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Note storiche sulle tecniche di Reintegrazione nel martinismo.


 

di Louis I:::I::: e Claude I:::I:::
Loggia “Amor che move il Sole e le altre stelle”

della Collina di Roma - OMEC

 

 

 

Queste brevi note, ripercorrendo in breve le vicende dei grandi Maestri Passati di quel fenomeno iniziatico assai composito che è il martinismo, intendono mettere in luce la solo apparente diversità delle tecniche storicamente utilizzate al suo interno in vista della Reintegrazione dell’Uomo di Desiderio.

Nelle pagine che seguono ci occuperemo dunque dell’Ordine dei Cavalieri Massoni Eletti Cohen dell’Universo e dell’Ordine Martinista. Il primo, leggendaria obbedienza massonica fondata da Dom Martinez de Pasqually, era un ordine teurgico basato su complesse dottrine di probabile derivazione sefardita, destinate a quelli che egli definiva “gli uomini di desiderio” e che giovò non poco alla diffusione dei sistemi ad alti gradi; il secondo, che nasce a fine Ottocento, si richiama in base ad una presunta filiazione diretta alla cerchia di discepoli di Louis-Claude de Saint-Martin, ex massone ed ex segretario di Martinez: dal che si può ricavare un'affinità non trascurabile ed una continuità ideale -seppur non storica né dottrinale- con l'Ordine Cohen.

 

Nei paragrafi che seguono esamineremo nel dettaglio l’esperienza dell’Ordine degli Eletti Cohen, poi proseguita in quegli Ordini Martinisti che nel Novecento avrebbero poi tentato di risvegliare l’Ordine di Martinez de Pasqually; per adesso sembra opportuno richiamare l’attenzione sull’obiettivo che si propongono queste realtà iniziatiche, ovvero la Reintegrazione, la rigenerazione dell’Uomo-Dio sulla terra dopo la prevaricazione adamica e la conseguente caduta in questo mondo materiale, che Martinez considera “ternario” riducendo il numero degli elementi a Fuoco, Terra ed Acqua (espressione di Zolfo, Mercurio e Sale).

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di Akira

Premessa: le ragioni di un nuovo Rituale massonico

Il Rituale Italico è, come ogni Rituale massonico, martinista o ermetico, uno strumento.

Questo assunto non deve apparire, carissimi Fratelli, limitativo o riduttivo.

Al contrario, deve indurci a riflettere su quanto siamo davvero consapevoli di quel che facciamo lavorando alla gloria del Grande Architetto dell'Universo.

La ripetizione di parole, gesti, segni e toccamenti, cerimonie di iniziazione, passaggio ed elevazione è molto più di uno psicodramma interpretato con maggiore o minore abilità dai Liberi Muratori riuniti in Loggia.

Il Rituale è, pertanto, davvero uno strumento: è lo strumento per eccellenza di cui l'iniziato consapevole dispone, è il mezzo che rende operante il Simbolo; la pratica corretta e costante del Rituale sprigiona infatti un'energia benevola e benefica, l'eggregore, che avvolge la Loggia creando la vera alchimia, il balsamum perfectum.

La forza di questa energia è poi amplificata nel corso delle cerimonie: in particolare il Terzo Grado può risvegliare nell'iniziato la Seconda Vista, e la Catena d'Unione insegnargli a servirsi, seppure in modo inconsapevole al principio, del Terzo Occhio che ha infine aperto.

Se dunque il rituale è uno strumento, si impone una precisazione: affinché si crei nel Tempio un eggregore benefico, il Rituale utilizzato dev'essere orientato a tal fine.

Un Rituale massonico, ogni Rituale, non è neutrale: può avere un sottofondo razionalista, moraleggiante, mistico e finanche operativo.

Lavorare secondo un Rituale piuttosto che un altro, è dunque per ogni Loggia una scelta dirimente, poiché la pratica incide su quella che sarà l'impostazione e dunque la cifra con la quale essa sarà connotata.

Queste premesse sono d'obbligo, poiché sono alla base della scelta fatta dalla nostra Loggia Stanislas de Guaita n. 23 di Roma di lavorare con un Rituale, denominato Italico, schiettamente operativo e composto facendo ricorso alle opere più ispirate dei Maestri Passati che la Tradizione occidentale ci ha lasciato, ed a testi sacri che hanno sfidato i secoli.

Il Rituale italico segue un filo rosso ben preciso: ricorre esplicitamente alla Tradizione romana, pitagorica ed italica, ricollegandosi tuttavia alla sapienza ed alla cosmogonia egizia, da cui, ad avviso di chi scrive e soprattutto di iniziati del calibro di Plutarco, promanano i nuclei fondanti di tutti i culti.

La scelta di invocare il genius loci di Roma, ovvero Giano, e di rendere centrali i Misteri collegati al nome segreto dell'Urbe, autentica parola di potenza, non è casuale.

La Tradizione italica, infatti, rappresenta quella prisca sapientia ingiustamente dimenticata o peggio volutamente rimossa, ed alla quale il Maestro Kremmerz ha fatto volentieri ricorso in ambito magico, ed i Fratelli Reghini ed Armentano in ambito massonico.

Alla loro opera ci rifacciamo espressamente, convinti che sia questa la via da percorrere per formare Liberi Muratori consapevoli delle radici operative di un'iniziazione che è sì di mestiere, ma che contiene in sé l'ultima scintilla delle Vie misteriche dell'Occidente, scintilla che altrimenti rischia di smarrire per sempre.

Richiamerò alcuni passaggi rilevanti delle cerimonie di consacrazione del tempio, di apertura e chiusura dei lavori in primo grado, nonché dell'iniziazione, per dare forza a quanto ho scritto, e per mostrarvi quanto incide l'orientamento dato ad un Rituale sulla vita e sull'evoluzione di una Loggia massonica.

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Le presenti note sono rivolte agli Apprendisti delle Logge che lavorano col Rituale Italico, per fornire alcune prime indicazioni operative sulla base degli strumenti dell’Apprendista (Regolo da 24 pollici, Maglietto e Scalpello) e delle norme della Regola pitagorica.

Lo Scalpello

“Lo Scalpello indica i vantaggi dell'istruzione, che può renderci degni di una società regolarmente organizzata”.

C’è un antico equivoco in Massoneria per cui si tende a credere che il lavoro del Libero Muratore sia unicamente speculativo, ed in ultima analisi “filosofico”. Il metodo praticato nelle Logge ha invece la precipua funzione di insegnare a ragionare con la propria testa, senza fare dei pensieri il nostro fine e senza timori reverenziali verso chicchessia: ecco perché “al profano è invece preclusa ogni strada di consapevolezza superiore, dovendo accontentarsi di decifrare la realtà coi consueti strumenti della ragione speculativa e dell’intelletto[1]”. Dice il Maestro Pitagora “Non lasciarti ingannare senza riflettere dalle parole e dalle azioni del tuo prossimo”: ovviamente, vale anche per le sue massime!

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