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Studi Tradizionali

René Guénon, Julius Evola, Arturo Reghini, Frithjof Schuon, Philosophia Perennis

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Pubblicato 2010-05-02 Scritto da Julius Evola
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Julius Evola

IL RITUALE SEGRETO

[ tratto da Lo Yoga della Potenza - Edizioni Mediterranee ]

 

Pancatattva è, nel tantrismo induista e shivaita, il nome del cosiddetto «rituale segreto» riservato ai vîra. Ad esso viene data una tale importanza che in alcuni testi si afferma che senza il suo impiego nell’una o nell’altra forma il «culto» della Shakti è impossibile. Per il fatto che il pancatattva comprende l’uso di bevande inebrianti e di donne, ad esso è stato attribuito un carattere orgiastico e dissoluto il quale presso alcuni Occidentali è valso a mettere in cattiva luce tutto il tantrismo. L’impiego del sesso a fini iniziatico-estatici e magici, peraltro, non è proprio al solo tantrismo induista. Esso è attestato anche nel tantrismo buddhista e in varietà tantriche del vishnuismo, nella cosiddetta scuola Sahajiyâ, fra i Nâta Siddha, ecc. Consideriamo a parte l’uso della sessualità a livello yoghico.

Letteralmente pancatattva vuol dire «i cinque elementi». Ci si riferisce a cinque sostanze da usare le quali sono state messe in relazione coi cinque «grandi elementi» in questa guisa: alla partecipazione della donna (maithuna) si fa riferimento all’etere; al vino o analoga bevanda inebriante (madya) l’aria; alla carne (mamsa) il fuoco; al pesce (matsya) l’acqua; infine a certe sostanze cereali (mudrâ) la terra. Poiché i nomi di tutte e cinque le sostanze cominciano con la lettera m, il rituale segreto tantrico è stato anche chiamato «delle cinque m» (pancamakâra).

Il rituale riveste significati diversi a seconda del piano nel quale viene praticato. Nella sua assunzione più estrema, secondo la quale può rientrare nella stessa Via della Mano Destra, esso mira alla sacralizzazione delle funzioni naturali legate alla nutrizione e al sesso. L’idea di fondo è che il rito non deve non deve essere una cerimonia sofisticata sovrapposta all’esistenza reale, ma deve incidere su questa stessa esistenza, deve compenetrarne anche le forme più concrete. Tutto ciò che il pashu, l’uomo animalesco, compie ottusamente, nella forma tamasica del bisogno e del desiderio, dal vira deve essere vissuto con un animo ampio e liberato, appunto nel senso di un rito e di una offerta, perfino con uno sfondo cosmico. Peraltro, tutto ciò non ha un carattere specificamente tantrico: la sacralizzazione e la ritualizzazione della vita è stata, in effetti, una caratteristica della civiltà indù in genere, così come di ogni altra civiltà tradizionale: a prescindere da certe forme strettamente ascetiche. Anche nel cristianesimo si è potuto dire: «Mangia e bevi in gloria di Dio», mentre l’Occidente precristiano conobbe pasti sacrali e le stesse epulae romane ebbero fino a tempi relativamente tardi una controparte religiosa e simbolica; vi fu presente un riflesso dell’antica concezione di un incontro fra uomini e dèi.

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Pubblicato 2010-05-02 Scritto da Albinus
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THE DIDASKALIKOS

OF ALBINUS 145 A.D.

The didaskalikos is the only preserved philosophical textbook surviving from the ancient world and is the only surviving work of Platonism until the time of Plotinus. This work is called by Proclus to be the writings of a (neoplatonic) 'superstar' (koryphaioi).

The didaskalikos has inspired 1800 years of mystics, Neoplatonists, philosophers and truth seekers; it is an absolutely fabulous and unmatched read which has no equal on earth, past or present.

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Pubblicato 2010-05-02 Scritto da Julius Evola
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Per la serietà e la sicurezza delle vedute, per una preparazione veramente particolare in fatto di tradizioni religiose, miti e simbolismi e specialmente di dottrine orientali, per una costante cura nell'affrontare tutti i dettagli pur mantenendo sempre un punto di vista di sintesi, l'opera del Guénon non è da paragonarsi a quella di altri che hanno trattato problemi consimili.

La posizione del Guénon è una posizione di blocco. Si tratta di accettare o meno un dato sistema di riferimento: ma aderendovi è difficile non seguirlo nelle deduzioni che ne trae.

I vari libri del Guénon obbediscono ad un piano prestabilito, che essi vanno ordinatamente svolgendo, il compito iniziale è puramente negativo e se ne può chiarire il senso come segue. Chiuso nella tenaglia del materialismo, l'Occidente negli ultimi decenni è stato preso da un èmpito confuso verso qualcosa di «altro», non sapendo però giungere che a forme equivoche, superstiziose e inconsistenti le quali, contraffacendo la vera «spiritualità», hanno costituito, alla fine, un pericolo altrettanto reale quanto quello del materialismo contro cui erano partite. È così che il Guénon, per primo, ha creduto opportuno prendersela con i «neospiritualismi» più in voga, eseguendone una demolizione sistematica e, a nostro avviso, salutare.

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Pubblicato 2010-05-02 Scritto da Arturo Reghini
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Tra il 1910 ed il 1912, tra i periodici francesi dedicati agli studi esoterici si faceva notare, per la sua serietà e per la sua attitudine indipendente, la rivista mensile La Gnose, dove, accanto a scritti del Matgioi, di Marnes, del Barlet, di SaintYves e di altri, emergevano per solidità costruttiva, per competenza tecnica e per ampiezza di documentazione e di erudizione, gli scritti del direttore della rivista, Palingenius, pseudonimo abbastanza trasparente di René Guénon.

Fin da allora Palingenius aveva assunto un'attitudine decisamente ostile al neo-spiritualismo, ossia allo spiritismo, al teosofismo ed alle loro derivazioni; e, quantunque nella Gnose apparissero cospicue tracce di antichi rapporti e contatti col Martinismo, col Papus, la chiesa gnostica ecc., Palingenius si andava sempre più nettamente distaccando anche dalla sedicente tradizione iniziatica occidentale che fa capo a codeste organizzazioni; sin da allora egli riportava l'attenzione degli studiosi di esoterismo sopra i massimi problemi; e superando le posizioni mentali e sentimentali, si innalzava al livello «metafisico», al livello dell'interiorità ed «intellettualità» pura, essenzialmente sovrarazionale. La metafisica del Guénon non va infatti confusa con le metafisiche dei filosofi contemporanei occidentali, le quali non sono altro che delle speculazioni filosofiche più o meno felici ed inconcludenti; si tratta per il Guénon di metafisica nel senso etimologico della parola, ossia della conquista effettiva di stati di coscienza trascendenti; si tratta di un fatto vitale, spirituale, e non di una teoria filosofica, né, parimenti, di abbandoni mistici e di languori religiosi più o meno equivochi.

Tralasciando gli scritti minori, le opere di Guénon si dividono naturalmente in due gruppi: il primo, comprendente le Théosophisme e l'Erreur Spirite, di carattere prevalentemente critico ed anche serenamente polemico, inteso a ripulire il terreno dalle male erbe; ed il secondo, comprendente le altre cinque opere, di carattere prevalentemente costruttivo ed espositivo.

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Pubblicato 2010-05-01 Scritto da René Guénon
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Il «Sé», come già l’abbiamo visto in ciò che precede, non deve essere distinto da Atma, e, d’altra parte, Atma è identificato a Brahma stesso: possiamo chiamare ciò l’«Identità Suprema», da un’espressione dell’esoterismo islamico, la cui dottrina, su questo e su molti altri punti, malgrado le grandi differenze di forma, è in fondo la stessa di quella della tradizione indù. La realizzazione di quest’identità si opera per mezzo dello Yoga, vale a dire l’unione divina ed essenziale dell’essere col Principio Divino o piuttosto, se si preferisce, con l’Universale; il senso proprio della parola Yoga è, infatti, «unione» e non altro[1], malgrado le interpretazioni multiple, queste più fantastiche di quelle, proposte dagli orientalisti e dai teosofisti. È necessario notare che questa realizzazione non deve essere considerata propriamente come una «effettuazione», o come «la produzione di un risultato non preesistente», secondo l’espressione di Shankaracharya, poiché l’unione di cui si tratta, anche se non realizzata attualmente, nel senso che noi qui intendiamo, esiste pur sempre potenzialmente o piuttosto virtualmente; si tratta dunque soltanto, per l’essere individuale (poiché non può parlarsi di «realizzazione» che in rapporto all’individuo), di prendere effettivamente coscienza di ciò che è realmente e dall’eternità.



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