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Studi Tradizionali

René Guénon, Julius Evola, Arturo Reghini, Frithjof Schuon, Philosophia Perennis

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Pubblicato 2012-01-31 Scritto da Maurizio Grande
Categoria principale: Articoli
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L'improvvisa esplosione del gotico non può corrispondere solo a nuovi concetti artistici, deve implicare anche la conoscenza di dottrine iniziatiche - La misteriosa struttura della cattedrale di Chartres ci guida verso piani superiori di esistenza.


UN MISTERO ARCHITETTONICO E CULTURALE


Meravigliosa cattedrale di Chartres


di MAURIZIO GRANDE


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Per la maggior parte delle persone il mistero non consiste che nell'inconsueto. Chi potrebbe meravigliarsi di ciò che vede ogni giorno? La cattedrale di Chartres, una delle più celebri dell'Occidente in uno dei luoghi più rinomati di Francia, non è per i visitatori che un monumento gotico. Eppure quanti misteri! Tanto più difficili da chiarire in quanto tra gli uomini di quei tempi e noi c'è stata una rottura che ha disperso tutta una forma di civiltà su cui gli uomini del secolo ventesimo hanno solo opinioni scolasticamente prefabbricate.
La stessa arte gotica è un enigma al quale non è mai stata data soddisfacente risposta. Il gotico è sempre sfuggito ai tentativi di fissarne l'origine. Si presenta improvvisamente, senza elementi premonitori, verso il 1130, e nel volgere di pochi anni raggiunge il suo apogeo, completo e totale, senza prove né tradizioni. E lo straordinario è che si trovano, improvvisamente, maestri di bottega, artigiani, costruttori, in numero sufficiente per intraprendere, in meno di cent'anni, la costruzione di più di ottanta immensi monumenti.

 

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Una simbolica rappresentazione del Sacro Graal.


Contro il nostro attuale concetto estetico di «arte», coloro che edificarono Chartres non pensavano certamente ad animare con uno slancio verticale il paesaggio orizzontale della Beauce. Non avrebbero iniziato a costruire una cattedrale se non l'avessero giudicata «utile». E non è sicuramente per un motivo casuale, anche se artistico, che la chiesa è situata proprio là dove si trova, se ha un'orientazione inconsueta per le chiese cattoliche: la forma della sua ogiva, la sua larghezza, la sua lunghezza. la sua altezza non sono il risultato delle riflessioni di un esteta.

Categoria: Studi Tradizionali
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Pubblicato 2012-01-08 Scritto da Mario Giannitrapani
Categoria principale: Articoli
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Nelle università e nelle scuole molti studiosi e professori di scienze matematiche "conoscono" anche se ignorano l'ultima grande figura di un vero matematico del mondo antico come Pitagora. Usiamo il termine "ignorare" poiché nonostante tutti siano informati della figura storicamente esistita e di quei pochi elementi ancor oggi a lui attribuiti (il celebre teorema, la tabula ecc.) si preferisce non andare a fondo in quei frammenti pervenutici di seconda e più mani sulla sua vita e dottrina che non vengono meditati se non molto nozionisticamente, pena altrimenti la messa in discussione di tutto il traballante castello di carta delle scienze moderne e profane. Difatti vuole la leggenda, ma come tutte le leggende preserva un fondo di verità, che il maestro e antesignano delle moderne scienze algebriche-trigonometriche, avesse la consuetudine di pagare almeno tre oboli ai giovani purché si lasciassero insegnare la geometria affinché un giorno, da questi riconosciuta la validità e la nobiltà dell'insegnamento del maestro, fossero poi loro stessi a pagarlo. Già di per sé questo luogo che nei posteri divenne comune, a noi trasmesso da Giamblico, è un emblema di un diverso modo di fare scienza, di un diverso rapporto dell'allievo rispetto al maestro (a qual professore oggi passerebbe per l'anticamera del cervello l'idea di pagare gli allievi?). Ma che il sapere pitagorico, poi ulteriormente sviluppato dalla stessa scuola (in particolare i 3 libri di Filolao), riesumasse ancor più arcaiche tradizioni sapienziali, ci è ancor questo noto sempre da un altro frammento attestante la formazione geometrica egizia, aritmetico fenicia e astrologica caldaica di Pitagora, peraltro forse mutuata anche da una Temistoclea, sacerdotessa a Delfi.

Categoria: Studi Tradizionali
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Pubblicato 2011-12-12 Scritto da Bruno d'Ausser Berrau
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EFFICERE DEOS

Categoria: Studi Tradizionali
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Pubblicato 2011-12-24 Scritto da Francesco Lamendola
Categoria principale: Articoli
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Tutte le tradizioni iniziatiche sono concordi nel descrivere lo stato originario dell’umanità come infinitamente più prospero e felice di quello presente; tutte sono concordi nel parlare di un evento rovinoso, una Caduta, che, ad un certo punto, segnò una brusca rottura dell’equilibrio e fu all’origine della storia; tutte sono concordi circa il fatto che, da allora, l’umanità non sta progredendo affatto, ma, semmai, sta regredendo.

Le religioni recano un ricordo di questa sapienza antichissima nei miti delle origini. Nel cristianesimo, ad esempio, si parla di una umanità felice prima della disobbedienza a Dio, indi di una cacciata dal giardino dell’Eden e di un radicale mutamento, in negativo, della sorte dei nostri progenitori e di noi medesimi.

Ora, la religione della modernità, ovvero la Scienza razionalista, strumentale e calcolante, che - a giudizio dei suoi cantori - ci avrebbe assicurato il dominio assoluto sulla natura, predica esattamente il contrario. All’inizio vi era una creatura scimmiesca, selvaggia, incapace di pensare, di parlare, di operare in modo consapevole; poi, lentamente, essa sarebbe evoluta verso l’uomo come lo conosciamo oggi: lottando contro la natura e contro i propri simili, non riconoscendo nulla di superiore a sé, con lo sguardo rivolto verso sempre nuove mete, ognora più ambiziose e avveniristiche.

È chiaro che una delle due concezioni deve ritenersi completamente falsa, e giusta quell’altra: «tertium non datur». Chi si inganna, dunque: la Tradizione, antica di millenni, o la nuova religione scientista, vecchia di pochi secoli?

La differenza tra le due concezioni non riguarda soltanto i contenuti del sapere, ma anche le sue origini.

Per la Tradizione, il sapere originario non è di origine umana; la Tradizione stessa, in quanto tale, non è di origine umana. Gli uomini la conservano e la custodiscono, allo scopo di tramandarla di generazione in generazione: ma non rivolgendosi a tutti gli orecchi, bensì solamente a quelli capaci di accoglierla (non diciamo di comprenderla, perché l’uomo non può comprendere sino in fondo un sapere che gli è di tanto superiore).

Categoria: Studi Tradizionali
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Pubblicato 2011-12-02 Scritto da Hera
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Il significato generale dei Misteri.


Le religioni dei misteri. 1.Eleusi, dionisismo, orfismo Prima di entrare nel merito dei Misteri di Eleusi è bene chiarire al lettore il significato generale che, nel mondo classico, si attribuiva al sostantivo “Mysteria”. Esso designa i segreti, ossia conoscenze inaccessibili, in ragione stessa della loro natura e della loro profondità, alla maggioranza degli uomini e riservate solo a quei pochi, dotati delle qualità intellettive e della sensibilità spirituale necessarie per accoglierle ed interiorizzarle. Un livello di conoscenza riservato a pochi eletti (ossia persone scelte secondo un criterio rigorosamente selettivo), quindi esoterico nel senso pieno del termine ed iniziatico in quanto concernente il percorso interiore per l’inizio di una nuova vita. Gli antichi Elleni non concepiscono che si possa partecipare a chiunque, indistintamente e senza precauzioni, le dottrine spirituali e la stessa impostazione aristocratica – nel senso qualitativo dell’espressione – riguarda l’accesso alle arti ed alle scienze. Per essi la medicina e la stessa filosofia, nei suoi aspetti più profondi, restano scienze segrete. Per la medicina, abbiamo la testimonianza di Sorano, il quale nella sua Vita di Ippocrate, scrive:

“Ippocrate insegnava la sua arte a coloro che erano qualificati per apprenderla, facendo loro prestar giuramento… Infatti le cose sacre si rivelano a uomini consacrati: i profani non possono occuparsene, prima di essere stati iniziati ai sacri riti di questa scienza” (in V. Magnien, tr.it. I Misteri d’Eleusi, Edizioni di Ar, Padova, 1996, p.21).

Questo riferimento alla medicina può apparire estraneo all’argomento specifico delle religioni misteriche, per chi guardi le cose dal punto di vista della mentalità scientifica moderna che separa rigorosamente scienza e religione, ma non lo è affatto se ci si cala nella mentalità degli Antichi per i quali l’essere umano è un tutto unitario che si articola nei tre elementi costituitivi di soma, psyché e nous (corpo, anima e mente); la salute del corpo e dell’anima sono strettamente connesse, ogni squilibrio fisico riflette un disordine più profondo. L’accesso alle dottrine spirituali più segrete è quindi la base per una migliore e diversa armonia dell’essere umano, anche sul piano fisico, poiché, come spiega Plotino nelle Enneadi, i piani dell’Essere sono distinti ma collegati. Per la filosofia sono illuminanti le testimonianze di Clemente d’Alessandria e di Giamblico sui Pitagorici e su Platone, nonché quella dell’imperatore Giuliano sugli Stoici.

Stefano Arcella, I misteri del sole. Il culto di Mithra nell'Italia antica “Non soltanto i Pitagorici e Platone – scrive Clemente d’Alessandria – nascondono la maggior parte dei loro princìpi dottrinali, ma gli stessi Epicurei dicono di avere dei segreti, e di non permettere a chiunque di consultare i libri nei quali sono esposti. D’altra parte ancora, secondo gli Stoici, Zenone scrisse alcuni trattati che essi non danno da leggere facilmente ai loro discepoli” (Stromata, V, 9).

“I più importanti e universali princìpi insegnati alla loro scuola – dice Giamblico – i Pitagorici li conservavano sempre in loro stessi, osservando un perfetto silenzio, in guisa da non svelarli agli exoterici, e affidandosi senza l’ausilio della scrittura, come divini misteri, alla memoria di quelli che dovevano succedere loro” (Vita di Pitagora, edizione Nauck, 32, par.226).

“Si ingiungeva a quelli del Portico di venerare gli Dei, di essere iniziati a tutti i Misteri, e di essere perfezionati dalle più sante iniziazioni (teletài)” (Giuliano, Orazioni, 108 a).

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