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Psicologia Esoterica
Roberto Assaggioli, Psicosintesi, Jung, Marco Ferrini
Qual è l'amicizia perfetta fra due esseri umani: quella fra due Persone o quella fra due Anime? La differenza è che le Persone sono ancora condizionate dalla dura scorza dell'Ego, dalle circostanze esteriori (sociali, culturali, economiche), dalla convergenza di interessi specifici; mentre le Anime affini vanno dritte l'una al cuore dell'altra.
Secondo noi, non c'è alcun dubbio che l'amicizia tra Anime sia il livello più alto che l'amicizia può assumere nella vita terrena; essa non bada in alcun modo alle circostanze e alle convenienze e non si impernia attorno a particolari motivi d'interesse; ma è caratterizzata da un'attrazione e da una dedizione totali, ed in essa si ha sovente l'impressione di ritrovare qualcosa che si era già vissuto altrove.
Invero, vi è qualcosa di arcano e quasi di sconvolgente in quella forza misteriosa che ci sospinge irresistibilmente verso un altro essere umano, al di là di qualunque ragionamento e di qualsiasi argomento razionale o suscettibile di essere esaminato e spiegato in termini razionali; qualcosa che fa realmente pensare alla metempsicosi e alla reminiscenza, come se ci fosse dato di ritrovare qualcuno che avevamo già conosciuto prima, anche se, in questa vita, siamo assolutamente certi che non avevamo mai visto quella tale persona.
Quando, poi, una amicizia fra Anime si instaura fra due individui di sesso diverso - evento raro e difficile, e sempre sospeso su un filo di rasoio - noi veramente sentiamo una potenza immensa sprigionare da essa, sentiamo le nostre forze moltiplicarsi inspiegabilmente; ci sembra di trasformarci quasi in creature sovrumane, non per qualche nostro merito speciale, ma proprio in virtù di quella prodigiosa alchimia che si sprigiona dal contatto e dall'incontro profondo tra la nostra anima e quella dell'altra (o dell'altro).
A volte gli psicologi moderni creano parole ed espressioni nuove per indicare contenuti antichi: l'amicizia fra Anime designa, in fondo, qualcosa di molto vicino al concetto di «amicizia spirituale», ben noto ai filosofi e ai teologi medievali (cfr. il nostro precedente articolo «Bellezza, bontà e verità dell'amicizia spirituale nel pensiero di Aelredo di Rievaulx», consultabile sempre sul sito di Arianna Editrice).
Un altro aspetto importante dell'amicizia fra Anime è che essa si configura sempre come un triangolo: perché, accanto ai due individui in essa coinvolti, si staglia la presenza di un Altro, che ne è il supremo garante ed il silenzioso testimone: è da Lui che scaturisce un altissimo concetto della verità, per cui né l'una, né l'altra anima oserebbero mentire, ingannare, barare al gioco della vita in qualunque maniera, come invece avviene, purtroppo, nell'amicizia tra persone.
In un certo senso, l'Altro è sempre presente, e non solo nelle relazioni umane; ma solo nell'amicizia tra anime Egli diviene elemento decisivo, perché solo nell'amicizia tra anime i due contraenti preferirebbero qualunque male, anche la morte, piuttosto che venire meno alla verità che vive in essa e rimangiarsi la sacra promessa di lealtà e fedeltà incondizionate. «Non esiste amore più grande di colui che dà la vita per i propri amici», ebbe a dire un Maestro che, di queste cose, se ne intendeva.
Scrivono Connie Zweig e Steve Wolf nel libro «Il volto nascosto dell'anima» (titolo originale: «Romancing the Shadow», New York, Ballantine Books, 1997; traduzione italiana di Laura Castoldi ed altri, Milano, Rizzoli Editore, 1997, pp. 232-34):
ARTE DI VIVERE

Introduzione
Non smetteremo di esplorare
E alla fine di tutto il nostro andare
ritorneremo al punto di partenza
per conoscerlo per la prima volta
T.S. Elliot
La parola “Meditazione” può talvolta evocare in noi un sentimento religioso, o una tensione innata verso la ricerca dell’Oltre - spesso oscuramente percepito, indefinibile e intangibile - di qualche cosa che si trova al di là dell’abbagliante invadente presenza che il mondo della materia, o mondo fenomenico, esercita su di noi e sulla nostra vita.
Quell’Oltre corrisponde ad uno Spazio interiore specifico, uno spazio vivente di potenzialità e qualità inizialmente sconosciute e inespresse ossia recessive.
Questo Spazio ha una collocazione geografica nella sfera della nostra coscienza:
corrisponde a ciò che Gustav Jung ha definito inconscio superiore e Roberto Assagioli ha chiamato inconscio transpersonale o sfera del supercosciente (corrispondente alla zona blu dell’ovoide sopra raffigurato). Il desiderio e l’incontro con la transpersonalità vivente in noi per taluni diventa una vera esigenza, una marcata e pressante necessità, per altri l’incontro può avvenire motivato dalla ricerca di ragioni e risposte possibili agli eventi, interni ed esterni, a cui la vita ci pone di fronte, come un trauma, un avvenimento che riesce a scuotere le basi di certezza sulle quali fondava la nostra vita sino a quel momento e scompagina e disorienta, ponendoci in uno stato di crisi sia essa psichica o relativa allo stile di vita o alla di scala di valori.
Come conseguenza, siamo in un certo senso costretti a ridisegnare le priorità di una vita che cambia, come di fronte ad una malattia, e siamo chiamati a rispondere alle nuove necessità a volte dovendo sospendere le azioni consuete che abitualmente compiamo nella nostra vita quotidiana. Oppure l’evento ci obbliga a rinunciare a ciò che fino a quel momento consideravamo fondamentale, cioè un fondamento su cui la nostra vita si basava.
La dimensione transpersonale si colloca al di là dell’esperienza fenomenica e non è riservata a pochi, ma è più rispondente ad una dimora di potenzialità latenti da evocare e da realizzare nella nostra vita.
La storia dell’uomo è costellata di esseri che in ogni tempo hanno provato quell’insopprimibile tensione verso la ricerca di se stessi, del senso della vita e del suo mistero. In ogni tempo quelle coscienze coraggiose hanno cercato e si sono assunte un impegno, quello di intraprendere un percorso, di cercare un sentiero, a tratti tortuoso e in altri momenti più fluido, al fine di trovare risposte e significato.
Molte dunque le testimonianze di comprensioni profonde, di esperienze di espansione della coscienza che, oltrepassando lo stato di ordinaria percezione e identificazione, rivelano una realtà assai più vera, reale e desiderabile di quella angusta, vissuta entro i confini dell’io ordinario.
La Meditazione e il processo della Guarigione
Nella storia collettiva, come in quella individuale,
tutto dipende dallo sviluppo della coscienza.
Questo porta gradualmente
alla liberazione dalla prigionia dell’incoscienza,
e pertanto apporta luce oltre che guarigione.
C. G. Jung
Riconoscere la Vita come altro dal corpo fisico, come oltre la sua materialità. Forza rigenerante che lo comprende e lo trascende. Amore vivente e vitale. Realtà intima e cosmica. Sorgente. Inizio e fine. L’Infinito e l’Eterno.
Il termine “guarigione” può indurci nell’errore di considerare questo processo vitale come effetto positivo e risolutivo di uno squilibrio corporeo o di una malattia. Questa parola in realtà include sfere più ampie di significati, di azioni e di conseguente possibilità di armonizzazione dell’individuo e dell’integrazione delle varie parti che lo compongono. Si parla infatti di guarigione del livello emotivo e di quello mentale, oltre che di quello fisico. La moderna medicina osserva e scopre le interazioni fra i vari piani dell’essere umano considerando fra questi anche il livello “transpersonale o spirituale”, ovvero lo spazio nel quale dimorano le nostre più profonde potenzialità, l’area supercosciente non condizionata, non strutturata in forme materiali o schemi mentali. È l’energia vitale, plastica e potenzialmente creativa della nostra coscienza.
Accade talvolta che la malattia, fisica e non, sia la conseguenza di una conflittualità generata dalla “pressione” dell’energia superiore o supercosciente della psiche, fatto che crea uno stato di frizione con la nostra personalità la quale con le sue certezze, le sue sicurezze e il suo modo acquisito automatico e schematico di percepire se stessa, gli altri e la vita, cerca di opporre “resistenza” all’apertura e al cambiamento.
La visione Psicoenergetica dell’uomo
Il modello della psicoenergetica ci aiuta a sviluppare una nuova conoscenza scientifica, che consente di unificare i diversi campi finora separati del sapere, in un unico corpo sintetico e multidisciplinare.
L’uomo, inteso come coscienza, è un vasto campo di energie e di forze, suddiviso in “orbite” o livelli che lo compongono, costituenti la sfera della coscienza e in continua interazione tra loro. Energie e forze dunque animano la coscienza.
Un aspetto fondamentale della Psicoenergetica è la struttura della coscienza umana costituita da questi diversi livelli di espressione. Essi sono i piani di manifestazione, le varie “orbite” in cui è suddiviso il campo di coscienza dell’uomo. Li possiamo definire come livello fisico, emotivo, mentale e spirituale.
Il livello fisico è la manifestazione visibile dell’uomo, che percepiamo attraverso i cinque sensi.
Il livello emotivo è il piano sul quale “sentiamo”, dove proviamo la marea di emozioni e sentimenti che ci sono tanto familiari. Esso è considerato un piano “liquido”, soggetto a continui sbalzi e riflussi.
Il livello mentale dell’uomo è la sede della funzione pensiero, intesa come attività mentale concreta, e ha in più la capacità di volgersi verso il livello superiore della mente, quello mentale astratto, per cogliere le intuizioni, le ispirazioni, le idee.
La Psicosintesi

L’essere umano è una locanda
ogni mattina arriva qualcuno di nuovo.
Rumi
Accade talvolta che a far scattare la molla della crisi sia proprio questa sorta di inevitabilità ripetitiva, come una condanna, spesso vissuta come una prigionia che nasce dalle nostre stesse scelte. Ma queste scelte, attraverso cui abbiamo costruito la nostra vita, erano davvero “nostre?”. Oppure la difficoltà è scatenata da un evento grave come una malattia. Spesso all’apice di una crisi giunge il momento in cui l’opportunità che ci viene offerta è quella di interrogarci, di andare a fondo nella duplice ricerca di dare un senso a ciò che accade in noi e cercare di intonarci e di renderci risonanti nei confronti di ciò che nella profondità dell’essere ha vita, di dare forma a qualcosa di nuovo che percepiamo, seppure indefinito, ma che in realtà è profondamente vero e vitale.
Nasce così un’esigenza, un imperativo etico, un desiderio esistenziale: cercare, svelare, scoprire, dar voce e forma a questo qualcosa di nuovo: dare Vita alla Vita.
La domanda che si affaccia allora alla nostra mente è: “Chi sono io veramente?”
È curiosa la rapidità con cui ci identifichiamo ora con questo ora con quell’elemento interno che ha caratteristiche sue proprie, che si colora di pensieri, di emozioni, modi di vedere se stesso e il mondo.



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