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Recensioni editoriali

Pubblicato 2011-12-21 Scritto da Pierluigi Zoccatelli
Categoria principale: Biblioteca Esoterica
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A proposito di Louis Charbonneau-Lassay,René Guénon e la Fraternità del Paraclito

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Pubblicato 2011-12-12 Scritto da Alberto Barelli
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Michael Cremo, Richard L. Thompson

(I Nuovi Delfini, Gruppo Futura, 1977)

 

 

"La nostra civiltà, come ogni civiltà,

è una congiura" (Louis Pauwels)

 

copj170


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Isola di Manitoulin (lago Hurona, America Settentrionale), anni Cinquanta. Nel corso di una campagna di scavi condotta da Thomas E. Lee, del Museo Nazionale del Canada, vengono rinvenuti nei depositi glaciali di Sheguiandah degli "utensili sofisticati in pietra". L'analisi del materiale, porterà il geologo John Sanford, della Wayne State University, ad ipotizzare per i reperti un'età compresa tra i 65 mila e i 125 mila anni1. Una datazione straordinaria, tale, se confermata, da rimettere in discussione i principi dell'archeologia ufficiale! Come sottolinea Michael Cremo, commentando il caso in questione nell'introduzione al volume scritto assieme a Richard L. Thompson2, secondo le teorie ufficiali, gli esseri umani sarebbero apparsi la prima volta nel Nord America - raggiungendo il continente dalla Siberia - soltanto 12 mila anni fa! In pratica, si tratterebbe di "ritoccare" le datazioni ufficiali anche di ben cento mila anni!

   Se le implicazioni legate ad uno scenario del genere sono ben immaginabili, quello di Sheguiandah non è che uno dei tantissimi casi "incredibili", e certo non il più clamoroso, dei quali nel libro di Cremo e Thompson viene offerta una raccolta imponente, frutto di otto anni di ricerche. Una lunga rassegna di scoperte "impossibili", rinvenimenti inspiegabili, venuti alla luce dal XIX secolo ad oggi, che non solo pongono seri interrogativi sulle datazioni ortodosse, ma rispetto ai quali vengono a vacillare appunto le fondamenta stesse dell'archeologia, oltre che, per esempio, della paleontologia.

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Pubblicato 2011-12-07 Scritto da Flavio Barbiero
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(Rusconi, Milano, 1988)

 

 

1 - Preambolo

 

"Ma certe letture in giovinezza viziano più che insistere nel gioco d'azzardo. Il Faust di Goethe, e Dostoevskij, più degli altri poi corrompono dentro, e rovinano l'abitudine alla noia: preliminare qualità d'ogni rapida e cauta carriera bancaria. E senza cautela, negli archivi e tra innumeri libri, così io lettore di Goethe e dell'Idiota, mai m'annoiavo e anzi mi perdevo..."

   Così descrive Geminello Alvi, nel suo Dell'Estremo Occidente - Il Secolo Americano in Europa (Marco Nardi, Firenze, 1993; Adelphi, 1996 - un altro lavoro di cui sarà bene riparlare), l'incontro con quei libri che ti formano, ti cambiano dentro: sventurato chi non ha mai avuto la ventura di godere una siffatta esperienza, e nutrire successivamente la doverosa gratitudine. Voglio adesso descrivere ai lettori di Episteme uno di tali felici "incontri" nella mia vita di studioso (per fortuna non pochissimi, altrimenti sarei ancora lì, avvinto alla vulgata corrente, così nella scienza come nella storia): quello con il libro La Bibbia senza segreti, dell'ammiraglio Flavio Barbiero, un'opera che non esito a definire unica per quanto si riferisce al soggetto. Se infatti ritrovo echi simili all'interpretazione offerta dall'autore nel Dizionario Filosofico di Voltaire, alle voci "Abramo", "Genesi", "Mosè", etc., in detto scritto (e in altri affini) l'argomentazione sembra fondata più su un presupposto "personale", una sorta di generale avversione filosofico-psicologica individuale nei confronti di certe tematiche, e dell'uso che ne è stato fatto nel corso della storia (spesso in effetti a fini di sopraffazione, la famosa religione come "oppio dei popoli"). Nel lavoro di Barbiero, invece, ogni conclusione proviene da una chiara esposizione dei fatti, da una loro lucida analisi, eseguita utilizzando un metodo di ricerca assolutamente logico e razionale:

"Eppure [...] tutto a questo mondo ha una logica. Anche questo insieme di fatti apparentemente inesplicabili, quindi, deve rispondere a una sua logica ben precisa. Vediamola" (p. 279).

   Il dispiegamento di questo proposito nel corso dell'indagine storico-archeologica del Barbiero basterebbe da solo a giustificare ogni attenzione nei confronti delle sue tesi. Se qui arriverò a forme di incondizionato consenso, è perché i risultati raggiunti appaiono invero straordinari: essi contribuiscono all'edificazione di un quadro interpretativo così solidamente razionale, realistico, coerente, da scommettere che sia assolutamente vicino alla verità, salvo forse qualche marginale questione di dettaglio. Sulla base della sua interpretazione, che lo conduce a previsioni di incredibile precisione (un elemento di grande "scientificità" ed "onestà", in quanto tanto più delle affermazioni sono ben definite e circoscritte, tanto più esse sono verificabili ed eventualmente confutabili), l'autore è attualmente impegnato in una campagna di scavi archeologici, che potrebbe portare a uno dei più grandi ritrovamenti che siano mai stati effettuati, a conferma delle "ipotesi" illustrate nel libro. Di fronte a questa possibilità, non si può non sottolineare ancora una volta come non ci sarà da stupirsi se un tale risultato verrà raggiunto da un "dilettante", un outsider, tenuto conto dello stato comatoso in cui versa la nostra accademia, a causa dei numerosi "condizionamenti ideologici" dai quali non sa liberarsi. Del resto, è forse destino costante degli intellettuali il non saper resistere alla tentazione di porsi al comodo servizio del "potere", anche se è comunque sempre da essi (con maggiore probabilità da parte di coloro che sono, come nel caso presente, meno integrati) che originano i più grandi avanzamenti nel campo della conoscenza, quale quello che stiamo attualmente esaminando.

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Pubblicato 2011-12-02 Scritto da Schwaller de Lubicz
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IlTempiodelluomoQuest'opera, scritta dopo una decina d'anni di ricerche nel tempio di Luxor, rappresenta un esempio di direttiva simbolica applicata all'architettura in uno dei più celebri santuari dell'Egitto faraonico. Fondato su rilevazioni di una minuzia mai raggiunta prima nella pratica archeologica, il libro di R.A. Schwaller de Lubicz analizza la struttura del Tempio di Luxor, mettendolo in rapporto con le caratteristiche di un essere umano. L'intero Tempio appare allora come l'immagine dell'uomo Microcosmo, cioè come la proiezione morfologica dei principi cosmici situati funzionalmente nei differenti luoghi del cielo.

 


 


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Pubblicato 2011-12-02 Scritto da Marsilio Ficino
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Teologia platonica. Testo latino a fronte


TeologiaPlatonicaMarsilio Ficino (1433-1499) è tra i maggiori filosofi del Quattrocento. Dalla personalità complessa, egli fu insieme medico, astrologo, teologo, filologo e filosofo, fine traduttore e interprete e sottile pensatore, tanto votato alla più astratta speculazione dialettica, quanto consacrato all’impegno presbiterale, secondo una particolare visione del rapporto tra ricerca filosofica e dignità sacerdotale, fondata sull’unità di sapientia e religio. Se gli va ascritto il merito di avere, alle soglie dell’età moderna, offerto al mondo latino la conoscenza dei testi fondamentali della tradizione platonica greca, che ebbero sulla coscienza occidentale un influsso equiparabile a quello esercitato dalle opere di Aristotele sul pensiero medioevale del XIII secolo, nondimeno va riconosciuto che, assumendosi consapevolmente e pienamente il compito di affiancare alle traduzioni che andava svolgendo i necessari strumenti ermeneutici, quali introduzioni e commentari, da un lato egli seppe realizzare una sintesi dottrinaria che assurge alla dignità di un autentico sistema filosofico; dall’altro concorse in modo decisivo alla “nascita” di una nuova immagine e di un nuovo linguaggio della filosofia, non più patrimonio esclusivo dei magistri, ma presente e operante nella cultura di letterati e filologi, storici e uomini politici e, addirittura, di un nuovo ceto di tecnici e artisti, contribuendo alla fine dell’egemonia aristotelica in seno alle università.


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