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Studi Biblici

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Data pubblicazione Scritto da Nereo Villa
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(eBook - Kabbalah - ITA) - Villa, Nereo - Numerologia Biblica - Considerazioni Sulla a Sacra

Categoria: Studi Biblici
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Data pubblicazione Scritto da Antonio Socci
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da Il Giornale, 25 febbraio 2000, p. 34

 

 

Sulle orme di Mosè

Con Egeria sul "vero" Sinai

 

 

Una storia vera. Fatta di strade polverose nel deserto, carri, nemici, cieli azzurri, rocce, pozzi d'acqua, volti di uomini. Il racconto della Bibbia su Mosè - che narra come Dio entra nella storia umana - non ha nulla a che fare con i miti degli altri popoli, ma è fatto di vivida quotidianità.

Ancor più dettagliate sono le vicende di Gesù - Dio fatto uomo - riferite dai Vangeli. Proprio "per riscoprire le tracce della presenza amorosa di Dio accanto all'uomo", il papa è oggi pellegrino sul Sinai e a marzo andrà fra i paesi, le strade e le città dove ha vissuto il Salvatore.

Per la verità molta teologia cattolica di oggi ha fatto proprie, in modo più o meno sfumato, le tesi del vecchio razionalismo. "Sul Mosè storico" recita un manuale su cui si formano seminaristi e preti "non si è in grado di raggiungere una certezza storica verificata" e dunque "esodo, cammino nel deserto, Sinai e conquista della terra non sono 'dimostrabili' come storicamente attendibili".

Il papa - con il suo pellegrinaggio - afferma che però la Bibbia non è un mito. Adesso anche le più moderne ricerche archeologiche danno ragione a lui e alla tradizione, pure per quanto riguarda Mosè. Proprio sulla penisola del Sinai si sono scoperte infatti testimonianze archeologiche impressionanti sugli eventi narrati dall'Esodo.

Tuttavia non sul monte Jebel Musa, dove sorge il monastero di Santa Caterina che viene ora visitato dal papa. Si identificò lì il monte santo di Mosè in epoca bizantina (IV-V secolo d.C.). Ma è dislocato troppo a sud e c'è una tradizione più antica e più fondata.

L'ha riscoperta Emmanuel Anati che ormai da decenni guida le ricerche sul massiccio di Har Karkom, più a nord, in territorio israeliano. Se la zona del Santa Caterina non ha nulla che corrisponda alle descrizioni topografiche contenute nell'Esodo, questa invece corrisponde alla perfezione.

Anati lo ripete nel suo ultimo libro Har Karkom. Venti anni di ricerche archeologiche (Edizioni del Centro studi camuni), dove ha riprodotto i più impressionanti graffiti scoperti nell'area. Sono datati all'epoca di Mosè ed evocano chiaramente le vicende bibliche: uno raffigura due tavole divise in dieci quadri, un altro la verga che diventa serpente, poi l'occhio di Dio, l'uomo orante. Ai piedi della montagna, rimasta deserta e intatta per millenni, sono stati ritrovati - spiega Anati - perfino "dodici cippi che fronteggiano una piattaforma di pietra. Ciò richiama il passo dell'Esodo (24,4): 'E Mosè levatosi per tempo eresse ai piedi del monte un altare e dodici cippi, per le dodici tribù d'Israele'".

Categoria: Studi Biblici
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Data pubblicazione Scritto da Luciano Tansini
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Lo si sciolga "per rendere abitabile e felice ogni paese" (Isaia 5,8).

 

A volte vorrei essere

Nessuno

Nulla avere

guardare come non ho guardato mai.

 

(il nido non si trasformi mai in tomba, mai!)

"Il sonno della ragione genera Mostri (Goja).

 

"L'ultimo nodo", il "nodo dei nodi", è stato sciolto: lode all'Eterno di libertà che spezza le catene dovunque…

 

"Lo stesso albero non è lo stesso albero se visto con occhi di saggezza o con occhi di stoltezza".

[proverbio cinese]

 

"A occhi storti anche la verità appare un mostro".

[proverbio inglese]

 

"Anche dal veleno si colga la medicina. Dal piombo, l'oro, vera operazione alchemica".

[massima buddista]

 

 

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Data pubblicazione Scritto da Antonio Socci
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da Panorama, N. 9 (1767), 2 marzo 2000

 

 

Scoperte - La Bibbia alla prova della storia

 

Abramo e Sara erano ariani?

 

Religiosi e laici vedono nell'Antico Testamento "leggende" storicamente poco attendibili. Ma gli studi recenti dicono: non è così. E anche sul primo dei patriarchi rivelano che…

 

 

         Il papa sulle tracce di Abramo e di Mosè. Si rileggono quelle narrazioni bibliche che rappresentano la radice culturale e spirituale di tanta parte dell'umanità. Con il razionalismo moderno quelle storie sono state sempre più relegate nel leggendario, nella mitologia. Come fossero un'epica immaginaria che il popolo ebreo si sarebbe costruito per darsi un'identità e legittimare il suo diritto alla terra di Canaan.

         Perfino nella Chiesa ha fatto breccia la demitizzazione. Nell'Introduzione generale alla Bibbia, il primo volume del "Corso di studi biblici" (Elle di ci) su cui studiano seminaristi e preti, si afferma che "l'Antico Testamento non ci fornisce dati storicamente attendibili per l'epoca pre-monarchica, in cui si forma l'entità etnico-nazionale di Israele", dunque si sottolinea la "per lo meno discussa attendibilità storica" degli scritti biblici.

         Ma le scoperte degli ultimi anni ribaltano questa convinzione. Inoltre emergono anche ipotesi originali sui patriarchi, come quella di Flavio Barbiero, uno studioso laico, collaboratore del grande Emmanuel Anati, colui che ha scoperto nel massiccio di Har Karkom la vera montagna sacra di Mosè (ma di questo parleremo dopo).

         L'area palestinese in cui si svolgono le vicende che vanno da Abramo a Mosè - secondo Barbiero a partire dal XV secolo a.C. - è il territorio di confronto di tre grandi potenze, l'Egitto, l'impero Mitanni (in Mesopotamia) e il regno degli Hittiti. Barbiero ha dunque cercato tracce dei patriarchi biblici nei documenti relativi ai rapporti politici fra quegli stati, avanzando ipotesi sorprendenti già in un suo libro di alcuni anni fa (Bibbia senza segreti, Rusconi).

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Data pubblicazione Scritto da Paolo Battistel
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La duplice identità dell’apostolo

Da molti anni gli archeologi ne erano alla ricerca, tutto sembrava combaciare alla perfezione, le molteplici tradizioni orali, i bassorilievi, le fonti scritte, l’antica via di pellegrinaggio, ma il nodo alla fine appariva sempre impossibile da districare. Nessuno sembrava in grado di sciogliere tutti gli interrogativi e raggiungere il luogo dell’eterno riposo di uno dei più controversi apostoli di Cristo, di colui che durante l’ultima cena venne rimproverato duramente dalle forti parole del suo maestro «Filippo sono stato con voi per tanto tempo e non mi conosci?». Il momento tanto atteso ora sembra infine essere giunto, la tomba dell’apostolo Filippo è stata ritrovata.

La sensazionale scoperta è avvenuta ad opera di un equipe di archeologi italiani guidata dal professore Francesco D’Andria dell’Università di Salerno che nel pieno dell’estate appena trascorsa ha comunicato al mondo l’ormai insperato ritrovamento del santo nell’antica città di Hierapolis (dal greco Hierós-Pòlis cioè Sacra-Città) conosciuta oggi come Pamukkale.

La spedizione archeologica di Hierapolis nata nell’ormai lontano 1957 non aveva mai voluto mascherare la sua decisa intenzione di ritrovare la tomba del famoso apostolo il cui culto abbraccia l’intera cristianità. Le maggiori fonti scritte dei primi secoli dopo cristo sono concordi nell’identificare questa città ellenistico-romana come il luogo della morte e della successiva sepoltura del santo. Eusebio di Cesarea riporta una nota lettera del vescovo di Efeso Policrate che per bilanciare lo strapotere spirituale di Roma fa notare che «Anche in Asia infatti riposano grandi astri, che si leveranno nell’ultimo giorno della parousìa del Signore (...) (tra questi) Filippo, uno dei dodici apostoli, il quale si è addormentato a Hierapolis (...) ». Ma per quanto Filippo sia venerato da cattolici, ortodossi, copti, anglicani, armeni ed evangelici il fascino della sua figura nasce proprio dalle ombre del suo pensiero, poiché lo gnosticismo, il più grande avversario del cristianesimo nei primi secoli dopo la morte di Cristo, lo innalza a proprio sommo profeta attribuendogli un Vangelo che descrive il significato della venuta di Cristo  e l’uso dei cinque sacramenti ribaltandoli totalmente in chiave gnostica (Vangelo di Filippo II sec d.C.). Il segno evidente di questa spaccatura tra i primi cristiani risalta anche nelle parole del presbitero romano Gaio nella sua disputa teologica contro Proclo davanti a Papa Zefferino (disputa che possiamo trovare nel “Dialogo” di Eusebio di Cesarea). Gaio nel sostenere la posizione più ortodossa fonda la Chiesa di Roma sui «trofei di Pietro e Paolo» mentre il suo avversario Proclo, sostenitore dell’eresia montanistica, vede in Filippo e nelle sue figlie profetesse i pilastri indistruttibili del suo culto.

Categoria: Studi Biblici
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