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Pubblicato 2010-09-04 Scritto da Tiziano Bellucci
Categoria principale: Articoli
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Bologna, Agosto 2010

 

 

 

Rielaborazione del

“Genesi”

spunti dalle 11 conferenze tenute a Monaco di Baviera

dal 16 al 26 Agosto 1910 da R. Steiner

 

 

A cura di Tiziano Bellucci

 

 

 unicorno

2

Nel principio…

Ciò che è descritto nella Genesi non si riferisce ad eventi materiali visibili ad un occhio fisico, ma a fatti rilevabili soltanto dalla visione spirituale.

La lingua ebraica, agisce sull’anima in modo diverso dalle altre lingue: è costituita di suoni che evocavano immagini sovrasensibili:. Una lettera risuonava, evocando, presentando un immagine corrispondente. Il linguaggio del genesi suscitava nell’anima delle rappresentazioni figurate che si avvicinavano alle percezioni che un veggente ha quando si appresta ad indagare il passato della Terra.

La Genesi comincia la narrazione dalla 1° era terrestre, l’Iperborea.

Di fatto, le prime tre ere della fase terrestre sono da vedere come una “ripetizione” ad un livello superiore, dei fatti accaduti nelle 3 passate incarnazioni planetarie con l’aggiunta di elementi nuovi:

Antico Saturno: Era Polare

Antico Sole: Era Iperborea

Antica Luna: Lemurica

Nella Genesi, il momento della Creazione, è da collocare nel momento dell’era Iperborea, quando avviene una ripetizione di ciò che accade nell’era Solare: il sole (le entità più progredite) si separa dalla massa terra/luna.

 

“Dio creò il Cielo e la Terra”

Non venne creato nulla di visibile agli occhi. Una parola più appropriata sarebbe: “Dio ideò il Cielo e la Terra”. Si presentarono due complessi: un elemento attivo, interiore di desiderio, di volizione entro la coscienza degli Elohim, che andò a generare una immagine oggettiva esteriore. L’elemento di desiderio è il Cielo, l’immagine oggettivata del desiderio è la Terra.

La “riflessione” del desiderio/volontà degli Elohim entro la massa solare ideò (distaccandosi) la massa solare.

Si potrebbe dire, che la Creazione è nata dal:

desiderio/Cielo (volontà divina) di creare la Terra/uomo (immagine divina).

 

 


 

3

“La terra era nuda e informe”

La terra/luna, dopo la separazione del sole era sostanza fluttuante, come svuotata dalle forze solari. Era priva di luce. Quindi era buia, oscura e tenebrosa.

Le tenebre erano dunque l’insieme delle sostanze fluttuanti, prive dell’elemento solare.

Si potrebbe anche dire che la massa terra/luna costituita di aria e acqua era la corporeità fisica degli Elohim: la massa di calore solare rappresentava la loro individualità spirituale.

Si potrebbe dire che tutti gli elementi del sistema cosmico erano l’essere degli Elohim.

“E lo Spirito degli Elohim aleggiava sulle acque”

Si può dire: la forza calorica degli Elohim irraggiava da fuori, scaldando e covando come una “chioccia, le sostanze fluttuanti della “terra/luna”. Tale calore doveva portare a maturazione l’essere umano. Mentre prima la terra/luna erano immerse nel sole, ora vi è una dualità sole- terra/luna. Gli Elohim compenetravano la terra/luna con il loro calore.

 

Gli eteri

Gli stati fisici sono: solido, liquido, aereo, calorico: oltre quest’ultimo esistono altri stati più sottili. Etere della luce, del suono e della vita. L’etere della vita unito agli altri due si esprime come “pensiero del cosmo” Parola creatrice, Logos: intelligenza ordinante forme, vibrazione sonora cristallizzante immagini. (Chladni).

“Dio disse” (1° giorno)

L’usare la parola per creare, significa: a mezzo dell’irraggiamento delle forze dell’etere del suono e della vita, viene a mostrarsi la luce. L’etere sonoro organizza usando misura e numero. Questa fase rappresenta la comparsa dei tre eteri. In tal modo la terra, dal caos, venne posta entro l’ordine degli elementi.

“Elohim separò le acque di sopra da quelle di sotto”

Sulla massa terra/luna aria e acqua e mischiate: fu predisposto affinchè avvenisse una separazione dei due elementi. L’acqua cominciò a depositarsi verso il basso e a salire verso l’alto: l’aria tendeva invece a stare in alto e a cadere verso il basso.

 


 

4

Possiamo farci una bella rappresentazione dell’antica incarnazione solare immaginandoci che tutto tendeva al mondo degli archetipi del mondo vegetale: la massa unica dell’antico sole pulsava di luce. Si attenuava e brillava: l’insieme degli elementi calore, gas e luce creavano un “luccicare” luminoso in forma vegetale. Una sorta di fiore di luce che si apriva sprizzando scintille luminose e pian piano si richiudeva. La corporeità dell’antenato umano era costituita di quelle scintille.

“Le acque si raccolgano in un sol luogo” (3° giorno)

Nell’epoca Iperborea, avvenne poi una condensazione degli elementi acquei: una parte di condensò in acqua densa, una sorta di amalgama trasparente, di poltiglia densa. Ciononostante si trattava di un elemento nuovo, mai presentatosi prima in merito a consistenza e densità. Non era solo stato liquido, ma in esso fluiva un elemento più denso. Si trattava del primo elemento fisico/solido, polveroso.

Questo momento coincide con la frase:

“Produca la terra erbe e piante, secondo il loro frutto (anime di gruppo vegetali)” perché accade che da quella poltiglia densa possano cominciare a “crescere” i primi rudimenti del mondo vegetale, ancorandosi su esso.

Nel 4° giorno il sole, la luna e le stelle cominciarono ad agire esteriormente, come forze che irraggiavano dal di fuori;

nel 5° giorno compaiono invece le anime di gruppo che prendono possesso di forme eteriche: animali acquatici e volanti;

nel 6° giorno compaiono le specie animali terrestri sempre in forma eterica.

Poi viene posto l’uomo nella sua figura eterica. Solo in questa fase fu possibile da parte degli Elohim di riversare l’io nell’uomo.

Essi riversarono la forza del loro desiderio in una immagine esteriore, che rappresentasse il loro intento: la forma umana. Essa era lo scopo degli Dèi. Era per ora la sola forma eterica, non ancora quella fisica, che si condensò man mano più tardi.

 

Ipotesi parallela:

1-      Giorno= era polare – ripetizione Antico Saturno

 

2-      Giorno= era iperborea – Ripetizione antico Sole

3-      Giorno= era iperborea - Ripetizione antico Sole

 

4-      Giorno= era lemurica - Ripetizione antica Luna

5-      Giorno= era lemurica - Ripetizione antica Luna

 

6-      Giorno: era lemurica- era attuale

 

 

5

Quando si nomina stati degli elementi, come aria, acqua, terra, calore, luce, ecc. in realtà non si parla di elementi amorfi, ma di esseri elementari viventi, che sono al servizio delle Gerarchie angeliche.

Nel primo giorno agiva l’etere del calore, nel secondo l’etere sonoro, nel terzo l’etere vitale.

Gli Elohim, appartengono al 6° grado della gerarchia (partendo dall’alto): sono gli spiriti della forma, Potestà o Exusiai. Sai tratta di entità che arrivarono al gradino umano prima dell’antico saturno, ma in un evoluzione precedente a questo. Le Archai (7° grado) invece, attraversarono su saturno il gradino umano.

Gli Elohim possono agire tramite il pensiero il quale è creativo quanto lo è nell’uomo; anche se per l’uomo è di valore astratto, non vivente. Gli Elohim creano immagini di pensiero che non svaniscono, che quando vengono pensate, rimangono permanentemente in esistenza.

 

 


 

7

Eoni e spiriti del tempo

Un Eone è un termine gnostico per definire un entità angelica: Archai.

Nella genesi ogni giorno è un “Eone”: ossia uno spirito del tempo che si sussegue.

In altri termini: ogni giorno è l’attività di una entità Arcaica. 6 Archai si sono susseguiti, scambiandosi. Anche nei giorni del calendario settimanale troviamo un analogia: lune-dì= Dèi della luna, Dèi di marte, ecc. ove ogni giorno della settimana è sovrainteso da una gerarchia diversa: angeli, arcangeli, ecc.

Analogia in latino: Deus (dio) e Dies (giorno): un giorno della Genesi è quindi un Dio che governa, regola gli influssi in un dato periodo di tempo.

Gli Elohim nella creazione dettero l’impostazione al progetto della creazione, dopodiché i particolari furono dati in mano operativamente ad altri esseri.

Essi dettarono a grandi linee le direttive, affidando al “primo giorno” (1° Archai) il compito di lavorare e organizzare il lavoro ulteriormente.

In altre parole: gli Elohim misero ordine nel caos calorico contenuto nella sostanza saturnia, e lo fecero creando i vari eteri, che organizzarono e strutturarono gli elementi delle sostanze. Poi posero quali servitori entità inferiori, come Archai e Arcangeli.

 

Giorno e notte

Ogni volta che viene detto “e fu sera fu mattina” si indica ogni “notte” cosmica come il periodo in cui regna il disordine, il caos, che viene poi riordinato e si ripresenta come “giorno” organizzato. La notte è caos, il giorno è ordine.

Inoltre “la notte” indica processi avvenuti durante l’evoluzione cosmica. La notte è fatta di tenebre: il buio, la tenebra simbolizza quegli esseri spirituali che non progredirono, e rimasero indietro. Ogni gruppo di entità rimasto indietro simbolizzava “la notte”: ossia le entità che agivano in modo contrapposto agli esseri del “giorno”.

Si trattava di entità che avevano ruoli diversi durante l’evoluzione. La Genesi vuole far presente questo alternarsi di “azioni diurne” e “azioni notturne”, indicando nel termine “giorno” l’agire di Archai regolari, nella “notte” l’agire di Archai ritardatarie. E con ciò non si intende il “giorno” ordinario, fatto della luce solare di 16 ore. E neppure la notte di 8 ore.

Nella genesi, in un “giorno cosmico” operano quindi due entità: un entità di luce e una di tenebre.

(Come puro esempio: si intendevano che per un dato periodo di 16000 anni agiva la prima Archai regolare; poi intervenne l’azione di 8000 anni di un Archai irregolare. L’influsso del primo essere (giorno) veniva elaborato con quello dell’essere ritardatario (notte).

Si potrebbe anche ciononostante non sentire necessario il bisogno di separare le due fasi luce-tenebre. Può essere che le due entità archaiche lavorassero contemporaneamente, bilanciando i rispettivi influssi: un impulso di luce e uno di tenebra.)

Nell’evoluzione esistono “insegnanti diversi per ogni diverso gruppo di studenti”.

Entità ritardatarie servono per adempiere a compiti inadeguati ad entità più evolute. Ciò che è più elevato non è capace di “lavorare” più in “basso”, di rapportarsi con livelli a lui inferiori.

Si può dire che gli esseri che agivano e agiscono di giorno, quando l’uomo è sveglio sono entità collegate con il deperire, l’appassire: perché durante il giorno devono venire distrutti i veicoli fisici ed eterici per realizzare la coscienza umana. Di notte invece si è collegati con le entità del crescere e del fiorire, che forniscono di forze fresche da portare entro il corpo fisico.

“Chiamarono giorno la luce e notte le tenebre”

 

 


 

7

Furono i Troni, che elevandosi a Cherubini, nell’antico sole causarono la condensazione della loro sostanza di fuoco che avevavo donato nell’antico saturno: tramutarono il calore in gas. Sull’antica Luna si elevarono a Serafini e condensarono il gas in liquido. E sulla terra tramite un aiuto della Trinità condensarono il liquido nel solido.

Così come accade nelle incarnazioni planetarie, nella fase terrestre le entità dello stesso grado di quelle antiche sacrificanti causarono una ripetizione: nello stato solido vive l’attività dei Troni; nello stato liquido l’azione dei Kyriotetes, nel gassoso la vita delle Dinamys, nel fuoco gli Elohim.

Ciò che come “stato” elementare viene governato da determinate entità sulla terra, non vale per gli “stati” separati dalla terra, in cielo o fuori nel cosmi. Per esempio, l’acqua che diventa nuvole non è gestita dai Kyriotetes, ma dai Cherubini; e l’aria che diventa lampo, elettricità è animata dai Serafini.

 

L’io umano dagli Elohim e Javhè

Gli Elohim, per poter donare la “scintilla di spirito” all’uomo dovettero compiere due azioni: ricorrere all’aiuto della Trinità e “trascendere se stessi”. Il gruppo di 7 Elohim divenne un unità: crearono una coscienza comune. Prima nella Genesi si parla infatti di “Elohim” come pluralità di Dèi: ad un certo punto Elohim viene chiamato “Javhe”. In quel momento Ciò che prima era un gruppo diviene coordinato in unico organismo. Il misterioso motivo per cui Dio smette di essere chiamato Elohim e poi Javhè è dovuto al fatto che Javhè rappresenta il momento dell’unificazione dei 7 Elohim in un solo essere: Javhe. Non è quindi vero che esistevano due tradizioni diverse che chiamavano la divinità in due modi diversi.

 

 


 

8

La coscienza che distingue “un fuori e un dentro” non è una qualità tipica e universale nel mondo spirituale: appartiene solo al gradino umano. Ogni entità che lo attraversa, distingue un mondo interiore da uno esteriore: questo è ciò che contraddistingue l’attraversare il grado di evoluzione umano.

La maggior parte degli stati di coscienza spirituali non esigono questo.

Ad esempio lo stato di coscienza che si viveva sull’antica luna faceva sperimentare gli oggetti esterni come un “estensione” di qualcosa che apparteneva al soggetto, la quale appariva come un “prolungamento” del soggetto stesso. Non esistevano delimitazioni fra i singoli esseri e il mondo esterno, fra gli altri esseri. Ogni cosa o essere che si presentava come incontro percettivo, veniva registrato come “la constatazione”, l’osservazione di una parte di se stessi, così come osservando la nostra mano la consideriamo parte di noi, non un oggetto esterno del mondo. Tutto ero uno.

 

L’immaginazione

Il primo grado di veggenza, porta ad un esperienza particolare: colui che acquisisce questo livello non si deve illudere che nel percepire forme e figure di luce (entro la sua visuale animica) egli veda qualche entità o evento appartenente ad un mondo spirituale oggettivo. Nell’immaginazione tutto ciò che si paleso sono immagini di processi interiori: riflessi di attività di organi interni, di senso, nervi, circolazione. Ad esempio posso apparire due globi luminosi: non sono due entità spirituali, ma l’attività eterica dei nostri occhi. In altre parole, si assiste alla proiezioni in immagini del nostro mondo interiore, dei propri processi animici. Possono anche apparire proprie brame e desideri. Si tratta di rappresentazioni figurate, un proiettare nello spazio ciò che in sostanza avviene in noi. Forze interiori che si proiettano che si manifestano come visione astrale.

Ancora peggio è se all’improvviso si sentissero “voci” interiori: si tratterebbe quasi sempre di medianità o ambiguità.

“Ed essi crearono la luce e dissero che era (bella e) buona”

Qui viene testimoniato che gli Elohim, sperimentarono un nuovo tipo di coscienza: vedendo l’effetto della luce che si proiettava sulla sostanza terra/luna, colsero un riflesso di sé stessi. Poterono aver un esperienza oggettiva. La luce solare era riflessa dalla massa esterna ed essi videro per la prima volta, l’effetto della luce (bella e buona). Videro dal di fuori, l’azione dello spirito che rendeva visibile la forma nebulosa della tenebra. Lo spirito (essi stessi) si esprimeva nelle forme esteriori.

 

 


 

9

I tre eteri superiori luce, suono e vita, sono da ricercare all’interno del sole.

Gli altri regni terrestri sono per così dire, residui del divenire umano.

 

Adamo

La parola Adamo, significa il “terrestre”. Quale involucro umano egli non compare prima del 6° giorno. Prima di quel momento, l’uomo è da ricercarsi in uno stato animico spirituale, nello spazio esterno alla terra, nell’atmosfera che circondava la terra.

 

Viene preparato, nell’atmosfera circostante aerea, nel primo giorno (era polare) viene creato il germe per l’anima senziente; nel 2° giorno (era iperborea) il germe dell’anima razionale; nel 3° giorno (fine epoca iperborea) il germe dell’anima cosciente.

Il nostro corpo astrale di notte è costituito di infinite correnti che vanno a intrecciare i vari pianeti: esse accolgono le forze dei pianeti.

Nel 4° giorno della creazione si parla degli astri: in altri termini si assiste alla formazione del corpo astrale umano.

L’uomo non tocca ancora la terra.

Quando l’uomo si presentò sulla terra non era come attualmente, non aveva ancora carne.

 

Gli animali

Prima dell’apparire sensibile dell’uomo, apparvero gli animali. Essi sono divenuti tali perché l’elemento animico umano è disceso sulla terra troppo presto, e non ha trovato le condizioni utili e appropriate per il formarsi della figura terrena umana. La terra non poteva ancora offrire delle condizioni ottimali per il formarsi della figura umana. Gli uomini che presero forme umane appartengono ad anime che seppero attendere il momento terrestre giusto per penetrare in un involucro fisico adeguato.

 

5° giorno

La terra era costituita di acqua e aria. L’uomo non poteva scendere e formarsi un corpo provvisto solo di questi elementi. Gli esseri animali divennero esseri dell’aria e dell’acqua.

L’uomo dovette attendere sino a quando gli Elohim mutarono in Javhè Elohim: si evolsero, costituendo un unità.

L’uomo dovette permanere nell’esistenza eterica (quindi con corporeità invisibile) mentre altri esseri si addensavano nell’aria e nell’acqua. L’uomo non era quindi visibile. Compare fisicamente solo nel 6° giorno.

 

6° giorno: “facciamo l’uomo”

L’uomo fisico, non era affatto formato come ora. Non era visibile. Aveva un corpo fisico di calore. Si sarebbe potuto avvertire la sua presenza (compenetrata dal suo essere animico) avvertendo o registrando nell’ambiente circostante una sensazione di calore. In un dato punto dello spazio si sarebbe avvertito una forma composta di solo calore, che si muoveva sulla terra. Intorno alla terra si trovavano certe differenziazioni di calore, esseri di calore guizzavano qua e là: erano gli uomini. Il calore del sangue attuale era l’unica cosa fisica che era avvertibile in quei tempi. Quando gli Dèi crearono l’uomo egli era quindi così costituito:

  • un corpo fisico di calore
  • un corpo eterico
  • un corpo animico

L’elemento aereo viene aggiunto e condensato dopo nell’uomo, quando Javhè “insuffla il soffiò (aria) entro il corpo umano un alito vitale”, che appare così costituito fisicamente di aria e calore.

Nell’era lemuria l’uomo si è quindi prima condensato in un corpo di calore, e successivamente si sono aggiunti man mano gli altri stati della materia.

 

L’Eden

Il Paradiso non si trovava affatto sulla superficie terrestre, ma nell’atmosfera circostante, sulle nuvole. L’uomo non era ancora “un pedone”.

 

Lucifero e la caduta

Un successivo addensamento si verificò a mezzo dell’influsso luciferico. Esso modificò la forma del corpo astrale umano, il quale fece “contrarre” l’aria e il calore nella corporeità dell’uomo addensandolo ulteriormente. Nel corpo astrale si liberarono forze più veementi, tendenti alla centralità, all’egoità primordiale. Si generò la distinzione fra il bene e il male, ossia: l’uomo cominciò a riconoscere che poteva distinguere una cosa utile da una non utile, una dannosa da una gradevole. Questo avvenimento creò le basi per l’inizio della libertà umana, distaccando l’uomo però dall’ordinamento cosmico.

A seguito dell’addensarsi l’uomo divenne più pesante e la gravità lo costrinse ad appoggiarsi sulla superficie allora acquosa, melmosa terrestre. La cacciata dal Paradiso è difatti una discesa dell’uomo dall’elemento aereo, all’elemento della superficie terrestre.

 

 


 

10

La migrazione delle anime su altri pianeti

Dalla fine dell’era iperborea sino all’inizio dell’era lemurica a causa dell’azione troppo solidificante e mummificante della luna (ancora inserita nella sostanza terrestre dopo la fuori uscita del sole) la maggior parte delle anime migrarono verso altri pianeti, rimanendo a soggiornarvi per un periodo che durò per tutta l’era atlantica. L’uomo si sarebbe atrofizzato astralmente se fosse rimasto a contatto con le mummificanti forze lunari.

Il momento in cui avviene l’inizio di tale migrazione si può rintracciare nel genesi quando viene detto nel 2° giorno (in cui il sole si separa dalla terra -era iperborea) quando vengono separate “le acque di sotto da quelle di sopra”.

Solo un piccolissimo numero di anime più evolute, più abili, rimasero sulla terra e furono capaci di incarnarsi anche nei durissimi corpi fisici che si formavano a mezzo delle forze lunari.

Ad un certo punto la luna uscì dalla terra; solo allora poterono esistere le condizioni affinchè le anime che erano migrate potessero tornare sulla terra. La diversa provenienza, ossia il luogo in cui le anime avevano soggiornato (marte, mercurio,ecc) fu l’elemento che deteminò la differenziazione dell’umanità in diverse razze.

Le piante divennero visibili solo all’inizio dell’epoca atlantica.

Nel 4° giorno avvenne la separazione della luna dalla terra (metà era lemurica).

Le anime che erano rimaste sulla terra e avevano resistito, continuando a vivere in corpi più solidi e duri, generarono dei successori fisici: in questi corpi si incarnarono le anime di ritorno dai pianeti. Il corpo fisico ed eterico umano, che troviamo oggi nell’uomo deriva quindi solo da quelle anime che rimasero sulla terra e non migrarono.

Le anime che ebbero la forza di restare a vivere durante il periodo in cui la luna era ancora connessa con la terra, svilupparono e crebbero in un corpo fisico ed eterico più denso. Si creò una stirpe umana con una base fisica lunare, indurita.

Per fare il corpo di Adamo viene usata sostanza non solo terrestre, ma anche lunare.

Per fare il corpo di Adamo viene usata polvere, sostanza non solo terrestre, ma anche lunare: essendo allora la terra unita alla luna.

Il simbolo di Javhè che plasma l’uomo con la polvere (lunare-terrestre) simbolizza sia una condensazione ulteriore umana, sia l’inserimento di un elemento di morte lunare che va a costituire il corpo umano.

Javhè e la fuoriuscita della luna

Una parte degli Elohim rimase collegata con la terra: quella forza fu la stessa che “estrasse” la luna dalla terra. Javhè.

Se l’uomo fosse rimasto unito agli Elohim, quando il sole fuoriuscì, sarebbe stato immortale, ma non libero: divenne mortale, ma libero. La morte è quindi l’elemento che realizza la libertà dal mondo fisico e dal mondo spirituale: morendo sulla terra ci si libera del corpo fisico per entrare nella vita spirituale. Morendo nel mondo spirituale ci si libera del dominio del cosmo per entrare nella vita terrestre.

Di fatto, prima della fuoriuscita della luna dalla terra, fu iniettato nell’uomo una parte di dose “lunare”, in modo che la morte potesse rimanere in lui. Una traccia di “mummificazione”, di veleno sclerotizzante lunare rimase entro il corpo umano. Come se il “serpente” avesse morso il corpo fisico rilasciando l’antico “morbo lunare”. La morte.

 


 

 

11

Tutti i processi che vengono descritti nella Genesi esprimono ciò che è accaduto dall’era iperborea all’era lemurica: da dopo la separazione del sole dalla terra sino alla separazione della luna.

 

Maschio e femmina

Oggigiorno l’uomo ha un corpo eterico femminile, la donna un corpo eterico maschile.

Occorre prima di tutto che vi furono 2 creazioni dell’uomo:

Nel Genesi si notano 2 momenti, in cui il “Dio degli Dèi” dice: “facciamo ora l’uomo, a nostra somiglianza”: si tratta dell’uomo eterico.

Poi si assiste invece al momento in cui Dio (Javhè) plasma con la polvere Adamo e poi estrae da esso, da una costola Eva: si tratta dell’uomo che comincia a densificarsi.

Sembrano la stessa cosa, ma in realtà si tratta di due momenti diversi nel tempo.

  • la prima creazione venne fatta dalla totalità degli Elohim, nel 6° giorno, dove viene creato l’uomo eterico, privo ancora di corpo fisico denso.
  • La seconda venne fatta successivamente dall’entità Javhè Elohim, la quale condensò ulteriormente l’uomo in un corpo denso. In questa fase avviene anche la divisione dei sessi.

L’uomo creato dagli Elohim era androgino. Il suo corpo fisico era più tenue, e il corpo eterico era più denso. Una vera e propria densificazione avvenne più tardi sotto l’influsso di Javhe, che agiva dalla luna, veicolando influssi sulla “polvere terra/luna” di cui era composto l’uomo: la polvere che venne “inoculata”, aggiunta all’essere dell’uomo, per densificarlo.

L’uomo degli Elohim era androgino, infatti viene detto: “E gli Elohim crearono l’uomo, maschio e femmina, lo crearono.” Occorre ricordare che la Genesi era scritta in ebraico, priva di vocali. Quindi è insostenibile affermare che si parla di una dualità: si parla al singolare non al plurale. Non è scritto “maschio e femmina li crearono”, ma “maschio e femmina lo crearono”.

A quei tempi la riproduzione e la fecondazione avvenivano in un altro modo, in termini più spirituali.

Nell’era polare l’uomo è puro spirito, nel grembo degli Elohim; nell’era iperborea ha un corpo astrale, nell’era lemurica si aggiunge un corpo eterico, poi man mano si condensa un corpo fisico nell’epoca atlantica.

 

L’inserimento dell’io nell’uomo e la separazione dei sessi

L’uomo acquisì il veicolo dell’io sotto l’influsso di Javhè.

L’uomo acquisisce una parte costitutiva corporea densa esterna e una più sottile eterica interiore: vale a dire che l’androgino si differenziò in maschio e femmina. La corporeità più densa si rivolse verso l’esterno (organi sessuali maschili?) e quella più sottile e invisibile si rivolse verso l’interno (organi sessuali femminili?).

Elemento fisico denso verso l’esterno;

elemento eterico sottile verso l’interno.

 

Chi è Javhè?

Il complesso degli Elohim cede una parte della loro entità all’essere della Luna.

Essi cessano il loro rapporto con la terra. Lasciano che dalla Luna L’elohim lunare Javhè diriga l’evoluzione terrestre al loro posto.

Nella Genesi “il settimo giorno” in cui Elohim si riposa è da intendere come il momento in cui cessa l’azione diretta degli Elohim, lasciando il comando a Javhè.

L’uomo fisico, creato da Javhè, è il discendente dell’uomo celeste (eterico) generato dagli Elohim.

Fino al sesto e anche al settimo giorno della creazione, cioè sino alla fine dell’epoca lemurica l’uomo non era fisicamente visibile. L’uomo non deriva dagli animali; mentre gli animali si formavano l’uomo esisteva già, ma non in forma fisica visibile. Si trovava su, nell’atmosfera intorno alla terra.

Prima di formarono gli animali volanti e quelli acquatici; poi quelli terrestri.

 

Fine

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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