell’Arcangelo sul suo corpo eterico, si riflette anche nell’uomo.
Bologna, Febbraio 2012
“L’UOMO ALLA LUCE DI OCCULTISMO, TEOSOFIA E FILOSOFIA”
Rielaborazione delle dieci conferenze
tenute da R. Steiner nel giugno 1912 a Cristiania

A cura di Tiziano Bellucci
1° conferenza
La parola greca “anthropos” significa: colui che guarda in alto, che nelle altezze della vita cerca la propria origine”.
La conoscenza occulta fa giungere l’uomo ad una elevata visione d’insieme della vita: ma così come dall’alto di una montagna si può avere una visione più ampia della città, al contempo i dettagli, le sfumature, i particolari devono andare perduti, sacrificati. I dettagli si vedono con la coscienza ordinaria. La globalità appare con la coscienza sovrasensibile. Per realizzare una siffatta coscienza, occorre rafforzare le facoltà dell’anima, ampliare e aumentare energicamente le forze interiori dell’anima.
Per un discepolo dell’occultismo vi sono maggiori rischi di usare le forze occulte per egoismo: ordinariamente l'egoismo provoca diversi danni anche presso le persone comuni, ma si tratta di danni minimi, a confronto di ciò che quegli occultisti che -non adeguatamente preparati- procurerebbero con i mezzi della conoscenza occulta. Nel passato, nelle scuole dei misteri i discepoli venivano severamente educati a praticare ed ad attenersi a delle regole.
Nelle scuole dei misteri la conoscenza veniva divulgata non tramite il linguaggio ordinario, ma a mezzo di un linguaggio simbolico fatto di simboli: non venivano usate parole, ma gesti, movimenti, colori, vestiti, rituali.
Seconda conferenza
Le regole e i “giuramenti” entro le scuole misteriche
Nel passato la conoscenza veniva impartita solo in scuole occulte e a uomini prescelti, predisposti.
Chi entrava a far parte di una scuola dei misteri doveva sottostare ad alcune fondamentali regole.
Il primo obbligo che veniva imposto ad un aspirante discepolo dell’occultismo era “rinunciare all’uso dei poteri -che avrebbe acquisito- per vantaggi personali”. Si tratta di un giuramento che presupponeva una “rinuncia all’uso della propria volontà” nei confronti degli eventi del destino.
Questo giuramento veniva anche chiamato “riconciliazione” con il proprio karma.
Egli doveva promettere di continuare a fare esattamente quello che faceva prima, senza che si potesse percepire dall’esterno che egli stava lavorando ad una disciplina occulta: una persona esterna, un familiare, un amico doveva rimanere completamente all’oscuro delle sue pratiche occulte, della sua evoluzione interiore. Nessun alone di mistero e di ambiguità doveva trapelare.
La cosa fondamentale era che pur essendo dotato di facoltà fuori dalla norma, doveva rassegnarsi a non trarre alcun profitto dalle situazioni della vita per mezzo dei mezzi occulti che disponeva.
Il maestro gli diceva: “non devi servirti della tua evoluzione occulta per un vantaggio, per una vita migliore rispetto i tuoi simili, ma devi continuare a seguire la stessa linea di destino che avevi prima di diventare un occultista. Egli doveva completamente rimettersi al karma, aderire alla volontà del suo destino.
In tal modo egli rinunciava coscientemente alla soddisfazione della sua volontà egoistica: questo fatto, questa rinuncia consapevole realizzava con il tempo una trasformazione totale sull’atteggiamento e nella disposizione del discepolo. In altri termini: egli sapeva di potere, aveva i mezzi per realizzare mète ed obiettivi superiori alla media umana, ma volutamente vi rinunciava, continuando ad essere ciò che era prima. Non usavo l’occulto per modificare il suo destino.
Doveva compiere completamente il suo dovere di uomo comune.
Coloro che si ribellavano a questo giuramento, e usavano i poteri per trarne vantaggi, erano considerati “traditori” ed erano esclusi dalle scuole occulte.
Il lasciare “compiere” il destino, senza approfittare dei poteri portava al discepolo l’apertura di un mondo interiore straordinario, in cui l’uomo prima non si era mai trovato. Questa apertura determinava una infinità capacità di amore: perché la “potenza” controllata donava una maggiore misericordia, tolleranza e pietà nei confronti degli altri esseri umani.
Capitolo XXXIV
della serie
Studi sulle opere di Rudolf Steiner
a cura di Tiziano Bellucci
1° conferenza
“L’uomo non esiste come essere fine a se stesso, ma come manifestazione dello spirito, è una mèta delle intenzioni divine, dell’universo spirituale. Rimanere ignoranti in questo, è un reale peccato contro il fine divino determinato per l’uomo”. La conoscenza diventa quindi un dovere: e un senso di rispetto deve sorgere mentre ci si dedica all’educazione occulta, allo sviluppo dei sensi di percezione superiore. Il veggente che non fosse capace di provare il più profondo rispetto per le potenzialità umane, non sarebbe degno di riportare con verità comunicazioni occulte. Appariranno a lui soltanto inadeguate e non veraci manifestazioni spirituali. Cadrà spesso in errore.
Come i fiori sono foglie differenziate, lo sono le vertebre per il cranio, il midollo per il cervello.
Le ossa craniche sono ossa vertebrali trasformate. Estendendo una vertebra in tutte le direzioni appiattendola, diverrebbe una forma di cranio.
Inoltre si può dire che il cervello, è midollo spinale trasformato. Una volta vi era solo il midollo, poi esso si è differenziato diventando organo cerebrale.
Capitolo I
della serie
Studi sulle opere di Rudolf Steiner
a cura di Tiziano Bellucci
Intro da: Le forze plasmatrici eteriche pag.191 (G.Wachsmuth)
Goethe ha fornito delle indicazioni fondamentali sulla sua dottrina dei colori, circa l’interpretazione della natura del colore sulla base di “luce” e “tenebra”.
Newton circa la teoria dei colori dice: “la luce bianca, che emana dal sole è composta di luci colorate. I colori sorgono perché le singole parti costituenti la luce, vengono separate.” Goethe confutò tali parole, con esperimenti, dimostrandovi degli errori. Goethe sostiene che il colore si origina dall’incontro della luce con le tenebre. Il buio è un fenomeno, così come lo è la luce: non si tratta di un nulla. Se il buio fosse il nulla, guardando nel buio non si avrebbe la percezione della sensazione delle tenebre.
Capitolo II
della serie
Studi sulle opere di Rudolf Steiner
a cura di Tiziano Bellucci
INTRODUZIONE
Il mondo dei suoni in sè è la rivelazione di un lato essenziale della Realtà Spirituale.
La musica terrena è un eco, una risonanza di quella musica superiore e spirituale, chiamata dai pitagorici come "musica o armonia delle sfere"che un tempo tutti noi percepimmo in un lontano passato e che tuttora percepiamo durante il sonno; l'iniziato può pervenirvi, elevandosi sin fino alla sfera dell'ispirazione.
Il mondo dei suoni parla all'interiorità dell'uomo, al suo io immortale, e fin tanto che egli non è iniziato gli è dato in un primo tempo nella musica, il devachan,ossia la sua vera patria.
Quando si parla di conoscenze dei misteri, quali l'evoluzione dei mondi, l'azione delle gerarchie quali se ne parla nella Scienza Occulta, ci si sente come animicamente trasportati in un'atmosfera musicale.
L'interiore forza e vitalità dei pensieri antroposofici sembrano connesse e intessute con un nascosto elemento musicale.
La musica è un'arte dell'avvenire; ad essa saranno sottoposti dei grandi compiti per l'ulteriore evoluzione dell'umanità: nello sperimentare della musica si prepara inconscia- mente qualcosa del tutto nuovo.
In avvenire sarà possibile, attraverso la musica, arrivare ad una comprensione e ad un'esperienza dell'impulso del Cristo molto più profonda e reale di tutte le altre esperien-ze oggi accessibili all'uomo. (vedi Coscienza d'Iniziato)



