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Psicologia Esoterica

Roberto Assaggioli, Psicosintesi, Jung, Marco Ferrini

Data pubblicazione Scritto da Francesco Brunelli
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Francesco Brunelli (1927-1982).

Nato a Fabriano, visse la maggior parte della sua esistenza a Perugia, dove esercitò la professione di medico e dove rappresentò fin da giovane un sicuro e fermo punto di riferimento per i cultori della spiritualità in Italia e all’estero.

Non c’è dubbio che Francesco Brunelli sia stato uno dei massimi esponenti dell’esoterismo italiano della seconda metà del ventesimo secolo..

 

 

Per prima cosa occorre dire che ci occupiamo qui dell’uomo cosiddetto “normale” che intende procedere all’integrazione della sua personalità.

Ciò premesso, definiamo cosa è “periferia” e cosa è “centro”.

Per comprenderne la differenza, facciamo ricorso al simbolo del cerchio1 stabilendo una serie di corrispondenze:.

  • periferia = cerchio = personalità e comportamenti.
  • centro = punto = centralità dell’essere = Io – Sé.
  • cerchio + punto = personalità sulla via dell’integrazione.
  • cerchio + punto + irradiazione = personalità integrata..

Il punto quattro evoca l’immagine del sole che irradia energia, e questo a sua volta rimanda al conseguimento dell’integrazione e dell’individuazione, ampiamente spiegato dallo stesso Assagioli, sia come tecnica operativa sia come segno di conseguimento.

Possiamo definire il cerchio come la periferia dell’essere, in quanto esso è il simbolo del campo di coscienza.

In un individuo che vive l’io quale elemento centrale unificante solo in modo parziale, il campo di coscienza è relativo al livello di integrazione individuale raggiunto.

Esso, per quest’individuo, non è il simbolo della totalità, semmai lo diverrà successivamente.

Nell’uomo involuto questo campo è fatto di senso – percezioni e di reazioni sensoriali, pulsionali, istintuali. In un essere socializzato tutti questi stimoli e le reazioni ad essi conseguenti subiranno la censura del SuperIo freudiano e frazioneranno la personalità nella miriade di subpersonalità ben note agli studiosi di Psicosintesi.

I contorni di questo cerchio sono dapprima vaghi, sfumati e frastagliati e, quando emergerà il punto centrale unificante dell’io, essi si faranno sempre più netti e fissi.

Anche il punto centrale sarà all’inizio tenue e vago, fluttuante tra l’ombra e la luminosità, per fissarsi e acquisire la stabilità del punto centrale saldo e stabile.

A questo punto del processo l’uomo potrà essere finalmente simboleggiato dal sole che irradia i suoi raggi luminosi e creativi intorno, allora la realizzazione del Sé, meta ultima di qualsiasi lavoro psicologico che porta all’integrazione, sarà conseguita.

Abbiamo descritto per simboli l’iter e le sue tappe, che corrispondono all’evoluzione dell’individuo dallo stato di selvaggio allo stato dell’uomo integrato nella pienezza delle sue facoltà e delle sue potenzialità.

Per Assagioli questo passaggio dalla periferia al centro è estremamente importante e fondamentale, né si potrebbe concepire altro fine ed altro scopo psicosintetico se non questo.

La realizzazione del Sé, inoltre, significa la cessazione della molteplicità, degli opposti, del dualismo, la liberazione da quelle stratificazioni che nascondono la vera natura umana.

La Psicosintesi afferma che il Sé, l’autocoscienza, è una realtà interna che può essere sperimentata empiricamente e verificata mediante l’uso di tecniche appropriate. Quest’affermazione fa vedere una meta certa e sicura che consiste nel trasferimento della propria coscienza individuale, limitata qualitativamente e quantitativamente, al livello del Sé: si tratta di riunire il riflesso alla Sorgente, il che equivale al passaggio dalla periferia al centro.

Come fare?

Innanzitutto occorre distinguere la psicosintesi personale dalla psicosintesi transpersonale. La prima porta il soggetto ad una buona armonizzazione interiore ed esteriore, la seconda lo porta dapprima all’esplorazione della zona superiore dell’inconscio ed infine all’esperienza del Sé.

S’inizia con un’esperienza diretta primaria, vale a dire con l’autoconsapevolezza in base alla quale si acquista la coscienza della propria esistenza come essere umano.

Dopo questa esperienza fondamentale si è naturalmente spinti ad investigare la propria natura e costituzione, dopodiché si procede allo studio dei rapporti vitali delsingolo con gli altri esseri umani con una Realtà che va al di là degli individui.

La scala è la seguente: trovare se stessi trovare il Sé trovare gli altri Sé trovare il Sé Unico, la Realtà Suprema.

Questo è uno schema riassuntivo del lavoro che non ha limiti di tempo, che impegna tutta la propria personalità, i propri interessi, che richiede un costante orientamento ed il mantenimento di direzione dell’intento realizzatore.

Trovare se stessi è il primo punto e significa semplicemente prendere coscienza del proprio essere, del proprio Io.

Questo in verità è il primo grosso scoglio, l’uomo infatti s’identifica con i contenuti del proprio campo di coscienza e mai con l’io unificante. La maggior parte degli uomini non possiede un’autocoscienza, ma tende – come è noto – a confonderla con le stimolazioni provenienti dal mondo esterno, con le epidermiche reazioni individuali e con le stimolazioni provenienti dal mondo interno pulsionale ed istintivo, per cui questi individui sono sospinti qua e là dove le sollecitazioni li spingono.

Essi, per lo più, s’identificano con le subpersonalità ed è così che trascorrono la vita intera a correre qua e là credendo di essere ciò che in realtà non sono. È triste, ma ognuno può constatare la veridicità di tale affermazione se si sofferma per un momento a osservarsi.

Allargare il proprio campo di coscienza e iniziare a sviluppare un “io” unificante, è il primo passo per una psicosintesi personale, e a questo scopo non mancano certo le tecniche, gli esercizi e quanto serve allo scopo.

L’utilizzo dei simboli stimola l’affioramento dei contenuti dell’inconscio per conoscerlo e integrarlo nella coscienza, così come aiuta e stimola lo sviluppo transpersonale, quando usati opportunamente: è un lavoro attivo che richiede una certa dose di volontà.

Uguale attitudine attiva si riscontra nella fase d’integrazione e sintesi degli opposti, rafforzamento dell’io tramite lo sviluppo e l’uso della volontà.

Le tecniche usate in questa fase fanno sì che scendano nel campo di coscienza i contenuti del supercosciente in modo tale da equilibrare e sintetizzare le dinamiche emergenti dal lavoro di integrazione.

Questa fase del lavoro psicosintetico fa da ponte verso il secondo punto del nostro schema che è “trovare il Sé”.

Prima però occorre comprendere la differenza esistente tra il supercosciente ed il Sé, il primo essendo un livello dell’inconscio, mentre il secondo uno stato di coscienza superiore e transpersonale2.

Uno degli esercizi fondamentali della Psicosintesi, che fa ripercorrere quotidianamente il cammino dalla periferia al centro e lo fa proseguire verso “l’alto”, è l’esercizio di disidentificazione3.

Non è un esercizio che si può affrontare con leggerezza, ingannati dalla sua apparente semplicità. Addirittura sarebbe necessario intraprenderlo al termine di un training autogeno il quale, con i suoi esercizi inferiori, porta a quel rilassamento fisico, emotivo e mentale, condizione essenziale perché possa farsi sentire la voce della Realtà.

Allenati dal training autogeno, o comunque in grado di raggiungere il massimo dell’allentamento delle tensioni interne corporee ed emotive, occorre allentare, disidentificarsi, liberarsi dalle tensioni esterne e dalle erronee identificazioni fatte nel corso della nostra vita “in corsa di qua e di là”.

Disidentificarsi dal corpo fisico significa di fatto eliminare le paure e le fobie che si possono riassumere, in pratica, nella paura della morte.

La disidentificazione dalle emozioni porta alla comprensione della natura del nostro io che è una realtà permanente, fermo e saldo di fronte alle mutevoli emozioni e ai sentimenti che passano in continuazione nel campo di coscienza come le ombre del teatro cinese.

La disidentificazione dai contenuti della mente ci porta quella libertà interiore preludio certo della liberazione del nostro essere.

Questa tecnica conduce alla concezione di se stessi come autocoscienza, dopo averci allenato ad osservare le nostre capacità e le nostre insufficienze nel corso del processo di autoanalisi.

Questo lavoro richiede tempo e l’uso della volontà che si rafforza con la pratica.

Abbinata è l’evocazione di qualità particolari aventi anch’esse una funzione trasformatrice quali: la serenità, l’umorismo, la gioia e via dicendo, qualità positive che infondono nell’individuo una notevole carica energetica nel corso del suo cammino dalla periferia al centro4.

Un particolare accento va posto sulla meditazione.

Essa ha forme diverse secondo gli effetti che si vogliono ottenere: un allargamento del campo mentale (meditazione riflessiva), un’ispirazione dal superconscio o dal Sé (meditazione ricettiva) o l’esplicazione di un’attività creativa o di irradiazione (meditazione creativa)5.

Queste tecniche trovano un loro naturale supporto nell’esercizio di disidentificazione.

In Psicosintesi transpersonale si utilizzano i ben noti esercizi del Graal, della Divina Commedia di Dante, ma si possono usare e costruirne altri sulla vita del Buddha, del Cristo, di Osiride e via dicendo6.

Inizia a questo punto la psicosintesi transpersonale e cessa la psicosintesi terapeutica.

L’Io – centro del campo di coscienza – è compreso e conosciuto come riflesso del Sé. Il Sé inizia allora ad illuminare con i suoi raggi la personalità che ascende verso il proprio centro, in cui Macrocosmo e Microcosmo si fondono unificandosi.

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Bibliografia.

R. Assagioli: Principi e metodi della Psicosintesi Terapeutica – Edizioni Astrolabio, pag. 162 e segg.

R. Assagioli: Lo sviluppo Transpersonale – Edizioni Astrolabio, pag. 26 e segg.

R. Assagioli: Principi e metodi della Psicosintesi Terapeutica – Edizioni Astrolabio, pag. 108 e segg.

R. Assagioli: L’atto di Volontà – Edizioni Astrolabio, pag. 62 e segg.

R. Assagioli: L’atto di Volontà – Edizioni Astrolabio, pag. 162 e segg.

R. Assagioli: Principi e metodi della Psicosintesi Terapeutica – Edizioni Astrolabio, pag. 171 e segg.

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Data pubblicazione Scritto da Francesco Lamendola
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Qual è l'amicizia perfetta fra due esseri umani: quella fra due Persone o quella fra due Anime? La differenza è che le Persone sono ancora condizionate dalla dura scorza dell'Ego, dalle circostanze esteriori (sociali, culturali, economiche), dalla convergenza di interessi specifici; mentre le Anime affini vanno dritte l'una al cuore dell'altra.

Secondo noi, non c'è alcun dubbio che l'amicizia tra Anime sia il livello più alto che l'amicizia può assumere nella vita terrena; essa non bada in alcun modo alle circostanze e alle convenienze e non si impernia attorno a particolari motivi d'interesse; ma è caratterizzata da un'attrazione e da una dedizione totali, ed in essa si ha sovente l'impressione di ritrovare qualcosa che si era già vissuto altrove.

Invero, vi è qualcosa di arcano e quasi di sconvolgente in quella forza misteriosa che ci sospinge irresistibilmente verso un altro essere umano, al di là di qualunque ragionamento e di qualsiasi argomento razionale o suscettibile di essere esaminato e spiegato in termini razionali; qualcosa che fa realmente pensare alla metempsicosi e alla reminiscenza, come se ci fosse dato di ritrovare qualcuno che avevamo già conosciuto prima, anche se, in questa vita, siamo assolutamente certi che non avevamo mai visto quella tale persona.

Quando, poi, una amicizia fra Anime si instaura fra due individui di sesso diverso - evento raro e difficile, e sempre sospeso su un filo di rasoio - noi veramente sentiamo una potenza immensa sprigionare da essa, sentiamo le nostre forze moltiplicarsi inspiegabilmente; ci sembra di trasformarci quasi in creature sovrumane, non per qualche nostro merito speciale, ma proprio in virtù di quella prodigiosa alchimia che si sprigiona dal contatto e dall'incontro profondo tra la nostra anima e quella dell'altra (o dell'altro).

A volte gli psicologi moderni creano parole ed espressioni nuove per indicare contenuti antichi: l'amicizia fra Anime designa, in fondo, qualcosa di molto vicino al concetto di «amicizia spirituale», ben noto ai filosofi e ai teologi medievali (cfr. il nostro precedente articolo «Bellezza, bontà e verità dell'amicizia spirituale nel pensiero di Aelredo di Rievaulx», consultabile sempre sul sito di Arianna Editrice).

Un altro aspetto importante dell'amicizia fra Anime è che essa si configura sempre come un triangolo: perché, accanto ai due individui in essa coinvolti, si staglia la presenza di un Altro, che ne è il supremo garante ed il silenzioso testimone: è da Lui che scaturisce un altissimo concetto della verità, per cui né l'una, né l'altra anima oserebbero mentire, ingannare, barare al gioco della vita in qualunque maniera, come invece avviene, purtroppo, nell'amicizia tra persone.

In un certo senso, l'Altro è sempre presente, e non solo nelle relazioni umane; ma solo nell'amicizia tra anime Egli diviene elemento decisivo, perché solo nell'amicizia tra anime i due contraenti preferirebbero qualunque male, anche la morte, piuttosto che venire meno alla verità che vive in essa e rimangiarsi la sacra promessa di lealtà e fedeltà incondizionate. «Non esiste amore più grande di colui che dà la vita per i propri amici», ebbe a dire un Maestro che, di queste cose, se ne intendeva.

Scrivono Connie Zweig e Steve Wolf nel libro «Il volto nascosto dell'anima» (titolo originale: «Romancing the Shadow», New York, Ballantine Books, 1997; traduzione italiana di Laura Castoldi ed altri, Milano, Rizzoli Editore, 1997, pp. 232-34):

 

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Data pubblicazione Scritto da Monica Bregola
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La visione Psicoenergetica dell’uomo

 

psicoenergetica 

 

 

 

Il modello della psicoenergetica ci aiuta a sviluppare una nuova conoscenza scientifica, che consente di unificare i diversi campi finora separati del sapere, in un unico corpo sintetico e multidisciplinare.

 

L’uomo, inteso come coscienza, è un vasto campo di energie e di forze, suddiviso in “orbite” o livelli che lo compongono, costituenti la sfera della coscienza e in continua interazione tra loro. Energie e forze dunque animano la coscienza.

 

Un aspetto fondamentale della Psicoenergetica è la struttura della coscienza umana costituita da questi diversi livelli di espressione. Essi sono i piani di manifestazione, le varie “orbite” in cui è suddiviso il campo di coscienza dell’uomo. Li possiamo definire come livello fisico, emotivo, mentale e spirituale.

 

Il livello fisico è la manifestazione visibile dell’uomo, che percepiamo attraverso i cinque sensi.

 

Il livello emotivo è il piano sul quale “sentiamo”, dove proviamo la marea di emozioni e sentimenti che ci sono tanto familiari. Esso è considerato un piano “liquido”, soggetto a continui sbalzi e riflussi.

 

Il livello mentale dell’uomo è la sede della funzione pensiero, intesa come attività mentale concreta, e ha in più la capacità di volgersi verso il livello superiore della mente, quello mentale astratto, per cogliere le intuizioni, le ispirazioni, le idee.

 

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Data pubblicazione Scritto da Monica Bregola
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MEDITAZIONE

ARTE DI VIVERE

 

 

 Assagioli uovo02

 

 

 

 

 

Introduzione

 

Non smetteremo di esplorare
E alla fine di tutto il nostro andare
ritorneremo al punto di partenza
per conoscerlo per la prima volta

T.S. Elliot

 

 

La parola “Meditazione” può talvolta evocare in noi un sentimento religioso, o una tensione innata verso la ricerca dell’Oltre - spesso oscuramente percepito, indefinibile e intangibile - di qualche cosa che si trova al di là dell’abbagliante invadente presenza che il mondo della materia, o mondo fenomenico, esercita su di noi e sulla nostra vita.

 

Quell’Oltre corrisponde ad uno Spazio interiore specifico, uno spazio vivente di potenzialità e qualità inizialmente sconosciute e inespresse ossia recessive.

 

Questo Spazio ha una collocazione geografica nella sfera della nostra coscienza:

corrisponde a ciò che Gustav Jung ha definito inconscio superiore e Roberto Assagioli ha chiamato inconscio transpersonale o sfera del supercosciente (corrispondente alla zona blu dell’ovoide sopra raffigurato). Il desiderio e l’incontro con la transpersonalità vivente in noi per taluni diventa una vera esigenza, una marcata e pressante necessità, per altri l’incontro può avvenire motivato dalla ricerca di ragioni e risposte possibili agli eventi, interni ed esterni, a cui la vita ci pone di fronte, come un trauma, un avvenimento che riesce a scuotere le basi di certezza sulle quali fondava la nostra vita sino a quel momento e scompagina e disorienta, ponendoci in uno stato di crisi sia essa psichica o relativa allo stile di vita o alla di scala di valori.

 

Come conseguenza, siamo in un certo senso costretti a ridisegnare le priorità di una vita che cambia, come di fronte ad una malattia, e siamo chiamati a rispondere alle nuove necessità a volte dovendo sospendere le azioni consuete che abitualmente compiamo nella nostra vita quotidiana. Oppure l’evento ci obbliga a rinunciare a ciò che fino a quel momento consideravamo fondamentale, cioè un fondamento su cui la nostra vita si basava.

 

La dimensione transpersonale si colloca al di là dell’esperienza fenomenica e non è riservata a pochi, ma è più rispondente ad una dimora di potenzialità latenti da evocare e da realizzare nella nostra vita.

 

La storia dell’uomo è costellata di esseri che in ogni tempo hanno provato quell’insopprimibile tensione verso la ricerca di se stessi, del senso della vita e del suo mistero. In ogni tempo quelle coscienze coraggiose hanno cercato e si sono assunte un impegno, quello di intraprendere un percorso, di cercare un sentiero, a tratti tortuoso e in altri momenti più fluido, al fine di trovare risposte e significato.

Molte dunque le testimonianze di comprensioni profonde, di esperienze di espansione della coscienza che, oltrepassando lo stato di ordinaria percezione e identificazione, rivelano una realtà assai più vera, reale e desiderabile di quella angusta, vissuta entro i confini dell’io ordinario.

 

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Data pubblicazione Scritto da Monica Bregola
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 La Meditazione e il processo della Guarigione

 

 

Nella storia collettiva, come in quella individuale,

tutto dipende dallo sviluppo della coscienza.

Questo porta gradualmente

alla liberazione dalla prigionia dell’incoscienza,

e pertanto apporta luce oltre che guarigione.

 

C. G. Jung

 

 

 

Riconoscere la Vita come altro dal corpo fisico, come oltre la sua materialità. Forza rigenerante che lo comprende e lo trascende. Amore vivente e vitale. Realtà intima e cosmica. Sorgente. Inizio e fine. L’Infinito e l’Eterno.

 

Il termine “guarigione” può indurci nell’errore di considerare questo processo vitale come effetto positivo e risolutivo di uno squilibrio corporeo o di una malattia. Questa parola in realtà include sfere più ampie di significati, di azioni e di conseguente possibilità di armonizzazione dell’individuo e dell’integrazione delle varie parti che lo compongono. Si parla infatti di guarigione del livello emotivo e di quello mentale, oltre che di quello fisico. La moderna medicina osserva e scopre le interazioni fra i vari piani dell’essere umano considerando fra questi anche il livello “transpersonale o spirituale”, ovvero lo spazio nel quale dimorano le nostre più profonde potenzialità, l’area supercosciente non condizionata, non strutturata in forme materiali o schemi mentali. È l’energia vitale, plastica e potenzialmente creativa della nostra coscienza.

 

Accade talvolta che la malattia, fisica e non, sia la conseguenza di una conflittualità generata dalla “pressione” dell’energia superiore o supercosciente della psiche, fatto che crea uno stato di frizione con la nostra personalità la quale con le sue certezze, le sue sicurezze e il suo modo acquisito automatico e schematico di percepire se stessa, gli altri e la vita, cerca di opporre “resistenza” all’apertura e al cambiamento.

 

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