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Martinismo

Louis-Claude de Saint-Martin, Martinez de Pasqually, Jean-Baptiste Willermoz, Papus, Francesco Brunelli, Nebo, Téder, Gastone Ventura, Philippe Encausse

divisore martinismo

Data pubblicazione Scritto da Claude I:::I:::
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del Fr::: Claude

 

“Colui per il quale il tempo è eguale all’eternità,

e l’eternità identica al tempo,

è libero da ogni dilemma”

(Jacob Böhme)

 

Saggissimo, Fratelli tutti,

molte volte si accusa il Martinismo di non essere un ordine operativo, ma semplicemente una specie di “università della Massoneria”1, dove si approfondiscono i temi esoterici rispetto ai quali i Massoni, usualmente, balbettano. L’Ordine Martinista, si osserva non a torto, nasce con funzione ancillare rispetto all’Ordine Kabbalistico della R+C (1890), poi rispetto alla Chiesa Gnostica (1892) ed infine rispetto agli Eletti Cohen (1968); né si può dire che Saint Martin, che si definiva “lo spazzino del Tempio”, ambisse ad essere ricordato come il fondatore di una scuola2.

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Data pubblicazione Scritto da Ovidio La Pera
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SONO PRATICABILI, OGGI,

LA DOTTRINA E GLI INSEGNAMENTI

DI

LOUIS-CLAUDE DE SAINT-MARTIN ?

 

 

____________________

 

 

            Più volte, dei fratelli, non solo fra gli Associati, li ho sentiti porsi la domanda se il pensiero, ovvero la dottrina con i relativi insegnamenti del Filosofo d’Amboise, e conseguentemente la via da lui tracciata, siano sempre attuali. Questa domanda, che anch’io mi sono posto tanti anni or sono, è da ritenersi più che appropriata, specialmente se si considera l’epoca in cui stiamo vivendo: un’epoca in cui il tempo non ha più tempo, un’epoca in cui tutti rincorrono gli attimi, senza accorgersi che con essi se ne va il proprio esistere.

            C’è tanta voglia di tempo, e nel continuo desiderio di dare un senso alla nostra esistenza, la nostra vita sembra essersi trasformata in una corsa affannosa verso un traguardo che si rivela sempre impossibile da raggiungere e che ci riporta alla mente le parole di Quelet, figlio di Davide, re di Gerusalemme (Quelet 1:14): «Ho meditato su tutto quel che gli uomini fanno per arrivare alla conclusione che tutto il loro affannarsi è inutile. È come se andassero a caccia di vento».

            In questo mondo in cui ha preso il sopravvento la scienza e la tecnologia a seguito del grande sviluppo del pensiero razionale, non siamo più in grado di prendere i giusti provvedimenti che ci riguardano e di riflettere sul passato, sul presente e sul futuro; e via via che i ritmi della vita moderna continuano ad aumentare ci sentiamo sempre più scollegati dai ritmi biologici del pianeta e sempre meno in grado di vivere un rapporto diretto con l’ambiente naturale. Il ritmo del nostro tempo non è più in armonia con il sorgere ed il tramontare del sole, con il flusso e riflusso delle maree, con l’avvicendarsi degli equinozi e dei solstizi, col calendario lunare e con quello solare, insomma è venuto meno il rapporto tra microcosmo e macrocosmo. Tutt’al più il nostro rapporto con la natura e con il mondo che ci circonda si limita all’osservazione del cielo da una finestra prima di uscire di casa, per stabilire se è il caso o meno, di portare con noi un ombrello.

            Oggi, l’impotenza dell’uomo, così come dice il filosofo rumeno, Emile Cioran, è giunta al punto «di dover affrontare una sventura inusitata, e cioè quella di non avere diritto al tempo».

           

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Data pubblicazione Scritto da Ovidio La Pera
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Il Martinismo

 

Il Martinismo è un sistema iniziatico che si richiama agli insegnamenti ed alle dottrine di Martinès de Pasqually (1727-1774), Jean-Baptiste Willlermoz (1730-1824) e Louis-Claude de Saint-Martin (1743-1803), tutti e tre operanti in Francia, in ambito massonico. In effetti il vero fondatore fu Martinès de Pasqually, uno tra i personaggi che maggiormente hanno incuriosito l’Europa alla fine del XVIII° secolo, ma allo stesso tempo dei meno conosciuti e dei più misteriosi.

Coinvolto nei diversi sistemi degli “alti gradi” della Massoneria settecentesca, egli, in possesso di una bolla o patente massonica ereditaria che suo padre aveva avuto da Carlo Eduardo Stuart, nel 1738, che gli consentiva di iniziare “a vista” massoni e fondare Logge e Capitoli, e in seguito riconosciuta valida anche in Francia, creò nel 1754 circa, l’Ordine dei Cavalieri Massoni Eletti Cohen (dal vocabolo ebraico cohanim che significa “sacerdoti”) dell’Universo; cioè un sistema in cui dopo i tre classici gradi di Apprendista, Compagno e Maestro, si inseriscono  una classe del “Portico”, una del “Tempio” ed una “Segreta”, corrispondente al grado di Rosa-Croce. Ma già fin dalla classe del Portico vengono introdotti i primi fondamenti della dottrina di Martinès, e cioè della Reintegrazione di ogni essere in senso universale.

Questa dottrina è derivante forse dalla religiosità mariana, da cui egli probabilmente discende, o da quella degli ebrei sefarditi, nonché da reminiscenze di certi gruppi gnostici o da lontani echi della tradizione esoterica islamica; ma anche, da insegnamenti di impronta cabalistica.

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Data pubblicazione Scritto da Ovidio La Pera
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L’Ammirazione

 

di Ovidio La Pera

 

     Oltre alle tante opere scritte dal nostro filosofo e giunte a noi, ve ne sono altre che erano in progetto, ma che poi non furono portate a termine, e tra queste, ve n’era una, intitolata: “Trattato sull’ammirazione”. Di questo “Trattato” ci sono però giunti alcuni frammenti di notevolissimo interesse e su cui ci intratterremo in quanto ci aiutano a capire più compiutamente le considerazioni di Louis-Claude de Saint-Martin sull’uomo, oltre quelle già prese in esame nei precedenti capitoli.

Questi frammenti sono stati pubblicati nel 1807, dal cugino Nicola Tournyer, assieme ad altri frammenti di scritti del nostro autore, in una raccolta intitolata “Opere postume”, in due volumi.[1]

Nell’introduzione di questo frammento, l’Autore ci fa sapere che ha creduto di rendere un servizio ai suoi simili scrivendo questo “Trattato”, poiché essi, fissando la loro attenzione sul concetto d’ammirazione e quindi su di un vero tesoro che è a portata di mano per chiunque, potevano procurare delle luci alla loro intelligenza e dei godimenti al loro essere essenziale. 

Le osservazioni da lui fatte sull’ammirazione lo hanno portato, inoltre, ad esprimere il suo pensiero sul problema dell’ateismo; del quale ci occuperemo dopo aver esaminato questo vero tesoro di cui egli parla, tesoro che, secondo quanto egli afferma, è tanto vicino a noi e dal quale vedremo provenire potenti meraviglie, consistenti in una verità semplice e comune in apparenza, ma di cui finora, non si è abbastanza considerato il valore.

Questa verità, ad un tempo vasta e semplice, sublime e comune di cui egli parla nel suo “Trattato”, eccola esposta nella seguente opera che ne contiene i frammenti:

 

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Data pubblicazione Scritto da Sédir
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SÉDIR -l'oeuvre de S.de Guaita in italiano

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