Massoneria
La spiegazione classica - accettata da tutti - delle origini della Massoneria la fa storicamente derivare dalle associazioni dei costruttori medievali. Queste ultime avrebbero fin dall'inizio contenuto anche dei non-operativi. Agli inizi del settecento i non-operativi sarebbero divenuti la maggioranza dando così alla Massoneria i caratteri speculativi che da allora in poi ha sempre avuto.
Fino a poco tempo fa questo modo di vedere le cose non mi sembrava discutibile. Tuttavia recentemente, per ragioni che non è qui il caso di evocare, sono stato portato a occuparmi dei periodi storici che vanno sotto il nome di Umanesimo e Rinascimento. Non ho potuto così fare a meno di notare un fenomeno che presenta analogie sorprendenti con quello massonico.
Dunque, a partire dal settecento, un sacco di signori pieni di interessi esoterici ma che non avrebbero toccato mattoni e calcina neanche con la punta della loro canna da passeggio si fanno all'improvviso un punto d'onore di potersi chiamare "muratori": strano fenomeno, che viene spiegato come ho detto prima.
Uno studio sullo scisma massonico del 1717
e su alcuni aspetti generali di quell'istituzione
Intorno all'Istituzione massonica,1 alla sua storia ed al suo vero significato esistono non soltanto molte incomprensioni ma anche assurde costruzioni affabulatorie, difficili da scalfire presentandosi quasi sempre come il negativo coagulo di personali idiosincrasie, alimentate, del resto, da un'informazione che, quand'anche provenga da ambienti ad essa interni, non brilla per conoscenza, chiarezza ed obiettività. Questo detto, non si vuole però affermare che la materia sia facile e che le confusioni lamentate non siano prive di una qualche umana giustificazione. La difficoltà maggiore, quella concernente la natura profonda di quest'organizzazione, sta nel disagio dell'uomo d'oggi a confrontarsi, in termini che non siano meramente sentimentali, con realtà che affondano le proprie radici nel mondo pre-moderno. Non a caso, sono correnti le espressioni quali quella di <<sentimento religioso>>, che ben le riassume con il ricondurre tutta la materia ad una questione d'ordine morale e psicologico. Riuscire a disfarsi di queste abitudini mentali è almeno difficile, poiché pesa su esse tutta l'inerzia di una formazione, che impedisce anche d'accorgersi di trovarsi di fronte ad un problema. Il problema sta dunque tutto nella comprensione della vera natura degli antichi mestieri;2 riguardo ai quali è necessario sbarazzarsi delle opinioni preconcette determinate da un "senso comune", il quale, lungi dall'essere il frutto principale dell'innocenza è il risultato di qualche secolo di una specifica formazione culturale ed essa si riassume nei contenuti dell'istruzione contemporanea. Il mestiere, che qui ci riguarda, è quello del costruttore, inteso nella sua accezione più elevata ossia quello di colui che progetta e segue nel suo edificarsi un'opera di rilevante importanza. Quest'uomo, un architetto, non era una persona colta nell'accezione attuale anche se alcune delle conoscenze professionali, che gli erano necessarie, debbano essere inserite nella storia della tecnologia mentre altre - le più importanti e caratterizzanti - sono oggi ignote. Non era nemmeno un operaio anche se certe abilità manuali gli appartenevano avendole apprese nell'iter formativo iniziato col giovanile apprendistato; spesso poi, egli aveva anche un ruolo imprenditoriale, essendo titolare di quella che noi chiameremmo una "ditta". La cosa però fondamentale e che lo differenziava dai moderni, omonimi epigoni è che, il suo patrimonio culturale e tutto il suo agire erano posti in una prospettiva radicalmente diversa e tale da ribaltare ciò che noi intendiamo per lavoro.
Intanto, quello che faceva e delle cui implicazioni egli era, per la sua formazione tradizionale, perfettamente cosciente, corrispondeva ad una simbolica imitazione della Creazione e quindi l'opera, che, sotto la sua direzione, andava a prendere forma, era, volutamente, un'immagine del cosmo. Pertanto, ogni parte di essa stava in relazione analogica con livelli ontologici d'ordine superiore essendo, di questi, una rappresentazione sensibile; nello stesso modo, anche tutto il cosmo era letto ed interpretato. Inoltre, per la stretta aderenza tra l'intima natura personale ed il lavoro esercitato, caratteristica di tutte le arti antiche, l'atto proprio estrinsecava le potenzialità dell'uomo, proprio come <<il saper costruire [sta] al costruire … e l'oggetto cavato dalla materia ed elaborato compiutamente sta alla materia grezza ed allo [stesso] oggetto non ancora finito>>.3 In questo senso ovvero nel passaggio dalla potenza all'atto di ciò che era latente, in tale reminiscenza dunque, che rende simile il pensante al pensato e, all'interno di una specifica forma iniziatica, si compiva la realizzazione spirituale dell'artista. Tale azione personale e soprattutto interiore è, sempre, un compito fondamentale ed ineliminabile ma, nelle iniziazioni di mestiere, qual è, appunto, il caso massonico, assume un ruolo di prevalenza il lavoro collettivo e da esso discende la necessità di una struttura corrispondente. Quest'entità operativa era la Loggia:4 la quale, per essere costituita e poter trasmettere il fiat lux iniziatico, necessita, ancor oggi, della presenza di almeno sette maestri.5
di Akira
Premessa: le ragioni di un nuovo Rituale massonico
Il Rituale Italico è, come ogni Rituale massonico, martinista o ermetico, uno strumento.
Questo assunto non deve apparire, carissimi Fratelli, limitativo o riduttivo.
Al contrario, deve indurci a riflettere su quanto siamo davvero consapevoli di quel che facciamo lavorando alla gloria del Grande Architetto dell'Universo.
La ripetizione di parole, gesti, segni e toccamenti, cerimonie di iniziazione, passaggio ed elevazione è molto più di uno psicodramma interpretato con maggiore o minore abilità dai Liberi Muratori riuniti in Loggia.
Il Rituale è, pertanto, davvero uno strumento: è lo strumento per eccellenza di cui l'iniziato consapevole dispone, è il mezzo che rende operante il Simbolo; la pratica corretta e costante del Rituale sprigiona infatti un'energia benevola e benefica, l'eggregore, che avvolge la Loggia creando la vera alchimia, il balsamum perfectum.
La forza di questa energia è poi amplificata nel corso delle cerimonie: in particolare il Terzo Grado può risvegliare nell'iniziato la Seconda Vista, e la Catena d'Unione insegnargli a servirsi, seppure in modo inconsapevole al principio, del Terzo Occhio che ha infine aperto.
Se dunque il rituale è uno strumento, si impone una precisazione: affinché si crei nel Tempio un eggregore benefico, il Rituale utilizzato dev'essere orientato a tal fine.
Un Rituale massonico, ogni Rituale, non è neutrale: può avere un sottofondo razionalista, moraleggiante, mistico e finanche operativo.
Lavorare secondo un Rituale piuttosto che un altro, è dunque per ogni Loggia una scelta dirimente, poiché la pratica incide su quella che sarà l'impostazione e dunque la cifra con la quale essa sarà connotata.
Queste premesse sono d'obbligo, poiché sono alla base della scelta fatta dalla nostra Loggia Stanislas de Guaita n. 23 di Roma di lavorare con un Rituale, denominato Italico, schiettamente operativo e composto facendo ricorso alle opere più ispirate dei Maestri Passati che la Tradizione occidentale ci ha lasciato, ed a testi sacri che hanno sfidato i secoli.
Il Rituale italico segue un filo rosso ben preciso: ricorre esplicitamente alla Tradizione romana, pitagorica ed italica, ricollegandosi tuttavia alla sapienza ed alla cosmogonia egizia, da cui, ad avviso di chi scrive e soprattutto di iniziati del calibro di Plutarco, promanano i nuclei fondanti di tutti i culti.
La scelta di invocare il genius loci di Roma, ovvero Giano, e di rendere centrali i Misteri collegati al nome segreto dell'Urbe, autentica parola di potenza, non è casuale.
La Tradizione italica, infatti, rappresenta quella prisca sapientia ingiustamente dimenticata o peggio volutamente rimossa, ed alla quale il Maestro Kremmerz ha fatto volentieri ricorso in ambito magico, ed i Fratelli Reghini ed Armentano in ambito massonico.
Alla loro opera ci rifacciamo espressamente, convinti che sia questa la via da percorrere per formare Liberi Muratori consapevoli delle radici operative di un'iniziazione che è sì di mestiere, ma che contiene in sé l'ultima scintilla delle Vie misteriche dell'Occidente, scintilla che altrimenti rischia di smarrire per sempre.
Richiamerò alcuni passaggi rilevanti delle cerimonie di consacrazione del tempio, di apertura e chiusura dei lavori in primo grado, nonché dell'iniziazione, per dare forza a quanto ho scritto, e per mostrarvi quanto incide l'orientamento dato ad un Rituale sulla vita e sull'evoluzione di una Loggia massonica.
Relazione tenuta da Valter Bencini il 02 ottobre 2010 al Circolo di cultura Esoterica "Fausto Nitti"
Relatori alla tavola rotonda:
- Luisa Ceravolo
- Claudio Bonvecchio
- Roberta Bianchi
- Luciano D'Alessandro
- Valter Bencini
- Spartaco Mennini
Ha introdotto i lavori Mario Bernabò Silorata
I PERCHE’ SI E I PERCHE’ NO DELL’INIZIAZIONE MASSONICA FEMMINILE
RINGRAZIAMENTI E PREMESSA
Vorrei ringraziare gli organizzatori dell’incontro per l’invito ricevuto, il mio Gm Luigi Pruneti per la stima e l’onore di cui mi ha investito per sostituire la sorella Anna Giacomini, a cui va il mio affettuoso pensiero in questo momento. Sostituire una donna dallo spessore culturale e della levatura di Anna, direttrice di Officinae, che ho conosciuto personalmente, non sarà facile. Con rispettosa umiltà ci provo. Infine un sentito ringraziamento a Vittorio Vanni e a Mauro Biglino per il materiale fornitomi ed il supporto amichevole e fraterno, datomi nella preparazione di questo mio lavoro.
Per il tema di questa serata mi avvarrò, oltre che della mia conoscenza teorica, dell’esperienza personale, avendo io passato 18 anni dei miei 20 anni di Massoneria in Obbedienze dall’impronta maschile. Iniziato nel 1990 nel Goi ho seguito Di Bernardo nella scissione e nella costituzione della GLRI, esperienze importanti che non rinnego, che hanno aumentato il mio bagaglio di conoscenza, così come non posso che dichiararmi pienamente felice e realizzato nella scelta di appartenenza alla GLDI, una Comunione, come ben sapete, a carattere misto. Qualcuno potrebbe dire a mo’ di battuta che mi manca solo la Massoneria Femminile e la mia sorella e amica Roberta Bianchi, con la quale collaboro nel Cenacolo Salomone, associazione culturale da me fondata e condotta insieme a fratelli e sorelle di 4 Obbedienze diverse, mi dice a volte, scherzando, che, qualora decidessi di operarmi, potrebbe farmi una proposta per considerare, tra le varie opportunità la sua Famiglia Massonica a carattere esclusivamente femminile. Ho declinato naturalmente l’invito, ma quello che pare semplicemente uno scherzo, in realtà poi trova riscontri in realtà sempre più complesse, inimmaginabili anni fa.
Il Grande Oriente di Francia, che conta 50.000 adepti, ha infatti deciso di ammettere recentemente al suo interno membri di sesso femminile, Da circa un decennio ormai i membri del Grande Oriente di Francia discutevano se ammettere le donne nell'associazione. Lo scorso 8 aprile la Camera Suprema di Giustizia Massonica, convocata dal Gran Maestro Lambicchi ha emesso la «sentenza» sostenendo che non vi era nei regolamenti alcun espresso divieto che impediva alle donne di far parte dell'associazione. Nell’ultimo anno, poi, un gruppo di logge ribelli ha clandestinamente «iniziato»alla massoneria transalpina ben sei donne. Il vero casus belli, però è stato rappresentato dal fatto che il 21 gennaio scorso, la transessuale Olivia Chaumont è stata proclamata «sorella» della federazione massonica [1] – Iniziata come uomo, il suo percorso psicobiologico l’ha portata alla scelta di essere donna a tutti gli effetti. Ed il Gran Maestro non ha che potuto che concludere: “questa è la sua casa”.
Le presenti note sono rivolte agli Apprendisti delle Logge che lavorano col Rituale Italico, per fornire alcune prime indicazioni operative sulla base degli strumenti dell’Apprendista (Regolo da 24 pollici, Maglietto e Scalpello) e delle norme della Regola pitagorica.
Lo Scalpello
“Lo Scalpello indica i vantaggi dell'istruzione, che può renderci degni di una società regolarmente organizzata”.
C’è un antico equivoco in Massoneria per cui si tende a credere che il lavoro del Libero Muratore sia unicamente speculativo, ed in ultima analisi “filosofico”. Il metodo praticato nelle Logge ha invece la precipua funzione di insegnare a ragionare con la propria testa, senza fare dei pensieri il nostro fine e senza timori reverenziali verso chicchessia: ecco perché “al profano è invece preclusa ogni strada di consapevolezza superiore, dovendo accontentarsi di decifrare la realtà coi consueti strumenti della ragione speculativa e dell’intelletto[1]”. Dice il Maestro Pitagora “Non lasciarti ingannare senza riflettere dalle parole e dalle azioni del tuo prossimo”: ovviamente, vale anche per le sue massime!
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